Le opere SIC sono distribuite sotto licenza Creative Commons, una scelta naturale per un metodo che distrugge fin dalle proprie premesse l'idea di "autore". Tuttavia anche le opere in CC possono venire vendute (da chi le ha create, si capisce): come comportarsi in quel caso? Immaginiamo che un ipotetico romanzo SIC venda tot copie, con conseguenti incassi. Quali le percentuali di royalties che spettano, rispettivamente, a chi ha concepito il metodo, al Direttore Artistico, ai membri del Gruppo Scrittura? La mia opinione - butto là - è questa: 0% agli inventori del metodo. Il metodo è libero e libero è il suo utilizzo. 40% al Direttore Artistico. E' un po' come il regista in un film, e lavora un numero di ore almeno pari a quelle dei singoli membri sommate tra loro. 60% (da dividere tra i membri in quote uguali o proporzionali al numero di fasi a cui si è partecipato in caso di dimissioni anticipate di uno o più autori) al Gruppo Scrittura. Nota: inizialmente mi era venuta in mente l'ipotesi di percentuali più cospicue per il GS in caso di gruppi numerosi, ma dimenticavo che in quel caso il lavoro del DA è anche più impegnativo.
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SIC Blog → Direttore Artistico
SIC e royalties
Lezioni viareggine - III
Lezioni viareggine #3: ontologia degli opposti
Nota: nessun membro della SIC è al momento a Viareggio (LU), ma dal momento che domani sarò a Lucca per seguire una conferenza stampa, mi pare l'occasione giusta per riprendere in mano e concludere la serie di post cominciata in agosto.
a) Conoscenti e sconosciuti
Nel corso della tavola rotonda al Festival della Creatività, l’attenzione si era a un certo punto spostata sulla figura del Direttore Artistico.
“Ho ancora qualche dubbio,” aveva azzardato uno degli ospiti, “su questa storia della divisione dei ruoli e della direzione dei lavori.”
Per rispondere, mi era venuto naturale prenderla larga:
“Bisogna considerare, nel momento in cui si coordina un gruppo di sconosciuti…”
“Come sarebbe a dire, un gruppo di sconosciuti?”
Stupore in sala. Quello che per noi era ovvio – il fatto che i Gruppi Scrittura SIC sono composti da persone che non si conoscono tra loro – risultò sbalorditivo tanto per gli ospiti quanto per il pubblico.
In effetti, a pensarci bene, in tutti i casi (riusciti) di scrittura collettiva che ci hanno preceduto, gli autori dell’opera si conoscevano tra loro, si erano incontrati varie volte per definire i contenuti dell’opera, o almeno si erano incontrati al momento di scrivere. Nel nostro caso avevamo per lo più gruppi scrittura composti da persone sconosciute tra loro (e non di rado a noi), che avevano sempre lavorato a distanza.
In realtà, la SIC non è un metodo di scrittura collettiva per sconosciuti: funziona infatti perfettamente anche con un gruppo di persone che si conoscono. Quando, nel dicembre 2006, tracciammo le prime linee metodologiche della SIC, non ci ponemmo neanche il problema in quanto l’universalità del metodo (ovvero: che fosse utilizzabile da chiunque) era uno dei punti fermi che ci eravamo dati. Il primo Gruppo Scrittura, che con la stesura de “Il Principe” permise la messa a punto finale della SIC, era composto da persone a noi note ma che non si conoscevano tra loro, e mai questo fatto diede alcun problema in corso d’opera.
Il punto è semplicemente che, per la struttura stessa del metodo, i legami intercorrenti tra i membri di un Gruppo Scrittura non sono rilevanti per il risultato finale. E’ il Direttore Artistico che si fa carico di tutto quel lavoro di mediazione necessario normalmente per scrivere qualcosa in gruppo, mentre ogni consegna delle Schede Definitive sopperisce ad incontri e dibattiti: quando lo scrittore legge la nuova definitiva risintonizza il proprio lavoro sulla direzione collettiva, senza bisogno di sapere chi ha scritto cosa.
b) Scrittori e non scrittori
Nelle mail che arrivano in redazione, una delle domande più frequenti è se sia necessario o meno “essere scrittori professionisti” per partecipare a un Gruppo Scrittura SIC. La risposta è ovviamente no (così come non è necessario “essere scrittori professionisti” per scrivere un racconto), ma vale la pena spendere qualche parola in merito.
1) SIC - Scrittura Industriale Collettiva è innanzitutto un metodo. Chiunque può adottarlo, a patto di indicare che si tratta del metodo SIC e di non fare un utilizzo commerciale delle opere. Questo implica che non c’è alcun parametro qualitativo nel poter utilizzare o meno il metodo.
2) Vero è però che per scrivere un buon racconto, collettivo o individuale, serve una certa dimestichezza con le parole. Nella SIC, anche chi non ha tale dimestichezza può dare un contributo importante (un esempio evidente è il Racconto #4: due membri per loro stessa ammissione non avevano mai scritto racconti, e tuttavia hanno contribuito con le loro idee a tratteggiare protagonisti e comprimari in modo decisivo), tuttavia, quando si passa alle Schede Situazione, nelle quali c’è da raccontare, la dimestichezza di cui sopra diviene fondamentale (e non è un caso che quegli stessi due membri abbiano fornito contributi assai meno rilevanti in fase situazioni, fino, di fatto, all'abbandono). Per quanto riguarda il Direttore Artistico, saper scrivere è almeno in apparenza condizione imprescindibile, ma ci sentiamo di dire – visto che non scrive una parola – che è più importante che sia un buon editor.
3) Questo ci porta ad una questione più volte emersa: i limiti dell’azione del Direttore Artistico. In generale i paletti sono precisi: non deve scrivere niente di proprio; nella composizione di una scheda definitiva può modificare lo stile di una parte di testo per meglio miscelarla con un’altra; in fase situazioni può modificare la struttura degli eventi in modo da combinare meglio schede diverse; può infine (o meglio, deve) modificare il soggetto in base a ciò che via via emerge dalle schede.
3bis) Spesso però, lavorando a un set di schede situazione, la tentazione di “aggiustare” qualcosa viene, specialmente se il DA quando non porta l’uniforme SIC è anche scrittore individuale: le parole scelte in un dialogo, la marca di un vestito, il colore del cielo in quel momento… Benché il nostro nome (Scrittura Industriale Collettiva) indica il massimo rigore, ci sono molti casi in cui l’intervento del DA come scrittore può essere legittimo. La discriminante, ancora una volta, è il buonsenso. E’senz’altro opportuno intervenire laddove ci siano incongruenze col soggetto o con le schede definitive precedenti; è opportuno intervenire per migliorare dialoghi e descrizioni, se le schede definitive finora prodotte giustificano tale intervento (ex. la scheda personaggio indica il personaggio come pedante e lamentoso ma gli scrittori lo fanno parlare in modo secco e conciso); è infine opportuno intervenire laddove ci siano problemi di verosimiglianza (esempio: nel Racconto #4, come macchina usata da un gruppo di brigatisti nel ’77 sono state proposte una BMW, una Duna, una Fiat 500 e una Fiat 125. Si capisce che è stata scelta la 125 – BMW poco verosimile, Duna prodotta dieci anni più tardi, Fiat 500 inadatta all’inseguimento descritto nella scena – ma se tra le auto proposte dagli scrittori non ce ne fosse stata nessuna adatta, credo che il Direttore Artistico avrebbe avuto ben diritto di introdurne una di propria iniziativa).
c) Quelli per l’atto e quelli per il risultato
Tornando al primo punto, è vero che finora i membri di un Gruppo Scrittura non hanno avuto il potere di scegliere di cosa scrivere: questo perché ogni opera SIC scritta o avviata finora è servita e serve a mettere a punto il metodo o alcuni suoi aspetti (nel Racconto#1 il metodo in sé, nel Racconto#2 i livelli simbolici, nel Romanzo#1 il testo lungo, nel Racconto#3 la storia nella storia e il soggetto aperto, nel Racconto#4 la narrazione dell’azione e la coralità, nel Racconto #5 la narrazione non sequenziale) e quindi la prima bozza di soggetto è stata interamente scritta dal DA. Finora, quindi, tutti gli scrittori hanno partecipato "per l'atto" di fare SIC, sebbene poi abbiano apprezzato gli intenti e la forma del soggetto, lavorando con entusiasmo (e portando spesso il soggetto altrove). Tuttavia, in un futuro prossimo in cui il metodo sarà rodato sotto ogni punto di vista, credo che uno dei passi da fare sia il lancio di Gruppi Scrittura in cui anche la scelta e la stesura del soggetto avvengano in modo partecipato.
Dell'editing
Così oggi, via mail, Ciumeo, colonna del gruppo di scrittura #1 e recentemente anche del #2: ...stavo riflettendo sul metodo: come oggigiorno si batte sull'importanza degli editor per gli autori, allo stesso modo credo che sia fondamentale nella SIC, considerata la natura ovviamente più disomogenea del materiale. [...] Sicuramente, una cosa su cui avete battuto ("il direttore non mette le mani sui testi, non cambia le parole") è rispettosa degli autori ma lo è meno nei confronti del testo, che in un ottica collettiva deve essere l'unica cosa che conta ed emerge. L'unica cosa che conta è la "produzione di un opera collettiva perfetta". Ergo, una qualche forma di editing è a mio parere auspicabile e sarebbe(parlo per me, ma credo che molti vedrebbero la cosa analogamente) ben accetta. E' un piacere rispondergli, e lo faccio qui, visto che l'editing è un momento cruciale nella costruzione di qualunque opera narrativa. Innanzitutto: la SIC ha una fase di editing, solo che si svolge DOPO la stesura. Mi spiego: è vero (e anzi è principio fondante) che il Direttore Artistico SIC non mette mai le mani sui testi e non cambia le parole, ma questo accade finché si lavora alla Composizione delle varie Schede Definitive. Dopo la Stesura finale, il testo viene editato, e molto: è infatti necessario dare omogeneità allo stile, ripescare dalle schede personaggio o locazione elementi interessanti andati perduti, etc. Quindi, editing si, ma fatto tutto alla fine. Questo perchè effettuarlo ad ogni fase potenzierebbe in modo abnorme il ruolo del Direttore Artistico, che potrebbe sfruttare l'editing, con malizia o inconsciamente, per indirizzare il testo su binari "propri," invece di lasciare che i binari, il testo, se li trovi/crei da solo.

