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Lezioni viareggine - III

Lezioni viareggine #3: ontologia degli opposti

Nota: nessun membro della SIC è al momento a Viareggio (LU), ma dal momento che domani sarò a Lucca per seguire una conferenza stampa, mi pare l'occasione giusta per riprendere in mano e concludere la serie di post cominciata in agosto.

a) Conoscenti e sconosciuti

Nel corso della tavola rotonda al Festival della Creatività, l’attenzione si era a un certo punto spostata sulla figura del Direttore Artistico.
“Ho ancora qualche dubbio,” aveva azzardato uno degli ospiti, “su questa storia della divisione dei ruoli e della direzione dei lavori.”
Per rispondere, mi era venuto naturale prenderla larga:
“Bisogna considerare, nel momento in cui si coordina un gruppo di sconosciuti…”
“Come sarebbe a dire, un gruppo di sconosciuti?”
Stupore in sala. Quello che per noi era ovvio – il fatto che i Gruppi Scrittura SIC sono composti da persone che non si conoscono tra loro – risultò sbalorditivo tanto per gli ospiti quanto per il pubblico.
In effetti, a pensarci bene, in tutti i casi (riusciti) di scrittura collettiva che ci hanno preceduto, gli autori dell’opera si conoscevano tra loro, si erano incontrati varie volte per definire i contenuti dell’opera, o almeno si erano incontrati al momento di scrivere. Nel nostro caso avevamo per lo più gruppi scrittura composti da persone sconosciute tra loro (e non di rado a noi), che avevano sempre lavorato a distanza.
In realtà, la SIC non è un metodo di scrittura collettiva per sconosciuti: funziona infatti perfettamente anche con un gruppo di persone che si conoscono. Quando, nel dicembre 2006, tracciammo le prime linee metodologiche della SIC, non ci ponemmo neanche il problema in quanto l’universalità del metodo (ovvero: che fosse utilizzabile da chiunque) era uno dei punti fermi che ci eravamo dati. Il primo Gruppo Scrittura, che con la stesura de “Il Principe” permise la messa a punto finale della SIC, era composto da persone a noi note ma che non si conoscevano tra loro, e mai questo fatto diede alcun problema in corso d’opera.
Il punto è semplicemente che, per la struttura stessa del metodo, i legami intercorrenti tra i membri di un Gruppo Scrittura non sono rilevanti per il risultato finale. E’ il Direttore Artistico che si fa carico di tutto quel lavoro di mediazione necessario normalmente per scrivere qualcosa in gruppo, mentre ogni consegna delle Schede Definitive sopperisce ad incontri e dibattiti: quando lo scrittore legge la nuova definitiva risintonizza il proprio lavoro sulla direzione collettiva, senza bisogno di sapere chi ha scritto cosa.

b) Scrittori e non scrittori

Nelle mail che arrivano in redazione, una delle domande più frequenti è se sia necessario o meno “essere scrittori professionisti” per partecipare a un Gruppo Scrittura SIC. La risposta è ovviamente no (così come non è necessario “essere scrittori professionisti” per scrivere un racconto), ma vale la pena spendere qualche parola in merito.
1) SIC - Scrittura Industriale Collettiva è innanzitutto un metodo. Chiunque può adottarlo, a patto di indicare che si tratta del metodo SIC e di non fare un utilizzo commerciale delle opere. Questo implica che non c’è alcun parametro qualitativo nel poter utilizzare o meno il metodo.
2) Vero è però che per scrivere un buon racconto, collettivo o individuale, serve una certa dimestichezza con le parole. Nella SIC, anche chi non ha tale dimestichezza può dare un contributo importante (un esempio evidente è il Racconto #4: due membri per loro stessa ammissione non avevano mai scritto racconti, e tuttavia hanno contribuito con le loro idee a tratteggiare protagonisti e comprimari in modo decisivo), tuttavia, quando si passa alle Schede Situazione, nelle quali c’è da raccontare, la dimestichezza di cui sopra diviene fondamentale (e non è un caso che quegli stessi due membri abbiano fornito contributi assai meno rilevanti in fase situazioni, fino, di fatto, all'abbandono). Per quanto riguarda il Direttore Artistico, saper scrivere è almeno in apparenza condizione imprescindibile, ma ci sentiamo di dire – visto che non scrive una parola – che è più importante che sia un buon editor.
3) Questo ci porta ad una questione più volte emersa: i limiti dell’azione del Direttore Artistico. In generale i paletti sono precisi: non deve scrivere niente di proprio; nella composizione di una scheda definitiva può modificare lo stile di una parte di testo per meglio miscelarla con un’altra; in fase situazioni può modificare la struttura degli eventi in modo da combinare meglio schede diverse; può infine (o meglio, deve) modificare il soggetto in base a ciò che via via emerge dalle schede.
3bis) Spesso però, lavorando a un set di schede situazione, la tentazione di “aggiustare” qualcosa viene, specialmente se il DA quando non porta l’uniforme SIC è anche scrittore individuale: le parole scelte in un dialogo, la marca di un vestito, il colore del cielo in quel momento… Benché il nostro nome (Scrittura Industriale Collettiva) indica il massimo rigore, ci sono molti casi in cui l’intervento del DA come scrittore può essere legittimo. La discriminante, ancora una volta, è il buonsenso. E’senz’altro opportuno intervenire laddove ci siano incongruenze col soggetto o con le schede definitive precedenti; è opportuno intervenire per migliorare dialoghi e descrizioni, se le schede definitive finora prodotte giustificano tale intervento (ex. la scheda personaggio indica il personaggio come pedante e lamentoso ma gli scrittori lo fanno parlare in modo secco e conciso); è infine opportuno intervenire laddove ci siano problemi di verosimiglianza (esempio: nel Racconto #4, come macchina usata da un gruppo di brigatisti nel ’77 sono state proposte una BMW, una Duna, una Fiat 500 e una Fiat 125. Si capisce che è stata scelta la 125 – BMW poco verosimile, Duna prodotta dieci anni più tardi, Fiat 500 inadatta all’inseguimento descritto nella scena – ma se tra le auto proposte dagli scrittori non ce ne fosse stata nessuna adatta, credo che il Direttore Artistico avrebbe avuto ben diritto di introdurne una di propria iniziativa).

c) Quelli per l’atto e quelli per il risultato

Tornando al primo punto, è vero che finora i membri di un Gruppo Scrittura non hanno avuto il potere di scegliere di cosa scrivere: questo perché ogni opera SIC scritta o avviata finora è servita e serve a mettere a punto il metodo o alcuni suoi aspetti (nel Racconto#1 il metodo in sé, nel Racconto#2 i livelli simbolici, nel Romanzo#1 il testo lungo, nel Racconto#3 la storia nella storia e il soggetto aperto, nel Racconto#4 la narrazione dell’azione e la coralità, nel Racconto #5 la narrazione non sequenziale) e quindi la prima bozza di soggetto è stata interamente scritta dal DA. Finora, quindi, tutti gli scrittori hanno partecipato "per l'atto" di fare SIC, sebbene poi abbiano apprezzato gli intenti e la forma del soggetto, lavorando con entusiasmo (e portando spesso il soggetto altrove). Tuttavia, in un futuro prossimo in cui il metodo sarà rodato sotto ogni punto di vista, credo che uno dei passi da fare sia il lancio di Gruppi Scrittura in cui anche la scelta e la stesura del soggetto avvengano in modo partecipato.

 

Lezioni viareggine - II

Lezioni viareggine #2: Princess Serendib in Sincroni-City

All'inizio dell'anno, mentre lavoravamo alla composizione delle prime schede de Il Principe - un lavoro tutto "al buio," in quanto lo stesso metodo di composizione nacque in quell'occasione - e scoprivamo che la Scrittura Industriale Collettiva funzionava davvero, ci stupirono molto le ricorrenze che continuamente trovavamo tra le schede dei vari autori (l'aspetto di Paolo, la mentalità di Anna, e tanti altri piccoli particolari).

Li per lì la cosa ci apparve non meno che prodigiosa: i membri dei gruppi scrittura non si conoscevano tra loro e non avevano comunicato in alcun modo durante il lavoro, eppure tendevano verso una direzione comune, a volte addirittura sovrapponendo parole e frasi. Nelle fasi successive (specialmente in fase stesura), poi, i quattro scrittori parevano aver lavorato almeno nella stessa stanza, consultandosi ad ogni pausa caffé. Anche questo era piuttosto stupefacente, ma poteva essere spiegato con l'indirizzo dato via via da noi Direttori Artistici e con il fatto incontestabile che un lavoro SIC col procedere delle fasi prende sempre più una determinata direzione (via via che si accumulano dati e personaggi definitivi, e gli scrittori abbandonano i loro spunti individuali per lavorare col materiale comune, la storia non può che andare in un certo modo).

Le sincronicità della prima fase erano quindi ben più impressionanti, inspiegabili se non ricorrendo all'assai poco scientifica (e tantomeno industriale) categoria della serendipità (in soldoni: non cerchiamo quello, ma lo troviamo, e però non lo troveremmo se non ci aggirassimo più o meno da quelle parti). Per un po', troppo presi dagli aspetti più pratici (la presentazione del metodo a Torino in maggio, la costruzione del sito, i lavori del secondo racconto, quelli del primo romanzo, l'attività di blogging - ahi! - qui sul sito) smettemmo addirittura di farci caso. Le schede che arrivavano, incuranti della nostra disattenzione, continuavano imperterrite ad essere sincroniche al limite della magia (o della qabbalah). Non importava se stessimo parlando di uno svincolo stradale alla periferia di Padova, della biografia di un malefico doppiogiochista del KGB o del modo in cui un nerd spiegava al direttore commerciale della Carolina Packaging la propria visione del mondo: le corrispondenze continuavano a presentarsi.

Quel giorno di sei o sette mesi fa, messi di fronte al fenomeno, avevamo azzardato, invero senza crederci troppo, un'affermazione: la SIC fa uscire allo scoperto l'immaginario collettivo. Un simile proclama non era privo di insidie: ribaltandolo, un interlocutore malizioso avrebbe avuto gioco facile nel dire che, quindi, la SIC è una fucina di stereotipi. Bene, qualche volta lo è stata, ma grazie ai processi virtuosi del metodo siamo bene o male sempre riusciti ad uscire con un risultato degno, anche dalle mandate di schede più stereotipate.

Un esempio lampante fu l'"Hotel Quilici" (locazione del Romanzo#1, attualmente in lavorazione, N.d.R.) : gli scrittori, chiamati a descrivere un normalissimo albergo a tre stelle nel centro di Roma, se ne erano usciti con quello che sembrava un set di schede assolutamente banale. In fase di composizione ci trovammo di fronte, distesi sul tavolo, sei "Hotel Quilici," tutti inesorabilmente stereotipati. La sincronicità c'era, ma su cose assai poco stupefacenti: un certo tipo di tappezzeria, un certo tipo di moglie del padrone, un banco bar spoglio e un po' polveroso. Una volta montata la scheda, però, il risultato fu ben diverso: l'Hotel Quilici definitivo era sì "un qualunque albergo a tre stelle del centro di Roma," ma era in qualche modo anche estremamente profondo. Sei livelli di realtà, assai simili tra loro, avevano dato profondità e dimensioni allo stereotipo, trasformandolo in archetipo. L'Hotel Quilici era diventato l'archetipo degli alberghi a tre stelle del centro di Roma. Di più: l'archetipo di un certo tipo di albergo che tutti ci portiamo dentro, da qualche parte.

Già che, tanto con la sincronicità quanto con gli archetipi, ci eravamo scoperti a camminare nell'universo concettuale per nulla umile di C.G. Jung, ci venne facile azzardare un'affermazione ancora più pesante della prima, questa volta credendoci un po' di più: la SIC fa uscire allo scoperto l'inconscio collettivo. Ce ne sarebbe abbastanza per stappare una cassa di Moet&Chandon, ma anche l'inconscio collettivo - abbiamo scoperto - ha i suoi problemucci: non va troppo d'accordo con gli imprevisti (almeno: con alcuni tipi di imprevisti), e certo non è bravo quanto una persona singola nel prendere decisioni.

Per una breve dissertazione sul tema delle decisioni di soggetto e delle svolte di trama nella SIC, dei soggetti chiusi e aperti, e della costruzione progressiva della storia, vi rimandiamo alla terza e ultima "lezione viareggina," sempre qui.

[II - continua]

 

Lezioni viareggine - I

Mi perdonerà Gabriele Merlini, direttore di Slipperypond, se rubo il titolo del suo post agostano (e, si, mi perdonerà, giacché anche lui ha fatto parte di un gruppo di scrittura SIC), ma pare fatto apposta per questo post.

Ho passato gli ultimi tre giorni a Viareggio, una città progettata per le vacanze degli over-quaranta e quindi adattissima per lavorare. Di fatto, eccezion fatta per la nuotata delle 16:00, mi sono dedicato poco alla spiaggia e molto alla scrittura, distribuendo equamente il tempo tra la revisione del mio romanzo nuovo e il lavoro sulla SIC (Romanzo#1 e Racconto#4).

Quattro giorni non sono molti, ma diventano davvero un sacco di tempo se si ha il tempo di pensare. L'obiettivo di questa serie di tre post è rendere partecipi i lettori di alcuni pensieri riguardo la scrittura industriale collettiva, ché con l'estate i forum tacciono e con essi il lavoro sulla teoria.

 

Lezioni viareggine #1: Dei generi della SIC

Ieri sera, a cena, rispondevo alle domande sulla Scrittura Industriale Collettiva poste da un amico milanese, a sua volta scrittore. A parte le ovvie domande tecniche, alle quali chiunque può trovare risposta tra le pagine di questo sito, una in particolare ha innescato il dibattito:

- Di che genere sono i lavori SIC? Al che, la mia risposta, prontissima:

- Cosa c'entra? La SIC è un metodo, il genere dei lavori è del tutto incidentale. Pensa che dei sociologi scriveranno un articolo accademico col metodo SIC.

- Si, ma vi sarete orientati su qualcosa. Gli Wu Ming fanno romanzi storici: il genere, nel loro caso, è caratterizzante quasi quanto il fatto di essere cinque invece che uno.

- Io e Gregorio non siamo un collettivo di scrittori che scrivono insieme, siamo i fondatori di un metodo. Il metodo SIC funziona a prescindere da chi lo usa, è aperto al pubblico. Però, siccome crediamo che il metodo sia fenomenale, lo usiamo anche. E poi ci sono gli scrittori. Quelli dei Gruppi Scrittura. Noi mica scriviamo, componiamo. Pensa che molti dei membri dei Gruppi Scrittura neanche li conosciamo di persona.

- Ho capito, ma qual'è il genere delle opere SIC scritte finora?

- [uff] "Il Principe" e "Un viaggio d'affari" li hai letti anche tu, no? Di che genere sono secondo te?

- Direi che "Il Principe" è un racconto minimalista e "Un viaggio d'affari" è un racconto massimalista.

- Non sono mica generi!

- Infatti lo chiedo a te.

- Allora, vediamo... Vogliamo dire "narrativa contemporanea"? Dai, non diciamolo. La butto là: "Il Principe" è qualcosa che sta tra il grottesco e il pulp, ma realistico. Un noir povero, toh. "Un viaggio d'affari," invece, è una commedia amara.

- Mi ha colpito il fatto che sono entrambi ambientati negli anni '90...era una cosa voluta?

- Mmm... No. Credo di no. Non è facile dire cos'è voluto nella SIC. Noi indirizziamo, guidiamo, ma poi sono i Gruppi Scrittura a decidere cosa succede.

- Torniamo a noi: di che genere è il Romanzo SIC? Quello, in quanto primo romanzo, darà una caratterizzazione forte all'intero progetto.

- La protagonista è Lindsay Rose...

- La figlia di John Jerome Rose?

- Si.

- Grande! Quindi è una commedia amara pure il romanzo.

- A dir la verità è un giallo.

- Un giallo? Perché?

- Era necessario testare il funzionamento del metodo SIC su qualcosa che richieda meccanismi narrativi molto precisi, come ad esempio un giallo.

- Ah. E i racconti nuovi?

- Il Racconto #3 non lo seguiamo noi, ha un altro Direttore Artistico, il Nencio.

- Chi?

- Uno scrittore di Lucca, che aveva partecipato ai primi due racconti. In ogni caso non posso sapere il genere esatto finché il racconto non è finito. Comunque è un racconto ambientato in carcere.

- Genere carcerario, quindi.

- Beh, quella è l'ambientazione.

- Ci sono ambientazioni che si mangiano il genere. E il Racconto #4?

- Ah, quello è una cosa divertentissima, un racconto d'azione.

- Un racconto d'azione?

- Si, immagina una cosa in stile Predator, Rambo, Enter the dragon, Deathproof...però ambientato nel '77 bolognese.

- Il '77 ispira solo racconti su Andrea Pazienza. O politici. O sulla robba.

- Invece no! L'idea è di fare quello che gli americani fanno da anni: portare il passato recente direttamente nei territori del mito. Il dibattito politico, eventualmente, emerge solo dopo, proprio dalla mitizzazione dello scenario. Il Racconto #4 avrà i movimenti studenteschi, le trame nere e le BR, ma anche calci volanti, mosse segrete, inseguimenti in auto, nunchaku e fighe incredibili..!

- A proposito di fighe incredibili...

[I - continua]

 
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