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Dirty Canned Beans - The Animatic

 

 

Finalmente arriva Dirty Canned Beans, animatic realizzato con il metodo SIC da 93 studenti di Film & New Media della NABA. Ognuno di loro ha lavorato su ambienti, personaggi e storyboard a partire dalle schede create per la stesura della sceneggiatura. A coordinare la fase di scrittura è stato Dimitri Chimenti, SICster di vecchia data, mentre i docenti Michel Fuzellier e Giacomo Manzotti hanno fuso il metodo SIC con il processo di produzione di un film d'animazione. Il risultato è una storyboard animata di circa 20 minuti, punto di partenza per un mediometraggio vero e proprio

A corredo del video, un documento di 25 pagine che illustra i vari passaggi e fasi di visual design che stanno dietro al progetto.

Qui invece il link al video.

Buona Visione. 

 

 

SIC alla NABA again!

Anche quest'anno, gli studenti di Media design della NABA di Milano hanno utilizzato il metodo SIC per produrre una sceneggiatura collettiva. Il titolo è Dirty canned beans, si svolge a Portland durante gli anni del proibizionismo e conta 93 autori.  A guidare l'impresa è stato Dimitri Chimenti, docente di Drammaturgia multimediale che da alcuni anni utilizza il metodo SIC a fini didattici.

Buona lettura.

 
 

SIC alla NABA

Il SICster Dimitri Chimenti, già membro dei Fab115 di In territorio nemico e pioniere dell'uso didattico del metodo SIC, ha realizzato una sceneggiatura a 140 mani con i suoi studenti della NABA di Milano.

Si intitola Unceasing, e con grande piacere la presentiamo qui, corredata da un'introduzione del docente medesimo:

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Da qualche anno insegno Narratologia multimediale alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, e quest'anno mi è stato offerto anche il corso di Sceneggiatura rivolto agli studenti del primo anno. L'eccitazione iniziale per l'incarico ricevuto ha lasciato spazio alla preoccupazione quando ho scoperto che la classe sarebbe stata formata da settanta studenti. Come avrei potuto seguire il lavoro di tutti e ognuno? Che tipo di feedback sarei riuscito a dare? E soprattuto, con quale puntualità e frequenza?
La risposta a questi dubbi poteva essere una soltanto: l'elaborazione di un metodo. Per fortuna il metodo c'era già e a idearlo sono stati Gregorio Magini e Vanni Santoni, due romanzieri che da anni si occupano di scrittura collaborativa. La loro creatura si chiama SIC - Scrittura Industriale Collettiva e consente la creazione di narrazioni collettive a gruppi di scrittura anche di grandi dimensioni. Chi vuole approfondirne il funzionamento nei dettagli può scaricare il manuale dal sito degli autori, agli altri basti sapere che tra gli ascendenti della SIC ci sono le narrazioni collettive dei giochi di ruolo e la programmazione open source del software libero.
Quel che però davvero mi interessa del metodo sono le sue potenzialità in ambito didattico, soprattutto in rapporto all'insegnamento di quella materia multiforme che va sotto il nome di “scrittura creativa”. Il principale problema che studenti e docenti si trovano ad affrontare è tradurre un plesso teorico fatto di codici, tecniche e strutture narrative in un lavoro di scrittura vero e proprio. Da questo angolo prospettico, la SIC è un efficace strumento per implementare esercitazione e teoria senza rinunciare alla qualità dell'opera prodotta.
Il metodo SIC prevede una suddivisione del lavoro in parti e in tempi e un'organizzazione interna basata su due fasi successive: pre-produzione e stesura. Si parte di solito da un soggetto molto scarno: quello che ho proposto agli studenti era lungo meno di una pagina, i personaggi non avevano nome né sesso e di quanto sarebbe avvenuto nel corso della storia si sapeva poco o niente. Insomma, uno schema di base che poteva diventare Stalker come una puntata di Lost. Nella prima fase abbiamo costruito i personaggi e i luoghi; nella seconda siamo passati alla scrittura di un trattamento stabilendo quali eventi avrebbero avuto luogo nella storia; infine siamo arrivati alla stesura.
Il lavoro si è svolto attraverso la compilazione di schede dedicate (schede personaggio, schede locazione, schede trattamento, schede stesura) che gli studenti mi consegnavano via email con cadenza settimanale. Il mio compito è stato selezionare le parti migliori di ogni scheda e comporle in una scheda definitiva alla quale poi tutti i partecipanti dovevano attenersi. Nelle dodici settimane di corso, gli studenti hanno collaborato per dare consistenza e coerenza a un universo narrativo di cui loro stessi definivano le leggi e i confini. I personaggi hanno acquistato fisionomie e psicologie, le locazioni sono diventate luoghi e da quello che era un semplice schema è saltata fuori una storia. Di volta in volta abbiamo esplorato assieme un mondo in evoluzione, discutendo le scelte fatte e analizzando le possibilità che si aprivano. Il risultato finale è Unceasing, una narrazione con settanta autori, molti dei quali alla prima esperienza di scrittura.
Per concludere, un paio di aspetti formali. Perché la SIC funzionasse con una sceneggiatura è stato necessario introdurre dei vincoli in più rispetto alla produzione di un racconto o di un romanzo: la scrittura per immagini non consente infatti l'espressione di sentimenti, informazioni e pensieri che non possono essere "visti" sullo schermo o intuiti attraverso la mimica attoriale. Oltre a ciò, nella fase di sceneggiatura propriamente detta sono stati adottati i criteri e i formati tipici di un copione cinematografico: lo script è diviso in scene indicate da un'intestazione che riporta location e ora del giorno; quando un personaggio entra per la prima volta in campo, il suo nome compare in maiuscolo e in maiuscolo sono anche i rumori che hanno una rilevanza ai fini diegetici.
Buona lettura.

Dimitri Chimenti, 27 febbraio 2014

 
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