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Letteratura come network

È online “Letteratura come network ovvero come crisi e fanatismo possono rilanciare la narrativa italiana”, articolo preparato per Carmilla on line da Gregorio Magini e Vanni Santoni come traduzione e ampliamento del loro intervento londinese.

Potete leggerlo online oppure scaricare il pdf.

Fateci sapere che ve ne pare...

 

Conferenza di Londra: l'audio

Mentre completiamo la traduzione italiana del nostro intervento (con una nuova conclusione), potete ascoltarne la registrazione in mp3:

Cliccate qui per ascoltare l'audio.

L'intervento di Wu Ming 1, che ha immediatamente preceduto il nostro, è disponibile sul sito della WMF. Non sappiamo se quelli di Marco Amici e di Monica Jansen siano già online – quando lo saranno, ve lo faremo sapere.

 

SIC a Londra

Siamo tornati da Londra.

La conferenza è stata bella e interessante.

 

Impeccabile l'introduzione e il coordinamento di Claudia Boscolo.

Lungo e interessante l'intervento di Wu Ming 1 (già online: potete leggerlo QUI). Abbiamo inoltre scoperto che WM1 è simpaticissimo e molto meno polemico che via browser e soprattutto un grande esperto di Bruce Lee.

Noi abbiamo cercato di ampliare un po' il discorso sul realismo liquido, inoltre io ho parlato un po' del mio lavoro con PP e il nuovo romanzo rispetto al contesto sociale italiano, mentre peterpoe ha affrontato la questione cruciale dell'autore nel mondo della produzione di contenuti da parte di chiunque, con geniali spunti sulla figura del fan (rivisitata in chiave 2.0). A breve pubblicheremo il testo del nostro intervento e dovrebbero saltar fuori anche gli mp3 dell'intero convegno.

Dopo la pausa caffè, spazio agli accademici, con i solidi e precisi interventi dei ricercatori Marco Amici e Monica Jansen (che avevo già avuto il piacere di conoscere grazie a Personaggi precari).

Infine, un bellissimo dibattito tra relatori e pubblico, cosa davvero rara in queste occasioni (di solito viene lanciato un "ci sono domande?" al silenzio) e quindi valore aggiunto decisivo.

 

 

 

Visiting professors

 

Giovedì 2 ottobre, presso l'Institute of Germanic & Romance Studies della University of London, si terrà la seguente conferenza:

The Italian perspective on metahistorical fiction: The 'New Italian Epic'

h. 14 : Intervento introduttivo: Claudia Boscolo (Royal Holloway University of London)

h.14.20pm: Wu Ming 1 (scrittore): "New Italian Epic – An introduction"

h. 15: Vanni Santoni and Gregorio Magini (scrittori): "Stylistic matters in the NIE and future prospectives"

h.15.30pm: Marco Amici (University College Cork): "The front before our eyes. Some reflections on the New Italian Epic"

h. 16.10pm Monica Jansen (University of Antwerpen): "New Italian Epic – A critical approach"

 

Se per caso siete in zona...

 

SIC sulla "New Italian Epic"

M. C. Escher, DewdropSegnaliamo "Verso il realismo liquido", il contributo dei fondatori SIC al dibattito sulla New Italian Epic, contributo che può essere letto su Carmilla Online.

[Nota per i gruppi #7 e #8:] la stesura di questo testo è la ragione della nostra latitanza nella direzione artistica. Promettiamo un pronto rientro nei ranghi. Lo stesso dicasi per il lancio degli agognati gruppi #10 e #11.

 

SIE (Sic Italian Epic?)

Ieri io e peterpoe abbiamo dedicato l’intera nottata all’editing del Racconto #5, “Notturni per supermercato.” Siamo andati a letto al mattino, distrutti: il sonno è sopraggiunto subito profondo ma, verso il primo pomeriggio, la luce che si faceva strada dalle imposte chiuse male, e il brusìo assordante dei turisti del centro che nei giorni di festa filtra sempre dalle imposte, che siano chiuse o aperte, mi ha trasportato in uno stato febbrile di sogno.
Per quella scienza infusa che si ha talvolta nei sogni, sapevo di trovarmi in Westfalia, in una città di medie dimensioni; all’inizio pensai a Bochum, ma il fatto che ci trovavamo in pianura mi disse che ero a Münster. Nella piazza della cattedrale di San Paolo pascolava un branco di pony. Mi parve inusuale, ma avevo troppa fretta per pensarci. Non sapevo perché, ma avevo una fretta del diavolo. Ne capii la ragione un attimo dopo, o almeno: un attimo dopo trovai una buona ragione per avere fretta. Dal fianco invisibile del branco sorse un’orda fantastica di lancieri e arcieri a cavallo. Avrei detto che fossero cheyenne, viste armi e cavalcature, eppure sapevo che erano irochesi. Alla loro testa, un uomo vestiva un’impeccabile mise da cowboy. Mi sarei potuto aspettare il volto Gary Cooper, e invece sotto la tesa scorsi quello di Cary Grant. In breve fui circondato. Gli indiani tirarono fuori da chissà dove gabbie di ferro e tenaglie arroventate, con la chiara intenzione di torturarmi. Mi sono svegliato di soprassalto, e per qualche inesplicabile ragione ho sentito il bisogno di scrivere questo post, che parte da tre punti:

  1. Il New Italian Epic. Ammettiamo che esista. Quello che penso delle categorie l’ho detto (frettolosamente) nei commenti del post precedente. Tuttavia, dal momento che la mia principale critica ruota intorno al fatto che la categoria creata da WM1 trova giustificazione solo nelle opere selezionate, e viceversa (ovvero: lo sguardo è un po’ troppo selettivo e orientato al fine), è sufficiente non uscire dal seminato tracciato da WM1 per ammettere che – o almeno: giocare con l’idea che –  il NIE esista. E anche se non esistesse, nulla vieta di provare ad applicare quelle categorie a un’opera e vedere se è possibile includerla nel NIE o meno.
  2. Senza Wu Ming probabilmente non esisterebbe la SIC: anche se la suggestione SIC nasce da tutt'altri mondi (specificamente: la collaboratività telematica e la narrazione collettiva dei giochi di ruolo), e quando abbiamo impostato il metodo non avevamo letto le opere dei WM (solo io avevo cominciato Q), è evidente che è il lavoro degli Wu Ming ad aversi suggerito che il lavoro collettivo, in letteratura, può produrre risultati. Senza questo esempio concreto di fattibilità la SIC probabilmente sarebbe rimasta solo una fantasia, e io e peterpoe ci staremmo solo dedicando a opere individuali, che è poi la nostra vocazione originaria. Per questo, se un WM scrive un saggio e anzi viene qui a dibattere, ci sentiamo in dovere di non chiudere troppo presto la questione, anzi applicarla subito al nostro lavoro (questa alta considerazione vale tanto per peterpoe, che è quello pacato e saggio dei due, che per me, che mi diverto molto di più a buttarla là e fare arrabbiare la gente ^_^).
  3. Un paio di amici mi hanno detto: “guarda che Alba di Piombo (il quarto Racconto SIC, N.d.R.) è assolutamente NIE!”

A partire da questi punti, senza prenderci troppo sul serio (siamo pur sempre figli degli anni ’90 essendoci formati in quel periodo), passo a vedere se, dove e quando le opere SIC finora pubblicate possono essere ascritte al NIE (ammettendo naturalmente che un racconto possa far parte della  categoria, pensata per i romanzi o al massimo per gli UNO).
Oltre a Il Principe, Un viaggio d’affari e Alba di piombo, includerò nell’analisi anche Notturni per ipermercato, il Racconto #5 il cui editing abbiamo da poco terminato e che presto sarà online.
Per fare riferimento alle categorie utilizzerò i titoletti che WM1 ha dato nel saggio e i mini riassunti di peterpoe, onde permettere anche a chi non ha ancora letto il saggio di capire che cosa sto dicendo.
 

1. Don't keep it cool-and-dry - Rifiuto del tono ironico tipico della narrativa postmoderna, in favore di un etos accorato e partecipe. 

In “Alba di piombo” la caratteristica #1 emerge chiarissima. Benché l’opera sia volutamente esorbitante e per certi versi pop, pulp, postmoderna (buon dio…), e la suggestione da cui siamo partiti fosse “scrivere un racconto d’azione che stia al ’77 come Rambo sta al Vietnam,” non c’è alcun tono ironico. Ci si diverte MA ci si piglia sul serio.
In “Il Principe” e “Un viaggio d’affari” lo scenario è contemporaneo, entrambe le storie giocano sull’assenza di percezione di senso e sulla precarietà esistenziale dell’uomo della società contemporanea (a voler fare un passo indietro si può intravedere l’ombra di Simmel e Durkheim), ma in entrambi casi l’humour distaccato con cui spesso, altrove e in anni recenti, sono state affrontate queste questioni (specie quando calate in ambienti quali supermercati-uffici-stazioni-appartamenti di periferia-bar, etc.) è assente. Non ci si perde dietro allo scenario potenzialmente assurdo, ma si sta addosso al vissuto e al dramma del personaggio, comunque vada.
Questo avviene anche più fortemente in “Notturni per ipermercato” del Gruppo Scrittura #5 (DA Grigolini – GS Forlini/Giannini/Battaglini/Sacco/Pizzutelli): uno sterminato centro commerciale si presta enormemente a considerazioni postmoderne (nel senso espresso da WM1) eppure gli autori scelgono la strada più difficile, quella di stare subito dietro gli occhi dei personaggi e trasformarlo in luogo metafisico. Anche in fase di editing (editor: Magini/Santoni) abbiamo scelto di valorizzare questa scelta e tagliare ulteriormente tutti quei passi dove si fa (facile) ironia sulla società dei consumi e sull’inevitabile alienazione che genera per “spingere” di più sullo sguardo dei protagonisti e sulla “voce segreta” dell’ipermercato.
Va detto che questo scaturisce anche dall’impostazione del metodo: la centralità avuta finora dalle schede personaggio (e, in molti casi, dalla voce “biografia”) difficilmente permette quella disumanizzazione necessaria per l’“operazione postmoderno.” Su questo, il DA Grigolini, che ammise di trovarsi “spiazzato” rispetto al soggetto da lui scritto, all’arrivo delle schede personaggio, potrà chiarire maggiormente. Non è un caso che Magini, dovendo scrivere un racconto SIC fantastico, lieve e ironico (il Racconto #7, attualmente in fase di lavorazione), ha scelto di usare schede personaggio “ridotte”.

2. "Sguardo obliquo", azzardo del punto di vista - Particolarità e molteplicità dei punti di vista narrativi all'interno dell'opera, che giungono in molti casi ad adottare lo sguardo di oggetti inanimati e di entità immateriali.

Nei racconti SIC, finora, l’istanza narrativa è sempre stata esterna. Onnisciente in “Un viaggio d’affari,” parallela alla narrazione in “Il Principe” e “Alba di piombo,” ma senza mai (mi pare) uscire dai parametri classici del punto di vista.
In “Notturni per ipermercato” si sente forte la “voce” dell’edificio, ma non si arriva ad adottarne il punto di vista.
 

3. Complessità narrativa, attitudine popular. - Ricerca di un connubio tra complessità narrativa e leggibilità.

Nella SIC, per la struttura stessa del metodo, la “ricerca di un connubio tra complessità narrativa e leggibilità” è uno dei principali compiti del Direttore Artistico (anche se in senso del tutto diverso dalla ricerca dell'autore): dopo aver “sfrondato” le schede delle cose brutte, inutili o contrastanti, il lavoro di composizione si trasforma in un’accurata selezione e un subseguente intarsio volto a valorizzare la complessità che esce dalla molteplicità dei punti di vista (4, 5, 6 autori che raccontano la stessa cosa) e a combinarla in una scheda funzionale e leggibile.
Ed è proprio usando in modo creativo e non meccanico gli stratagemmi propri della genre fiction, il narratore spesso riesce a collocare i migliori tra gli spunti che inizialmente non possono rientrare nella linea narrativa principale, e quelli usciti nelle Schede Personaggio e Locazione e non ancora usati in fase Schede Situazione.
 

 4. Storie alternative, ucronie potenziali. - Frequente ricorso a una sorta di "ucronia potenziale", ossia alla narrazione di fatti e momenti storici in cui era presente il germe di un futuro alternativo.

 “Alba di piombo” si basa su un’ucronia potenziale. Gli eventi scatenanti sono enormi ma partono dal verosimile. Un paio di settimane dopo l’uscita, leggemmo la notizia dell’ipotesi di golpe in italia fatta da USA e UK, proprio nel settembre 1976… Se il piano fosse stato attuato sarebbe avvenuto proprio mentre Radovan e soci occupavano la facoltà.
Si basa anche su un “uso alternativo” (ovvero: da action movie) di BR, massoneria deviata e sovietici, riletti da un lato luce dell’immagine dei cattivi tipica della cultura pop, dall’altra da quella con cui quei soggetti furono e sono rappresentati dai media, mainstream e underground.
In “Un viaggio d’affari” e in “Il principe,” il futuro alternativo è solo nelle teste dei protagonisti, quindi non si può parlare di ucronia, ma resta il fatto che la riflessione sui futuri potenziali è il principale motore dell’agire dei protagonisti.

 5. Sovversione "nascosta" di linguaggio e stile. - Una sperimentazione e stilistica "dissimulata", che si nasconde cioè sotto una superficie linguistica solo apparentemente "semplice", "chiara" e "diretta".

Questo punto è il più complesso da affrontare, dal momento che la questione si interseca inevitabilmente con quella (affrontata in diversi post precedenti e non ancora risolta) dell’esistenza o meno di un stile SIC. In genere, ai membri di un Gruppo Scrittura si chiede di non essere troppo sperimentali perché questo renderebbe più complesso il lavoro del DA (inoltre molti “esperimenti” andrebbero perduti o, scollegati dal resto del loro testo, diventerebbero inutili e fuorvianti). La sperimentazione di linguaggio e stile, quindi, avviene soprattutto quando il DA compone. Dal momento però che il processo di composizione del DA è un atto creativo del tutto diverso dalla scrittura, non ha molto senso confrontarlo con le sperimentazioni linguistiche e stilistiche di un singolo. Si potranno forse un giorno confrontare lavori di direzione artistica SIC più o meno sperimentali, ma per ora il materiale su cui impostare il dibattito è troppo esiguo.

6. "Oggetti narrativi non identificati" (UNO). - Ossia, molti dei prodotti del NIE non sono romanzi, o meglio, non sono classificabili né come romanzo né come altro tipo di testo, perché sono composti in maniera inestricabile di troppi e troppo e troppo diversi tipi, dal saggio alla poesia, dall'inchiesta alla diaristica.

Questa categoria nel nostro caso non si applica in quanto tutti i racconti SIC possono essere tranquillamente considerati racconti. (anche il Romanzo SIC #1, in lavorazione anche se al momento parcheggiato, è indubbiamente un romanzo), per quanto un'opera collettiva sia sempre "un tipo diverso di testo".
C’è un momento iniziale di ricerca (la SIC prevede anche la costituzione di Gruppi Ricerca nel caso di opere con forti connessioni alla storia o all’attualità), ma è una cosa ovviamente comune in narrativa.

7. Comunità e transmedialità. - Sono opere transmediali e in qualche modo "collettive". Danno infatti spesso avvio a una serie di spin-off e "riappropriazioni", in una modalità che i Wu Ming associano alla "natura 'disseminata'" dell'epica greca antica.

Questa caratteristica è intrinseca alla SIC. Tutti i racconti SIC sono opere collettive (nella declinazione più forte del termine, dal momento che vengono scritte da gruppi di persone che non si conoscono minimamente tra loro), hanno origine da una comunità online e Internet è lo strumento usato per scriverle e pubblicarle (quindi se per caso vedessero la carta stampata diventerebbero immediatamente transmediali).
Finora, senza che ci fosse alcuna decisione a monte, abbiamo avuto una certa tendenza allo spin-off e alla contaminazione: “Un viaggio d’affari” è uno spin-off puro del Romanzo #1 (John J. Rose altri non è che il padre della Lindsay che nel Romanzo #1 indaga a Roma), una delle prime cose che hanno suggerito alcuni membri del GS#4 dopo l’uscita di “Alba di piombo” è stato scrivere un prequel sul passato di Virginia Manfredi nel Golan e di Gipo Acquachiara nella Legione Straniera (Mi viene in mente una cosa: tornando un secondo al punto #1, Virginia e Gipo di “Alba di piombo” sono personaggi da action movie postmoderno MA raccontati con etos accorato e partecipe), inoltre spesso, più o meno scherzosamente (e più o meno volontariamente), le opere SIC si citano a vicenda. Esiste quindi una natura disseminata dell’immaginario SIC, anche se per ora questa semina avviene solo all’interno della comunità di riferimento.
Per aprire la questione alla letteratura italiana contemporanea, poi, sicuramente in fase di stesura del soggetto di “Alba di piombo,” ha avuto un ruolo importante il fatto che tra i contemporanei si stesse iniziando a lavorare letterariamente sugli anni di piombo (il fatto che molti di questi lavori partissero da un approccio storico e/o giornalistico ha fatto sì che scegliessimo un approccio di pura fiction, ma questa è una scelta più che altro dettata da ragioni estetiche e di cosa-ci-divertiamo-a-fare). Questo non è avvenuto in altri casi dal momento che, in tutti gli altri casi, la sperimentazione metodologica è stata la discriminante principale nella scelta del soggetto del racconto, essendo il metodo ancora (e per sempre, dirà qualcuno, essendo aperto) in fase di sperimentazione.

 

New Italian Epic

New Italian EpicSegnalo per la lettura un saggio di Wu Ming 1 apparso oggi in forma ridotta su La Repubblica, e il cui testo completo è scaricabile dal sito della Wu Ming Foundation.

Wu Ming 1 propone un'originale denominazione per un particolare sottoinsieme della narrativa italiana degli ultimi quindici anni: "nuova narrazione epica italiana", o "New Italian Epic". Questo raggruppamento apparentemente eterogeneo di libri (che vanno dai romanzi degli stessi Wu Ming, a Gomorra di Roberto Saviano, a Hitler di Giuseppe Genna), sarebbe l'anticipazione (il "futuro anteriore") di una nuova narrativa italiana in via di maturazione.

I libri NIE condividerebbero "almeno la metà" di questa serie di caratteristiche:

  1. Rifiuto del tono ironico tipico della narrativa postmoderna degli anni Novanta, in favore di un etos accorato e partecipe.
  2. Particolarità e molteplicità dei punti di vista narrativi all'interno dell'opera, che giungono in molti casi ad adottare lo sguardo di oggetti inanimati e di entità immateriali.
  3. Ricerca di un connubio tra complessità narrativa e leggibilità.
  4. Frequente ricorso a una sorta di "ucronia potenziale", ossia alla narrazione di fatti e momenti storici in cui era presente il germe di un futuro alternativo.
  5. Una sperimentazione e stilistica "dissimulata", che si nasconde cioè sotto una superficie linguistica solo apparentemente "semplice", "chiara" e "diretta".
  6. "Oggetti narrativi non identificati" (UNO). Ossia, molti dei prodotti del NIE non sono romanzi, o meglio, non sono classificabili né come romanzo né come altro tipo di testo, perché sono composti in maniera inestricabile di troppi e troppo diversi tipi, dal saggio alla poesia, dall'inchiesta alla diaristica.
  7. Sono opere transmediali e in qualche modo "collettive". Danno infatti spesso avvio a una serie di spin-off e "riappropriazioni", in una modalità che i Wu Ming associano alla "natura 'disseminata'" dell'epica greca antica.

Il saggio prosegue con un capitolo in cui viene presentato il concetto curioso e interessante di "allegoritmo", che consiste, se ho ben capito, in un'allegoria le cui chiavi interpretative sono legate al contesto di lettura dell'opera, che è per definizione ipotetico e rinnovabile, per cui l'algoritmo allegorico rinnova nel tempo le possibilità interpretative dell'opera, rendendola - come dire - resistente alle intemperie, e quindi candidabile allo statuto di classico.

L'ultimo capitolo è un'invettiva contro l'antropocentrismo, in cui veniamo invitati a considerare il futuro come una catastrofe certa, un'estinzione inevitabile; e a lottare forti di questa consapevolezza contro quanti fanno "di tutto per accelerare il processo di estinzione e renderlo il più doloroso - e il meno dignitoso - possibile".

Scriverò (dopo di voi...) nei commenti delle considerazioni personali sul saggio. Mi limito qui a dire che il coraggio di tentare di mettere ordine nella narrativa contemporanea è di per sé ammirevole, in un periodo in cui lettori scrittori e critici sembrano brancolare in un cieco marasma interpretativo. Quanto poi l'etichetta New Italian Epic sia in grado di reggere alla prova dell'analisi e dell'approfondimento, è da vedere. Ma, per l'appunto, staremo a vedere, e soprattutto a scrivere.

 
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