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Scrittura collettiva e didattica

Segnaliamo l'esperimento di scrittura collettiva ad opera dell'associazione "Progetto e materia," che ha portato alla realizzazione di una fiaba, "Righetto di Monsilente", che può essere letta qui

http://progettoemateria.splinder.com/

Il progetto di scrittura collettiva ha visto coinvolte varie classi delle scuole materne ed elementari, invitate ad inviare soluzioni narrative via via che la storia incontrava i vari punti critici. Il tutto per cinque volte, seguendo lo schema di analisi semiotica della fiaba di A.J. Greimas.

 

SIE (Sic Italian Epic?)

Ieri io e peterpoe abbiamo dedicato l’intera nottata all’editing del Racconto #5, “Notturni per supermercato.” Siamo andati a letto al mattino, distrutti: il sonno è sopraggiunto subito profondo ma, verso il primo pomeriggio, la luce che si faceva strada dalle imposte chiuse male, e il brusìo assordante dei turisti del centro che nei giorni di festa filtra sempre dalle imposte, che siano chiuse o aperte, mi ha trasportato in uno stato febbrile di sogno.
Per quella scienza infusa che si ha talvolta nei sogni, sapevo di trovarmi in Westfalia, in una città di medie dimensioni; all’inizio pensai a Bochum, ma il fatto che ci trovavamo in pianura mi disse che ero a Münster. Nella piazza della cattedrale di San Paolo pascolava un branco di pony. Mi parve inusuale, ma avevo troppa fretta per pensarci. Non sapevo perché, ma avevo una fretta del diavolo. Ne capii la ragione un attimo dopo, o almeno: un attimo dopo trovai una buona ragione per avere fretta. Dal fianco invisibile del branco sorse un’orda fantastica di lancieri e arcieri a cavallo. Avrei detto che fossero cheyenne, viste armi e cavalcature, eppure sapevo che erano irochesi. Alla loro testa, un uomo vestiva un’impeccabile mise da cowboy. Mi sarei potuto aspettare il volto Gary Cooper, e invece sotto la tesa scorsi quello di Cary Grant. In breve fui circondato. Gli indiani tirarono fuori da chissà dove gabbie di ferro e tenaglie arroventate, con la chiara intenzione di torturarmi. Mi sono svegliato di soprassalto, e per qualche inesplicabile ragione ho sentito il bisogno di scrivere questo post, che parte da tre punti:

  1. Il New Italian Epic. Ammettiamo che esista. Quello che penso delle categorie l’ho detto (frettolosamente) nei commenti del post precedente. Tuttavia, dal momento che la mia principale critica ruota intorno al fatto che la categoria creata da WM1 trova giustificazione solo nelle opere selezionate, e viceversa (ovvero: lo sguardo è un po’ troppo selettivo e orientato al fine), è sufficiente non uscire dal seminato tracciato da WM1 per ammettere che – o almeno: giocare con l’idea che –  il NIE esista. E anche se non esistesse, nulla vieta di provare ad applicare quelle categorie a un’opera e vedere se è possibile includerla nel NIE o meno.
  2. Senza Wu Ming probabilmente non esisterebbe la SIC: anche se la suggestione SIC nasce da tutt'altri mondi (specificamente: la collaboratività telematica e la narrazione collettiva dei giochi di ruolo), e quando abbiamo impostato il metodo non avevamo letto le opere dei WM (solo io avevo cominciato Q), è evidente che è il lavoro degli Wu Ming ad aversi suggerito che il lavoro collettivo, in letteratura, può produrre risultati. Senza questo esempio concreto di fattibilità la SIC probabilmente sarebbe rimasta solo una fantasia, e io e peterpoe ci staremmo solo dedicando a opere individuali, che è poi la nostra vocazione originaria. Per questo, se un WM scrive un saggio e anzi viene qui a dibattere, ci sentiamo in dovere di non chiudere troppo presto la questione, anzi applicarla subito al nostro lavoro (questa alta considerazione vale tanto per peterpoe, che è quello pacato e saggio dei due, che per me, che mi diverto molto di più a buttarla là e fare arrabbiare la gente ^_^).
  3. Un paio di amici mi hanno detto: “guarda che Alba di Piombo (il quarto Racconto SIC, N.d.R.) è assolutamente NIE!”

A partire da questi punti, senza prenderci troppo sul serio (siamo pur sempre figli degli anni ’90 essendoci formati in quel periodo), passo a vedere se, dove e quando le opere SIC finora pubblicate possono essere ascritte al NIE (ammettendo naturalmente che un racconto possa far parte della  categoria, pensata per i romanzi o al massimo per gli UNO).
Oltre a Il Principe, Un viaggio d’affari e Alba di piombo, includerò nell’analisi anche Notturni per ipermercato, il Racconto #5 il cui editing abbiamo da poco terminato e che presto sarà online.
Per fare riferimento alle categorie utilizzerò i titoletti che WM1 ha dato nel saggio e i mini riassunti di peterpoe, onde permettere anche a chi non ha ancora letto il saggio di capire che cosa sto dicendo.
 

1. Don't keep it cool-and-dry - Rifiuto del tono ironico tipico della narrativa postmoderna, in favore di un etos accorato e partecipe. 

In “Alba di piombo” la caratteristica #1 emerge chiarissima. Benché l’opera sia volutamente esorbitante e per certi versi pop, pulp, postmoderna (buon dio…), e la suggestione da cui siamo partiti fosse “scrivere un racconto d’azione che stia al ’77 come Rambo sta al Vietnam,” non c’è alcun tono ironico. Ci si diverte MA ci si piglia sul serio.
In “Il Principe” e “Un viaggio d’affari” lo scenario è contemporaneo, entrambe le storie giocano sull’assenza di percezione di senso e sulla precarietà esistenziale dell’uomo della società contemporanea (a voler fare un passo indietro si può intravedere l’ombra di Simmel e Durkheim), ma in entrambi casi l’humour distaccato con cui spesso, altrove e in anni recenti, sono state affrontate queste questioni (specie quando calate in ambienti quali supermercati-uffici-stazioni-appartamenti di periferia-bar, etc.) è assente. Non ci si perde dietro allo scenario potenzialmente assurdo, ma si sta addosso al vissuto e al dramma del personaggio, comunque vada.
Questo avviene anche più fortemente in “Notturni per ipermercato” del Gruppo Scrittura #5 (DA Grigolini – GS Forlini/Giannini/Battaglini/Sacco/Pizzutelli): uno sterminato centro commerciale si presta enormemente a considerazioni postmoderne (nel senso espresso da WM1) eppure gli autori scelgono la strada più difficile, quella di stare subito dietro gli occhi dei personaggi e trasformarlo in luogo metafisico. Anche in fase di editing (editor: Magini/Santoni) abbiamo scelto di valorizzare questa scelta e tagliare ulteriormente tutti quei passi dove si fa (facile) ironia sulla società dei consumi e sull’inevitabile alienazione che genera per “spingere” di più sullo sguardo dei protagonisti e sulla “voce segreta” dell’ipermercato.
Va detto che questo scaturisce anche dall’impostazione del metodo: la centralità avuta finora dalle schede personaggio (e, in molti casi, dalla voce “biografia”) difficilmente permette quella disumanizzazione necessaria per l’“operazione postmoderno.” Su questo, il DA Grigolini, che ammise di trovarsi “spiazzato” rispetto al soggetto da lui scritto, all’arrivo delle schede personaggio, potrà chiarire maggiormente. Non è un caso che Magini, dovendo scrivere un racconto SIC fantastico, lieve e ironico (il Racconto #7, attualmente in fase di lavorazione), ha scelto di usare schede personaggio “ridotte”.

2. "Sguardo obliquo", azzardo del punto di vista - Particolarità e molteplicità dei punti di vista narrativi all'interno dell'opera, che giungono in molti casi ad adottare lo sguardo di oggetti inanimati e di entità immateriali.

Nei racconti SIC, finora, l’istanza narrativa è sempre stata esterna. Onnisciente in “Un viaggio d’affari,” parallela alla narrazione in “Il Principe” e “Alba di piombo,” ma senza mai (mi pare) uscire dai parametri classici del punto di vista.
In “Notturni per ipermercato” si sente forte la “voce” dell’edificio, ma non si arriva ad adottarne il punto di vista.
 

3. Complessità narrativa, attitudine popular. - Ricerca di un connubio tra complessità narrativa e leggibilità.

Nella SIC, per la struttura stessa del metodo, la “ricerca di un connubio tra complessità narrativa e leggibilità” è uno dei principali compiti del Direttore Artistico (anche se in senso del tutto diverso dalla ricerca dell'autore): dopo aver “sfrondato” le schede delle cose brutte, inutili o contrastanti, il lavoro di composizione si trasforma in un’accurata selezione e un subseguente intarsio volto a valorizzare la complessità che esce dalla molteplicità dei punti di vista (4, 5, 6 autori che raccontano la stessa cosa) e a combinarla in una scheda funzionale e leggibile.
Ed è proprio usando in modo creativo e non meccanico gli stratagemmi propri della genre fiction, il narratore spesso riesce a collocare i migliori tra gli spunti che inizialmente non possono rientrare nella linea narrativa principale, e quelli usciti nelle Schede Personaggio e Locazione e non ancora usati in fase Schede Situazione.
 

 4. Storie alternative, ucronie potenziali. - Frequente ricorso a una sorta di "ucronia potenziale", ossia alla narrazione di fatti e momenti storici in cui era presente il germe di un futuro alternativo.

 “Alba di piombo” si basa su un’ucronia potenziale. Gli eventi scatenanti sono enormi ma partono dal verosimile. Un paio di settimane dopo l’uscita, leggemmo la notizia dell’ipotesi di golpe in italia fatta da USA e UK, proprio nel settembre 1976… Se il piano fosse stato attuato sarebbe avvenuto proprio mentre Radovan e soci occupavano la facoltà.
Si basa anche su un “uso alternativo” (ovvero: da action movie) di BR, massoneria deviata e sovietici, riletti da un lato luce dell’immagine dei cattivi tipica della cultura pop, dall’altra da quella con cui quei soggetti furono e sono rappresentati dai media, mainstream e underground.
In “Un viaggio d’affari” e in “Il principe,” il futuro alternativo è solo nelle teste dei protagonisti, quindi non si può parlare di ucronia, ma resta il fatto che la riflessione sui futuri potenziali è il principale motore dell’agire dei protagonisti.

 5. Sovversione "nascosta" di linguaggio e stile. - Una sperimentazione e stilistica "dissimulata", che si nasconde cioè sotto una superficie linguistica solo apparentemente "semplice", "chiara" e "diretta".

Questo punto è il più complesso da affrontare, dal momento che la questione si interseca inevitabilmente con quella (affrontata in diversi post precedenti e non ancora risolta) dell’esistenza o meno di un stile SIC. In genere, ai membri di un Gruppo Scrittura si chiede di non essere troppo sperimentali perché questo renderebbe più complesso il lavoro del DA (inoltre molti “esperimenti” andrebbero perduti o, scollegati dal resto del loro testo, diventerebbero inutili e fuorvianti). La sperimentazione di linguaggio e stile, quindi, avviene soprattutto quando il DA compone. Dal momento però che il processo di composizione del DA è un atto creativo del tutto diverso dalla scrittura, non ha molto senso confrontarlo con le sperimentazioni linguistiche e stilistiche di un singolo. Si potranno forse un giorno confrontare lavori di direzione artistica SIC più o meno sperimentali, ma per ora il materiale su cui impostare il dibattito è troppo esiguo.

6. "Oggetti narrativi non identificati" (UNO). - Ossia, molti dei prodotti del NIE non sono romanzi, o meglio, non sono classificabili né come romanzo né come altro tipo di testo, perché sono composti in maniera inestricabile di troppi e troppo e troppo diversi tipi, dal saggio alla poesia, dall'inchiesta alla diaristica.

Questa categoria nel nostro caso non si applica in quanto tutti i racconti SIC possono essere tranquillamente considerati racconti. (anche il Romanzo SIC #1, in lavorazione anche se al momento parcheggiato, è indubbiamente un romanzo), per quanto un'opera collettiva sia sempre "un tipo diverso di testo".
C’è un momento iniziale di ricerca (la SIC prevede anche la costituzione di Gruppi Ricerca nel caso di opere con forti connessioni alla storia o all’attualità), ma è una cosa ovviamente comune in narrativa.

7. Comunità e transmedialità. - Sono opere transmediali e in qualche modo "collettive". Danno infatti spesso avvio a una serie di spin-off e "riappropriazioni", in una modalità che i Wu Ming associano alla "natura 'disseminata'" dell'epica greca antica.

Questa caratteristica è intrinseca alla SIC. Tutti i racconti SIC sono opere collettive (nella declinazione più forte del termine, dal momento che vengono scritte da gruppi di persone che non si conoscono minimamente tra loro), hanno origine da una comunità online e Internet è lo strumento usato per scriverle e pubblicarle (quindi se per caso vedessero la carta stampata diventerebbero immediatamente transmediali).
Finora, senza che ci fosse alcuna decisione a monte, abbiamo avuto una certa tendenza allo spin-off e alla contaminazione: “Un viaggio d’affari” è uno spin-off puro del Romanzo #1 (John J. Rose altri non è che il padre della Lindsay che nel Romanzo #1 indaga a Roma), una delle prime cose che hanno suggerito alcuni membri del GS#4 dopo l’uscita di “Alba di piombo” è stato scrivere un prequel sul passato di Virginia Manfredi nel Golan e di Gipo Acquachiara nella Legione Straniera (Mi viene in mente una cosa: tornando un secondo al punto #1, Virginia e Gipo di “Alba di piombo” sono personaggi da action movie postmoderno MA raccontati con etos accorato e partecipe), inoltre spesso, più o meno scherzosamente (e più o meno volontariamente), le opere SIC si citano a vicenda. Esiste quindi una natura disseminata dell’immaginario SIC, anche se per ora questa semina avviene solo all’interno della comunità di riferimento.
Per aprire la questione alla letteratura italiana contemporanea, poi, sicuramente in fase di stesura del soggetto di “Alba di piombo,” ha avuto un ruolo importante il fatto che tra i contemporanei si stesse iniziando a lavorare letterariamente sugli anni di piombo (il fatto che molti di questi lavori partissero da un approccio storico e/o giornalistico ha fatto sì che scegliessimo un approccio di pura fiction, ma questa è una scelta più che altro dettata da ragioni estetiche e di cosa-ci-divertiamo-a-fare). Questo non è avvenuto in altri casi dal momento che, in tutti gli altri casi, la sperimentazione metodologica è stata la discriminante principale nella scelta del soggetto del racconto, essendo il metodo ancora (e per sempre, dirà qualcuno, essendo aperto) in fase di sperimentazione.

 

Benvenuti su www.scritturacollettiva.org (II)

Signore e signori,

Dopo quasi sei mesi di sviluppo, vi presentiamo il sito rinnovato. A parte la nuova grafica, abbiamo una serie di altre novità, tra cui:

  • Gruppi di Scrittura: ogni Gruppo di Scrittura ha ora la sua pagina. I Direttori Artistici possono gestire il Cast, aggiornare il gruppo con un Diario di Produzione, inviare Schede, Soggetti e pubblicare l'opera completa. Gli scrittori, se vogliono, possono aggiungere le proprie schede individuali.
  • SIC Twit: aggiorna i tuoi gruppi con Twitter. I Direttori Artistici possono ora inserire le proprie credenziali Twitter nel profilo, e inviare brevi messaggi agli utenti SIC in vari modi. Per i dettagli, leggete la pagina SIC Twit nel profilo utente.
  • Nuvole di tag: potete esplorare i post del Blog con una lista di parole. Gli argomenti più in evidenza sono quelli con più post.
  • Utenti:
    • Contenuti: potete ora tenere sotto controllo tutti i contenuti che create utilizzando i link nel piccolo box in alto a destra.
    • Notifiche: potete scegliere se ricevere avvisi e-mail con gli aggiornamenti sui contenuti che vi interessano.
    • Profili: ci sono inoltre alcune piccole novità nel profilo. Potete ora inserire tra l'altro una biografia e un contatto pubblico.
  • Manuale SIC: il manuale è ora sfogliabile online.
  • Ricerca nel sito: chi cerca trova.

Nei prossimi giorni inoltre finiremo di aggiornare tutti i racconti già scritti e quelli in produzione al nuovo sistema. 

Mentre per i visitatori non dovrebbero esserci problemi di sorta, gli utenti registrati potrebbero incontrare degli errori inaspettati. Segnalate per favore questi errori attraverso il modulo di contatto.

Buona lettura ai lettori, e buona scrittura agli scrittori!

Gregorio & Vanni

 

Annuncio: costituzione Gruppo Scrittura per il Racconto #9

Annunciamo la costituzione del Gruppo Scrittura che lavorerà al nono racconto SIC.

Il Gruppo Scrittura #9 avrà come Direttore Artistico Capitan Bellodi, ovvero il Sesta ovvero Gianni Sestucci, già membro del GS#2 e attualmente al lavoro come scrittore sul Romanzo SIC #1. Come al solito con i nostri bandi, i membri del Gruppo #9 saranno coloro che per primi faranno richiesta commentando questo post o rispondendo alla mail "gemella."

Ricordiamo che sono considerati già iscritti al G#9:

  • Ilaria Giannini (nicole)
  • Stefano Pizzutelli (stefanopz)
  • Iperio

Dal momento che il bando successivo è molto vicino (il R#10 partira appena avremo definito un soggetto definitivo insieme a uno dei due prossimi DA, Cianix e Ogon Bat) e che ci sono solo tre posti liberi, eventuali scrittori che risponderanno a questa chiamata ma non troveranno posto, verranno inclusi di diritto nel Gruppo Scrittura per il Racconto #10.

 

Su cosa? Perché? Come?

Ovvero: della generazione collettiva degli intenti narrativi

Due giorni fa stavamo rispondendo (collettivamente, grazie a google docs) alle domande di una studentessa alle prese con una tesi sulla scrittura collettiva (colgo l'occasione per farle un caloroso in bocca al lupo). Una delle domande verteva intorno al problema dell'accettazione di contenuti altrui da parte dei membri di un Gruppo Scrittura (ad esempio muovere un personaggio in un ambiente "scritto da un altro").

La risposta, naturale per chi conosce il metodo SIC, é che difficilmente una simile situazione si verifica, dal momento che, a differenza della scrittura collettiva tradizionale del tipo "ognuno un pezzetto," in un lavoro SIC tutti gli elementi narrativi sono scritti da tutti gli autori e quindi tendono ad essere sempre sentiti come "propri" da ogni membro del GS.

La domanda mi ha peró fatto tornare alla mente una questione decisiva, al centro del dibattito fin dalla fondazione del metodo: la generazione collettiva degli intenti narrativi. Mi spiego: un collettivo di scrittura tradizionale, presumibilmente, per prima cosa si trova intorno a un tavolo e decide di cosa scrivere, e magari anche perché e in che modo. Questo in SIC - anche per motivi pratici legati al lancio dei gruppi scrittura e allo scopo innanzitutto sperimentale dei primi racconti - non é mai avvenuto.

Nei lavori finora compiuti, il soggetto é stato scritto dal Direttore Artistico e il GS lo ha "messo in scena," trovando una direzione comune e una visione condivisa (anche a livello tematico) durante i lavori. Sarebbe semplice mettere su un GS e come primo atto incontrarsi e dibattere sul soggetto tutti insieme. Anzi, forse é una cosa da fare, un esperimento per una SIC diversa (SAC - Scrittura Artigianale Collettiva?). Tuttavia la SIC, per la propria stessa natura, deve trovare una modalitá diversa di generazione collettiva degli intenti. In primis perché il metodo deve essere attuabile sempre e comunque, a prescindere da posizioni geografiche, amicali o ideologiche dei vari autori (o magari dalla capacitá di un autore di imporre le proprie idee su quelle degli altri con la forza della dialettica); secondariamente, per evitare che un dibattito iniziale troppo approfondito limiti o annulli quel processo squisitamente SIC (ehm) nel quale gli scrittori trovano una direzione e un sentire sempre piú comuni di scheda definitiva in scheda definitiva.

Le schede soggetto sperimentate nei racconti #6, #7 e #8 sono senz'altro un passo avanti verso intenti piú condivisi. Allo stesso modo, delle schede stile ben impostate (i tentativi fatti finora hanno dato risultati poco importanti) potranno aiutare la generazione collettiva degli intenti. Non si tratta comunque di azioni decisive: come fare di piú? Sto iniziando a gingillarmi con l'idea di un racconto SIC il cui soggetto é scritto col metodo SIC... Troppo frattale?

 

Densi, armati e pericolosi

Il Racconto #4, con i suoi scontri di piazza, i suoi inseguimenti, le P38, le botte, i sampietrini, le chiavi inglesi, i coltelli, i fucili, i trapani, le bombe a mano, le baionette, i kalashnikov, volge al termine. E' il primo lavoro SIC che si avvicini per lunghezza a un romanzo breve: la sua composizione (che ha visto la stesura - vado a memoria - di 15 personaggi, 12 locazioni e 22 situazioni, più varie schede aggiuntive e complementari) ha permesso di rodare ulteriormente il metodo sul lungo periodo. Un rodaggio senza stress, in quanto i lavori si sono svolti nella massima tranquillità. Senza nulla togliere al Gruppo Scrittura #4, che è riuscito a mantenere uno standard elevato per così tanto tempo, questo è avvenuto anche perché, lunghezza a parte, il R#4 rispettava gli stessi parametri de "Il Principe" e "Un viaggio d'affari": soggetto preciso e "chiuso", situazioni in ordine temporale, anzi li estremizzava. Si tratta infatti di un racconto d'azione, in cui tre protagonisti attraversano un vero e proprio "diagramma di flusso" di eventi-scoperta ed eventi-ostacolo in ordine temporale (fatti salvi un paio di flash-back), fino alla risoluzione finale. Parlando con Raputt, che dirige i lavori del G#5, costui notava che, a fronte di un soggetto che prevedeva personaggi-maschera, quasi trasparenti, il metodo SIC "classico" (i personaggi prima delle locazioni, e schede personaggio con varie voci di approfondimento, come "biografia") lo aveva comunque portato a fare i conti con personaggi invece complessi e profondamente strutturati, che avrebbero inevitabilmente piegato al loro modo d'essere le atmosfere del racconto. Nel Racconto #4 è successo l'opposto: essendo un racconto d'azione con un gruppo di eroi e una moltitudine di antagonisti, creare subito i personaggi ha dato vita a un "effetto torneo": noi stessi nn vedevamo l'ora di vedere come tutta questa gente armata e pericolosa si sarebbe massacrata a vicenda e le atmosfere ipercinetiche e violente previste all'inizio ne sono uscite rafforzate. Aspettando di sentire Raputt - e di leggere il R#5, che per quanto diverso dagli intenti iniziali potrebbe ben essere meraviglioso - possiamo affermare che la struttura standard della SIC si presta a valorizzare un certo tipo di narrazione ma non è da escludere la possibilità di scambiare l'ordine delle fasi in base alle esigenze (o di introdurre schede ridotte non solo per distinguere tra protagonisti e comprimari, ma anche per regolare il peso relativo dei personaggi). L'altra conferma che arriva dal R#4 è il fatto che la SIC si presta a giocare con l'estremo e l'assurdo: con schede situazione che prevedevano scontri mortali e che avevano spesso come obiettivo la massima spettacolarità, il DA ha avuto solo l'imbarazzo della scelta quando si è trattato di selezionare mosse, coreografie, diversivi e colpi di grazia. La SIC continua quindi a produrre materiale "denso" e altamente originale (si sceglie sempre il meglio e le notazioni abbondano) ma deve ancora essere testata laddove invece la narrazione debba essere asciutta e sintetica. Rimane dubbia la possibilità di scrivere un racconto SIC minimalista (scusate il termine ^^): è senz'altro questa una delle principali sfide che i prossimi GS dovranno raccogliere.

 

Anticipazioni SIC

La filiera gira a regime. La fiducia della casa madre è alta. I gruppi lavorano duro, vari progetti sono prossimi al compimento. Ci sentiamo quindi di dare qualche anticipazione sui prossimi lavori SIC.

Racconto SIC #6 - Sarà un racconto di media lunghezza, come tutti quelli scritti o avviati finora. Avrà come Direttore Artistico Jacopo Campidori (Xiloforo), già membro dei gruppi scrittura de Il Principe e di Un viaggio d'affari. Conoscendo il DA possiamo prevedere che ci saranno di mezzo morti viventi, cultura pop e Vonnegut. Sarà il primo racconto che vedrà Gregorio Magini e Vanni Santoni tra i membri del Gruppo Scrittura. I fondatori si rimboccheranno le maniche e scenderanno in catena di montaggio: il R#6 rappresenta il completamento della formazione dei fondatori stessi riguardo il metodo SIC. Oltre a loro, gli altri 4 membri del GS verranno nominati tramite bando, come al solito.

Racconto SIC #7 - Sarà un racconto breve. Avrà come Direttore Artistico Gregorio Magini, guru del racconto fantastico, e sarà - indovinate un po' - un racconto fantastico.

Racconto SIC #8 - Sarà un racconto breve. Avrà come Direttore Artistico Vanni Santoni e avrà un solo personaggio, una sola locazione e una sola situazione.

(I Racconti SIC #7 e #8 segneranno l'entrata - e il test operativo - della SIC nel mondo del racconto breve e brevissimo. Finora la struttura stessa del metodo ha imposto racconti piuttosto lunghi; vedremo se il metodo SIC "tiene" anche con tagli maggiori e contesti più limitati).

Racconti SIC #9, #10 e oltre - Vista l'elevata qualità dei GS attualmente al lavoro, prevediamo la promozione a Direttore Artistico di altre nuove leve che vorranno incamminarsi nel percorso già intrapreso da Ciumeo, Raputt e Xiloforo.

 

Scrittura collettiva a Barbiana

Noi dunque si fa così: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola.
Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in morticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce, qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo, si stendono sul tavolo i foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da legare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.

(scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa - Libera editrice fiorentina, 1967)

 

Lezioni viareggine - III

Lezioni viareggine #3: ontologia degli opposti

Nota: nessun membro della SIC è al momento a Viareggio (LU), ma dal momento che domani sarò a Lucca per seguire una conferenza stampa, mi pare l'occasione giusta per riprendere in mano e concludere la serie di post cominciata in agosto.

a) Conoscenti e sconosciuti

Nel corso della tavola rotonda al Festival della Creatività, l’attenzione si era a un certo punto spostata sulla figura del Direttore Artistico.
“Ho ancora qualche dubbio,” aveva azzardato uno degli ospiti, “su questa storia della divisione dei ruoli e della direzione dei lavori.”
Per rispondere, mi era venuto naturale prenderla larga:
“Bisogna considerare, nel momento in cui si coordina un gruppo di sconosciuti…”
“Come sarebbe a dire, un gruppo di sconosciuti?”
Stupore in sala. Quello che per noi era ovvio – il fatto che i Gruppi Scrittura SIC sono composti da persone che non si conoscono tra loro – risultò sbalorditivo tanto per gli ospiti quanto per il pubblico.
In effetti, a pensarci bene, in tutti i casi (riusciti) di scrittura collettiva che ci hanno preceduto, gli autori dell’opera si conoscevano tra loro, si erano incontrati varie volte per definire i contenuti dell’opera, o almeno si erano incontrati al momento di scrivere. Nel nostro caso avevamo per lo più gruppi scrittura composti da persone sconosciute tra loro (e non di rado a noi), che avevano sempre lavorato a distanza.
In realtà, la SIC non è un metodo di scrittura collettiva per sconosciuti: funziona infatti perfettamente anche con un gruppo di persone che si conoscono. Quando, nel dicembre 2006, tracciammo le prime linee metodologiche della SIC, non ci ponemmo neanche il problema in quanto l’universalità del metodo (ovvero: che fosse utilizzabile da chiunque) era uno dei punti fermi che ci eravamo dati. Il primo Gruppo Scrittura, che con la stesura de “Il Principe” permise la messa a punto finale della SIC, era composto da persone a noi note ma che non si conoscevano tra loro, e mai questo fatto diede alcun problema in corso d’opera.
Il punto è semplicemente che, per la struttura stessa del metodo, i legami intercorrenti tra i membri di un Gruppo Scrittura non sono rilevanti per il risultato finale. E’ il Direttore Artistico che si fa carico di tutto quel lavoro di mediazione necessario normalmente per scrivere qualcosa in gruppo, mentre ogni consegna delle Schede Definitive sopperisce ad incontri e dibattiti: quando lo scrittore legge la nuova definitiva risintonizza il proprio lavoro sulla direzione collettiva, senza bisogno di sapere chi ha scritto cosa.

b) Scrittori e non scrittori

Nelle mail che arrivano in redazione, una delle domande più frequenti è se sia necessario o meno “essere scrittori professionisti” per partecipare a un Gruppo Scrittura SIC. La risposta è ovviamente no (così come non è necessario “essere scrittori professionisti” per scrivere un racconto), ma vale la pena spendere qualche parola in merito.
1) SIC - Scrittura Industriale Collettiva è innanzitutto un metodo. Chiunque può adottarlo, a patto di indicare che si tratta del metodo SIC e di non fare un utilizzo commerciale delle opere. Questo implica che non c’è alcun parametro qualitativo nel poter utilizzare o meno il metodo.
2) Vero è però che per scrivere un buon racconto, collettivo o individuale, serve una certa dimestichezza con le parole. Nella SIC, anche chi non ha tale dimestichezza può dare un contributo importante (un esempio evidente è il Racconto #4: due membri per loro stessa ammissione non avevano mai scritto racconti, e tuttavia hanno contribuito con le loro idee a tratteggiare protagonisti e comprimari in modo decisivo), tuttavia, quando si passa alle Schede Situazione, nelle quali c’è da raccontare, la dimestichezza di cui sopra diviene fondamentale (e non è un caso che quegli stessi due membri abbiano fornito contributi assai meno rilevanti in fase situazioni, fino, di fatto, all'abbandono). Per quanto riguarda il Direttore Artistico, saper scrivere è almeno in apparenza condizione imprescindibile, ma ci sentiamo di dire – visto che non scrive una parola – che è più importante che sia un buon editor.
3) Questo ci porta ad una questione più volte emersa: i limiti dell’azione del Direttore Artistico. In generale i paletti sono precisi: non deve scrivere niente di proprio; nella composizione di una scheda definitiva può modificare lo stile di una parte di testo per meglio miscelarla con un’altra; in fase situazioni può modificare la struttura degli eventi in modo da combinare meglio schede diverse; può infine (o meglio, deve) modificare il soggetto in base a ciò che via via emerge dalle schede.
3bis) Spesso però, lavorando a un set di schede situazione, la tentazione di “aggiustare” qualcosa viene, specialmente se il DA quando non porta l’uniforme SIC è anche scrittore individuale: le parole scelte in un dialogo, la marca di un vestito, il colore del cielo in quel momento… Benché il nostro nome (Scrittura Industriale Collettiva) indica il massimo rigore, ci sono molti casi in cui l’intervento del DA come scrittore può essere legittimo. La discriminante, ancora una volta, è il buonsenso. E’senz’altro opportuno intervenire laddove ci siano incongruenze col soggetto o con le schede definitive precedenti; è opportuno intervenire per migliorare dialoghi e descrizioni, se le schede definitive finora prodotte giustificano tale intervento (ex. la scheda personaggio indica il personaggio come pedante e lamentoso ma gli scrittori lo fanno parlare in modo secco e conciso); è infine opportuno intervenire laddove ci siano problemi di verosimiglianza (esempio: nel Racconto #4, come macchina usata da un gruppo di brigatisti nel ’77 sono state proposte una BMW, una Duna, una Fiat 500 e una Fiat 125. Si capisce che è stata scelta la 125 – BMW poco verosimile, Duna prodotta dieci anni più tardi, Fiat 500 inadatta all’inseguimento descritto nella scena – ma se tra le auto proposte dagli scrittori non ce ne fosse stata nessuna adatta, credo che il Direttore Artistico avrebbe avuto ben diritto di introdurne una di propria iniziativa).

c) Quelli per l’atto e quelli per il risultato

Tornando al primo punto, è vero che finora i membri di un Gruppo Scrittura non hanno avuto il potere di scegliere di cosa scrivere: questo perché ogni opera SIC scritta o avviata finora è servita e serve a mettere a punto il metodo o alcuni suoi aspetti (nel Racconto#1 il metodo in sé, nel Racconto#2 i livelli simbolici, nel Romanzo#1 il testo lungo, nel Racconto#3 la storia nella storia e il soggetto aperto, nel Racconto#4 la narrazione dell’azione e la coralità, nel Racconto #5 la narrazione non sequenziale) e quindi la prima bozza di soggetto è stata interamente scritta dal DA. Finora, quindi, tutti gli scrittori hanno partecipato "per l'atto" di fare SIC, sebbene poi abbiano apprezzato gli intenti e la forma del soggetto, lavorando con entusiasmo (e portando spesso il soggetto altrove). Tuttavia, in un futuro prossimo in cui il metodo sarà rodato sotto ogni punto di vista, credo che uno dei passi da fare sia il lancio di Gruppi Scrittura in cui anche la scelta e la stesura del soggetto avvengano in modo partecipato.

 

Velina

Giusto una velina di servizio:

il DA del G#5 (raputt) ha consegnato le definitive dei personaggi del racconto e inviato la prima scheda locazione da compilare.

il DA del G#4 (sarmigezetusa) sta componendo le definitive per le Situazioni 13-15 e invierà a brevissimo le S16-18 da compilare.

il DA del G#3 (ciumeo) ha consegnato la S3 definitiva, il gruppo ha avuto un innesto (sesta) e si avvia alla conclusione del racconto col lavoro su S4 e S5.

i DA del G#1 (V&G) hanno consegnato la Scheda Ambientazione definitiva relativa alle opere d'arte attorno a cui ruota il romanzo, e stanno lavorando alla nuova versione del soggetto che verrà consegnata in settimana.

 
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