Inserisco alcune considerazioni che sono nate in occasione di un'amabile gita in campagna che aveva tra gli special guest anche alcuni SICofanti (peterpoe e vice).
Perlopiù discorsi sul metodo, tra cui l'annosa questione del "è possibile un capolavoro sic?". Ometterò al mia risposta - per ora - ma citerò quello che a mio parere è uno dei più grandi bastoni tra le ruote al sicometodo.
Immaginiamo un' industria automobilistica. Ogni singola parte della macchina viene costruita da mille mani, umane o robotiche, che seguono fedelmente e servilmente le istruzioni del Progetto Macchina. In questo caso il risultato è esattamente quello previsto dal progetto, ed il fatto che l'opera (macchinuccia) sia costruita da mille mani non cambia il risultato finale, anzi lo migliora e rende più veloce il processo. E' presto fatto perchè un pistone è pur sempre un dannatissimo pistone, e dev'essere fatto così e non altrimenti.
Immaginiamo poi l' industria cinematografica (fino ad ora unica opera collettiva che può talvolta assurgere allo status di capolavoro, a mio parere). Il regista è l'artefice del Progetto Film, e richiede da attori, montatori e tecnici vari esattamente quello che vuole. Ma un' inquadratura o un personaggio non sono concetti precisamente definiti come un pistone. Il regista deve in ogni caso scendere a compromessi, modellare i suoi strumenti umani con ferocia vestendo sovente la parte del dittatore isterico. A volte usa anche un fucile. Il regista combatte col materiale umano come uno scultore col marmo, forzandolo il più possibile ma anche cedendo o addirittura traendo spunto da quelle zone in cui il materiale è poco malleabile, e si presenta che lo si voglia o no così com'è. Un (bel) film può essere l'opera di più geni, ma la sua identità di capolavoro è dovuta essenzialmente alla capacità e al pugno di ferro del regista nel gestire tutti quegli umani.
La SIC è un passo ulteriore, anche nella complessità. Un direttore artistico avrà per le mani del materiale ancora più vago e meno plasmabile per il suo Progetto Libro. Così come posso chiamare un attore adatto a una certa parte ed incanalarlo nella suddetta, posso chiamare uno scrittore adatto ad una determinata fase di scrittura (es.: descrizioni psicologiche) e incanalarlo nel ruolo più adatto al libro, ma il margine di libertà è più ampio. Da qui i due rischi opposti: o avere del materiale personale che poi viene diluito e spersonalizzato per esigenze relative al Progetto Libro, o avere del materiale più impersonale e dunque spesso poveruccio in profondità. In sintesi: un buon attore cerca di rinunciare o utilizzare se stesso per ottenere la parte richiesta, ma un buono scrittore (non industriale) no. Lavorà per sè e su di sè. Recita delle parti ma non per altri.
Un attore da solo non può fare un film, così come non può farlo un cameramen o un truccatore. E un tecnico dei pistoni non può fare una macchina. Ma uno scrittore (siccabile) può fare un libro da solo, a volte con risultati peggiori e a volte migliori.
E dunque, esiste la figura dello scrittore-attore che sarebbe necessaria alla SIC?


Quote:Un (bel) film può
[quote]Un (bel) film può essere l'opera di più geni, ma la sua identità di capolavoro è dovuta essenzialmente alla capacità e al pugno di ferro del regista nel gestire tutti quegli umani.[/quote]
Io credo che nella SIC la situazione sia del tutto diversa: un regista è materialmente impossibilitato a fare un film completamente da solo.
Tu dici [quote]Un attore da solo non può fare un film, così come non può farlo un cameramen o un truccatore. E un tecnico dei pistoni non può fare una macchina. Ma uno scrittore (siccabile) può fare un libro da solo, a volte con risultati peggiori e a volte migliori.[/quote] Però anche un direttore artistico potrebbe scrivere il suo libro, se volesse dirigere i suoi scrittori come fossero attori allora non si vede perchè non scriva da solo..
Nella SIC l'unità non può nascere da una volontà singola. E non credo neanche che un direttore artistico possa realmente avere un Progetto-libro senza essere costantemente frustrato da ciò che ritorna dagli scrittori. Verrebbe quasi da dire che con la SIC si è più vicini alle performance.
Comunque con questo metodo la tecnica di produzione è del tutto diversa da quella di un regista e probabilmente vieta che si possa parlare di "capolavoro" - posto che si abbiano obbiettivi di quel tipo. Ma forse è tempo che Vanni e Gregg ci parlino di più della loro esperienza di direttori artistici.
Paradigma
Innanzitutto ci dovremmo accordare sul significato di "capolavoro". Esistono capolavori letterari, cinematografici, teatrali (giza afferma che solo il cinema può sfornare capolavoori "collettivi", ma il teatro non è da meno (si pensi alle "compagnie")), tecnologici, ne esistono in ogni campo. Per come la vedo io, un capolavoro SIC è un capolavoro non della letteratura, ma della letteratura collettiva: se esiste un tale capolavoro, esso è proprio di questa nuova forma espressiva (non si può negare che lo sia) e deve confrontarsi unicamente con le opere letterarie collettive. Q di Luther Blisset è a suo modo un capolavoro, ed è letteratura collettiva. Diverso da molti altri romanzi, un romanzo storico con un intimismo incentrato non sull'autore quanto sulle figure storiche protagoniste.
Un capolavoro SIC, per me, è dunque assolutamente plausibile, e come tutti i capolavori sarebbe frutto di alchimie, momenti storici favorevoli, talenti che si incontrano per caso nel giusto contesto: il "capolavoro" sfugge alle logiche industriali, laddove oggi i "capolavori" sono sovente identificati coi "blockbuster", e dunque è una possibilità del metodo SIC, forse un fine ultimo o un sogno: statisticamente tanto più probabile quanto più si ha partecipazione, condivisione, strutturazione del metodo, approfondimento, critica. Escludo (beh, non del tutto ma ci siamo capiti) che il primo romanzo SIC sarà un capolavoro: ma sarà un grande banco di prova, un'esperienza certamente unica nel suo genere, dalla quale forse un domani discenderà un'opera quale, per modie risultati, non se ne erano viste prima: un capolavoro, un nuovo paradigma (relativo, si badi bene, alla scrittura collettiva).
Augh, ho detto.
[url]http://www.ciumeo.it/[/url]
Art Director Docet
O meglio [i]docebit[/i], nel senso che mi inserirò seriamente nella discussione quando avrò finito di martellare la maledetta [b](S3)[/b] del Racconto #2...
Anticipo per ora solo che l'esperienza mia e di Vannisarmigezetusa ci ha permesso per ora essenzialmente di capire tre o quattro (anche cinque, và) tecniche di "estrazione" del materiale valido dalle schede, ma almeno io, per quanto riguarda lo [i]status[/i] della nuova e bizzarra figura autoriale di cui ho finora umilmente vestito i panni, ho le idee molto confuse. Tante idee certo, ma confuse.
capo di lavori
Il capolavoro SIC può ben esistere, lo dimostra il fatto che i racconti SIC reggono tranquillamente il confronto con moltissimi racconti "tradizionali," e stiamo parlando delle prime timide prove (anche se il Principe fosse venuto ORRENDO saremmo stati lo stesso soddisfatti, addirittura il metodo non era definito appieno e il racconto serviva a quello!)
E' chiaro però che le ragioni e i processi che faranno di un testo SIC eccezionale un "capolavoro" saranno differenti da quelle che sanciscono tale status per un'opera individuale, magari la cosa sarà attribuita a determinate sinergie tra autori diversi, alla sensibilità di un direttore artistico che ha saputo coordinare le strabordanti personalità di quattro grandi scrittori, o chissà che altro.
E' tutto da vedere, non dimentichiamoci che stiamo parlando di un'arte giovanissima: ha compiuto da pochi giorni i primi sei mesi di vita, dei quali solo quattro "operativi."
Non sono un uomo del metodo
Non sono un uomo del metodo ma dico la mia. Il punto di forza della scrittura collettiva è che più cervelli ragionano meglio di uno, io mi chiedo se la SIC con l'idea di un solo DA (o due è uguale) non frusti quello che è appunto il punto di forza della SIC.
Ma non voglio fare discussioni capziose perch la mia posizione è quella di chi crede nel metodo SIC (pur non ritenendolo Vangelo intoccabile). E ci credo perché ha ottenuto un ottimo risultato nella prima prova e ne sta ottenendo uno buono nella seconda. Vi faccio un esempio calcistico: se io alleno una squadra di calcio non c'è un modulo perfetto (mettiamo che io sia fanatico del 4/4/2)ma dovrò trovare e adattare lo schema che mi dà i migliori risultati. Io credo in questo. E credo molto nella promozione. Quando avremo scritto un buon racconto o avrete scrito un buon romanzo la nostra prova nn finisce affatto, dobbiamo promuoverlo nel modo migliore e anche con metodologie innovative. Siamo giovan e qualche buona idea la tireremo fuori.
sesta
intanto dì pure "avremo" perché a partire dalla fine del Racconto #2 verrai coscritto nel gruppo scrittura del Romanzo #1
nel romanzo aperto forse avremo vari DA, il punto è come integrarne il lavoro
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