Torna a SIC ForumRacconti e Romanzi SIC → Jacopo Galimberti su "un viaggio d'affari"

Posto qui l'interessante analisi fatta dal poeta Jacopo Galimberti su Un viaggio d'affari:

Ho deciso che faro' due cose: prima un'analisi del testo, passo dopo passo, come se il racconto fosse stato scritto da una sola persona. Dopo, alla luce del fatto che invece é stato scritto con il metodo SIC, cerchero' di sviluppare alcune riflessioni. 

Dove siamo? Negli stati uniti, in un atmosfera romanzosissima, anzi cinematografica ai limiti della parodia: uffici « avvolti nella penombra », trofei di caccia (in ufficio?), il nostro uomo a Miami, etc. dopo la prima pagina mi sono detto, ecco la solita storia: il suocero grosso e potente con il john di turno che ne ha sposato la figlia, cosa combinerà il nostro buon johnny per liberarsi dalla morsa del suocero? Partirà e non tornerà più, bella la frase iniziale, da un piglio che fa sperare. L'unica cosa che mi fa pensare che non siamo nei « conformisti » e « paternalisti » anni '50 è il fatto che si precisi la data e poi il fatto che John venga da un divorzio (ben trovato). 

Pag.3 « a letto per una polmonite ma non si smuove ». « Smuove » non funziona, il suocero parla come negli anni '50 (leggi: come nei film si tende a far credere si parlasse negli anni cinquanta: « cuore tenero e delicato come te ») « smuove » mi sembra troppo colloquiale.

Pag.4 Come « john lottava per scivolare in un sonno comatoso »? Mi pare poco comprensibile. La scena da coppia borghese é bella, la moglie non é una caricatura, la scena qui sembra canonica, come la prima, ma non parodica, infatti é in atto una sottile problematizzazione del rapporto tra i coniugi.

Pag.6 Il « sonno inquieto » letterario...non va bene, dopo mi pare vada benissimo che Eveline dica qualcosa di incomprensibile, si coglie il fastidio strisciante, logorante, l'incomunicabilità da quattro soldi.

Pag.7. Belli i baffetti da attore porno anni '80. Qui incomincio a capire che la passività di john da un po' sul narcolettico, quindi forse andava bene a Pag.4.

Pag.8 “Si bullava”, giovanile-recente, mi sembra poco in sintonia con il tono della narrazione.

Pag.8 “prodezze erotiche e sportive” punto, non c'é bisogno di precisare “talvolta sovrapposte”. Il fatto che Egg dia lavoro al padre della moglie è troppo spiatellata come antitesi rispetto a John.

Pag.11 Sedersi in direzione opposta rispetto al viaggio...non é male (aneddoto, i greci immaginavano il futuro come qualcosa che ci é alle spalle, cioé invisibile. Siamo cosi' impregnati da un immaginario positivista che il futuro non possiamo evitare di immaginarcelo di fronte. Quindi  la battuta “ha un bellissimo futuro alle spalle” di uno che si riferiva al culo di un'aspirante velina, non é poi cosi' scema. Si fa per dire).

Pag.11 “fitto di sogni”, “nel cuore aveva un sentimento strano”, ma chi é Mario Luzi? (spero tu non me ne voglia pur essendo di firenze...)

Pag.11 “perfettamente antitetica a quella [...] di Eveline” non c' é bisogno di dirlo. Il lettore capisce da solo che se una é fieramente popputa ( bell'invenzione verbale) e l'altra é algida e smilza sono antitetiche.

Pag.11/12 molto  bella la parte del “flusso di coscienza” (ha cent'anni e non li dimostra, sul serio), bella la cicatrice attraverso un sopracciglio, davvero ben trovato.

Pag.13 “signora...”, “Rostomian...Patricia Rostovian”, filmoso. Di per sé non sarebbe un male ma non si capisce fino a che punto sia deliberato.

 

Pag.14 “come sarebbe stato passare dall'erotismo affusaloto e pungente [...] di Eveline a[...] quelle cosce brune?”. Discorso gia fatto, ma c'é proprio bisogno di rendere espliciti questi contrasti attorno a cui si costruisce il racconto? Secondo me no. Se il lettore non ha capito, vuol dire che dorme.

Pag. 15 “Ecco cosa lo riempiva [...] per nulla interessanti”, tutto questo passaggio é di dubbia pertinenza. Penso a un racconto tipo “Un borghese piccolo piccolo”, il narratore non perde una sua voce estranea ma la cala nella materia ( discorso lungo...). Qui invece si ha una  trafila verbosa, dal sapore intellettuale, che non vedo bene come situare rispetto a John. In sostanza, il protagonista ha una sorta di rivelazione, di epifania se vuoi, ma il registro produce uno stacco che allontana da john e porta verso l'autore, quindi lo trovo sbagliato.

Pag. 15 “l'anima piena d'aria stantia”, ammetto di essere un ateo militante ma mi pare che anche qui Luzi ci cova (assonanza di “a” e “i”, etc...).

Pag. 17 “-Ecco- [...] il nerd fuori di brocca”. Passi per “fuori di brocca”, non l'ho mai sentito, peggio per me, ma “nerd” non va bene perché nel migliore dei casi é giovanile ma john non parla e non si parla cosi'. Tuttavia mi domando, e se ci fosse un sottile gioco alla Benjamin, di traduzione che pero' deve lasciar in trasparenza la lingua originaria, il che naturalmente qui sarebbe una specie di doppio gioco perché non credo sia stato scritto in inglese... penso che sia solo una cattiva scelta di vocabolo.

Pag. 18 “sarebbe stata una buona battuta da fare a Eveline” mi piace questo soliloquio intriso di malafede, di frustrazione, di voglia di brillare davanti a qualcuno, la moglie, che conoscendolo saprà beccare lo sforzo e lo considererà una miseria. Mi piace come avete articolato questo rapporto Eveline, john. Adesso capisco anche il senso dei nomi, la serafica (“line” qualcosa si sottile e una certa dirittura morale), finta pura (Eve), inconsistente come “velina” (la carta...). Alla Duchamp allora :  “E' velin(a)”.    

Ci sono, a mio modo di vedere, degli errori nella scelta del registro e in alcuni vocaboli. D'altronde questa mi sembra una delle piu' grosse difficoltà della prosa. Non ci sono parti distinguibili come contrassegnate da uno stile d'autore, il lavoro di assestamente, che credo sia tra gli obiettivi della Sic, é riuscito. Detto questo non mi convincono i tre incontri sul treno, un po' stereotipati tutti quanti : la bella che mette voglia di rivoluzione, l'alter ego integrato, l'alter ego non integrato.

Alla fine del racconto mi sono domandato se questi tre personaggi incontrati da john si prestino ad una lettura allegorica. In altre parole, mi sono chiesto se il racconto sviluppi una perfetta corrispondenza tra le tre figure e un concetto, atteggiamento tipico di chi vuole fare chiarezza, e  didattica. Senza addentrarmi nella problematica, mi pare che questo sia il frutto di un eccesso di schematismo nell'intreccio e nella cadenza con cui si incontrano i personaggi, forse è una conseguenza inevitabile della metodologia di scrittura, (l'equa suddivisione dei personaggi...)?  Le parti migliori sono certi “strip di coscienza” di John, il suo rapporto con la flessuosa e acida moglie, forse lo stesso andazzo ollivudiano che, dopotutto, sembra voluto.  

ritratto di sarmigezetusa

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commento di sarmigezetusa, 02/05/08 - 20:55

una prima doverosa precisazione sull'ambientazione statunitense: "Un viaggio d'affari" nasce come spin-off del Romanzo SIC#1... Ci si chiedeva infatti che fine avesse fatto il padre di Lindsay, e da lì nacque l'idea di deciderlo con un racconto SIC. Ci incuriosivano anche le potenzialità di Charlotte, una città americana grande e importante di cui però non si sente parlare mai.

ritratto di peterpoe

Un sacco di considerazioni

commento di peterpoe, 19/05/08 - 11:58

Un sacco di considerazioni giuste... E un argomento in più a favore dell'Editing Infinito!

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