Torna a SIC ForumDiscorsi sul Metodo → Suggestioni sulle possibilità di un capolavoro SIC

Partecipo alla discussione lanciata da Giza, in quanto partecipante all’amabile gita in campagna. Devo dire che il mio parere sulle possibilità di un “capolavoro” SIC sono assai più rosee delle sue.
Preciso però che, non facendo io parte di nessun progetto di scrittura, non conosco assolutamente i dilemmi pratici che ai vari partecipanti si pongono. Per questo mi muovo ad un livello diciamo teorico, col rischio di spadellare il bersaglio. Comunque ci provo.
Giza sostiene –giustamente- che “un (bel) film può essere l'opera di più geni, ma la sua identità di capolavoro è dovuta essenzialmente alla capacità e al pugno di ferro del regista nel gestire tutti quegli umani” e che questo pugno di ferro si traduca nella SIC nel rischio “di avere del materiale personale che poi viene diluito e spersonalizzato per esigenze relative al Progetto Libro, o avere del materiale più impersonale e dunque spesso poveruccio in profondità”. Questa ipotesi, a mio avviso, sottintende l’idea che l’utilizzo migliore di un testo sia quello pensato dal suo autore.
Per argomentare la mia maggiore fiducia userò due suggestioni, entrambe suggerite da Borges. La prima viene dall’esame dell’opera di Herbert Quain. Dice: “Quain soleva ripetere che i lettori sono una specie ormai estinta. “Non v'è europeo - ragionava - che non sia uno scrittore, in potenza o in atto”. Affermava anche che, tra le diverse felicità che può procurare la letteratura, la più alta è l'invenzione. Poiché non tutti sono capaci di questa felicità, molti dovranno contentarsi di simulacri”. Se prendiamo per buone le notazioni del sig. Quain otteniamo due cose: 1)togliamo una certa aura di mistero/potenza allo scrittore, all’idea che esso sia una Individualità Forte, che trae la sua potenza dal suo Io 2)poniamo l’attenzione sull’importanza dell’invenzione –del momento combinatorio, direbbe Calvino- nella letteratura. Se l’Europa è davvero come dice Quain, cosa c’è di meglio di un processo che lasci ampia libertà agli scrittori coadiuvati da un (o due) direttore artistico che si occupi dell’invenzione, della parte combinatoria, di mescolare e rigirare i testi finchè dal loro melange non nasca qualcosa che nessuno degli scrittori aveva previsto. Non c’è nessuna evidenza che il non controllo della totalità dell’opera porti ad “impersonalità” dei testi, ma solo che questa personalità non sarà più quella dello scrittore (e credo neanche del D.A.) ma quella del testo. Certo è che i DA dovranno essere dotati di quella capacità d’invenzione di cui parla Quain perché possa venirne fuori un “capolavoro”.
Il secondo argomento, che è un gioco, e anche una stupida prova “a contrario”, viene invece dalla riscrittura del Chisciotte fatta da Pierre Menard. Il gioco è questo: provare a immaginare opere d’arte letterarie, fatte e compiute, come fossero state realizzate con metodo SIC. Alcune si prestano assai bene; ovviamente Se una notte d’inverno un viaggiatore potrebbe benissimo essere l’opera di più autori, e Calvino aver scritto solo le parti con Lui e Lei, oppure neanche quelle, limitandosi alla fine al solo “riposizionamento” di testi prefatti. E nondimeno il libro raggiungerebbe in pieno lo scopo. Così Foster Wallace, potrebbe benissimo essere in realtà un gruppo di annoiati professionisti –diciamo un medico, un fisico, un matematico, un docente di letteratura e un esperto di tennis- che sotto la guida di un eccellente caratterista producono opere che rivoluzionano il modo di intendere il romanzo. Chiunque con una fantasia migliore della mia potrebbe portare avanti il gioco. Esso non vuole tuttavia essere pura retorica: è effettivamente immaginabile che un’opera di ampio respiro sia costruita così. Non so se le mie suggestioni restituiscono al giza e ad altri maggiore fiducia; se ciò succede, ho raggiunto il mio scopo. Mi rendo conto di aver spostato un po’ la discussione dalle “possibilità espressive della SIC” ad un più generico “ruolo dell’autore nella letteratura”, e questo è forse un altro tema.

Pongo brevemente un altro problema relativo direi all’economia SIC. Ovunque un uomo acconsenta a prestare il proprio impegno in attività eterodirette –anche nel campo dell’arte- viene ripagato con un salario, a compensazione della sua subordinazione. Siccome dubito che per il momento (mai dire mai) la SIC possa fare questo rimane un dubbio: perché lo scrittore dovrebbe farlo? Aprire spazi di discussione tra autori e DA anche sui testi potrebbe essere una buon modo per rendere meno cogente la “subordinazione”, sempre ovviamente cercando di far in modo che si mantenga il rigore necessario a produrre un’opera. Forse questi spazi esistono già, oppure si sono prodotti informalmente, e quindi la questione non si pone. Io che non ho partecipato non lo so.

ritratto di ciumeo

Mi hai suggestionato.

commento di ciumeo, 11/06/07 - 02:04

Un post troppo lungo da commentare a quest'ora, ma molto chiaro e interessante. Sull'ultimo punto, mi viene un'ipotesi naturale: il fine ultimo di un racconto o romanzo SIC è la pubblicazione, una volta raggiunta la quale a tutti gli autori viene riconosciuta una percentuale. Ogni scrittore dunque ("esordiente o insomma senza contratto di un certo tipo), come avviene per l'editoria tradizionale, non fa che investire il suo tempo e la sua creatività in un'idea, se ci crede, e ne raccoglie gli eventuali frutti. A livello promozionale parte avvantaggiato dalla molteplicità delle voci in campo (variabile) e dalla loro importanza (variabile). La cosa non è ovviamente formalizzata al momento, ma data la fase sperimentale e la recente nascita del progetto mi pare prematuro parlare di questi aspetti.

[url]http://www.ciumeo.it/[/url]
[url]http://www.enriconencini.com/[/url]

ritratto di intellettuale

...

commento di intellettuale, 11/06/07 - 02:26

Il punto è (credo) che un capolavoro SIC avrebbe caratteristiche diverse da un capolavoro individuale.

E' interessante notare che una cosa è un "capolavoro SIC", inteso come un'opera che, tra quelle scritte con metodo SIC, risulta eccezionale, e un'altra è un capolavoro SIC inteso come un'opera SIC che, oltre ad essere ottima, gode dello status di capolavoro anche a confronto con opere individuali.

Certo è che la SIC, per le sue caratteristiche di omogeneità, dovrebbe essere in grado di surclassare qualunque opera scritta con il metodo classico (e ovviamente inefficace, a meno di forte coesione del gruppo e pesante editing incrociato) "scriviamo una parte per uno."

Nella (breve) storia dei racconti scritti collettivamente, il primo racconto SIC è già un capolavoro, sebbene non lo sia per niente nella storia dei racconti in generale.

ritratto di Raputt

il valore della subordinazione

commento di Raputt, 11/06/07 - 10:36

Il gioco che hai proposto è fantastico. Fra le altre cose tocca implicitamente un punto che mi interessa particolarmente: un'opera SIC è in linea di principio riconoscibile in quanto opera SIC?
Da parte mia sono d'accordo con te e in disaccordo con intellettuale: perché dovrebbe? L'omogeneità è garantita in linea di principio dal metodo stesso ed i processi di composizione sono fatti per rimanere invisibili (e questa è una scelta specifica che potrebbe anche essere elaborata ulteriormente).
Se, dunque, non è riconoscibile a prima vista - e quindi non si può supporre che il metodo produca [i]a priori[/i] risultati di un certo tipo - la maggior parte delle critiche ricevute riguardano esclusivamente il ruolo dell'autore.
In questo senso continuo a vedere la "subordinazione" come un elemento non problematico, anzi, da sottolineare come valore positivo (qualora non ci siano in ballo soldi, s'intende ^_^): positivo dal punto di vista metodologico (ciò che Vanni e Gregg hanno spiegato più volte) e positivo da un punto di vista "politico".
Ciò che incuriosisce è che l'accento cada sempre su termini che indicano costrizione e sottomissione, mai sulla [i]partecipazione[/i]. Ovviamente se la subordinazione fosse coatta ci ritroveremmo forse nello scenario 2012 del sogno di Ciumeo* ma finché si tratta di una libera scelta allora anche l'essere cittadini o l' iscrizione ad un partito comportano [i]partecipazione-subordinazione[/i]..

*se ho capito il senso di quell'esempio

PS
Chiedo scusa se continuo a battere indefessamente sullo stesso chiodo, forse un giorno elaborerò un'altra idea.

ritratto di egaliga

Subordinazione al Ruolo

commento di egaliga, 11/06/07 - 13:43

Mi permetto (da neofita del forum) un piccolo intervento nella discussione, perchè è un argomento che, a livello personale, mi coinvolge. Credo assolutamente nella possibilità di un capolavoro SIC. E non a livello puramente ideale. Ci credo perchè, mutatis mutandis, è esattamente quello che accade in teatro da tempo immemore, con modalità volta volta differenti (a seconda del tipo di ricerca che è stato svolto). Uno scenario dove uno (o due) Direttori Artistici (in questo caso drammaturgo e regista) incanalino la creatività degli attori (gli scrittori dell'azione scenica e dello stesso testo) per mezzo di studi di personaggio (le schede) ed improvvisazioni mirate al canovaccio generale (il soggetto) è attivo nella storia del teatro dalla commedia dell'arte in poi, passando per Shakespeare, fino ai tempi nostri, alle ricerche di Grotowskij etc.
E di capolavori nati grazie a questo tipo di modalità organizzativa e realizzativa ve ne sono. Sono d'accordo con il valore della subordinazione, ma sopratutto, come del resto accade in teatro, con il valore della differenziazione dei ruoli e del loro reciproco rispetto. E' vero che se da un lato le variabili in teatro sono maggiori (la scrittura fisica, ad esempio), dall'altro è più agile - forse rispetto alla letteratura - "uniformare" il linguaggio, essendo basato su dialoghi (al massimo monologhi). Tornando alla creazione di grandi capolavori, non credo sia necessariamente il pugno di ferro di un regista che crea il film capolavoro. Il film capolavoro vive di immagini, quindi di un grande direttore della fotografia, di grandi attori, di un grande sceneggiatore, e probabilmente di una grande troupe al completo, certo il tutto subordinato ad un progetto di un Direttore Artistico. Credo (e lo dico da regista) profondamente nella subordinazione (e dedizione) di ognuno al suo ruolo, in un ambito in cui comunque la propria creatività è IL valore aggiunto.

ritratto di giza

Avvocato del diavolo

commento di giza, 11/06/07 - 19:49

Questo mulino teorico continua a ricevere acqua, e direi che è cosa buona! Innanzitutto, da buon ingegnere dell'anima riallineo la mia posizione: sulla possibilità di un "capolavoro SIC" (non inteso come "la migliore opera tra le opere SIC") sono tuttora un convinto astenuto, non un "no". Ma rivestirò comunque il ruolo di avvocato del diavolo, portando tesi a favore del "no". Per amor di discussione, perchè sono un guerrafondaio guastafeste e perchè non è ancora arrivato il celebre momento di farsi i pompini a vicenda. Scriverò quindi quanto prima un appunto sulla schizofrenia e la sufficienza dell'individuo (annoto qua i temi o dimentico tutto). Scusate se ora non ho il tempo per elaborare un intervento decente e scusate se ho citato la bibbia, stalin e tarantino in questo stupido post.

www.gizart.com - www.pornsaints.org

ritratto di ciumeo

Eresia!

commento di ciumeo, 11/06/07 - 23:32

Un giorno rimpiangerai le tue tesi eretiche.

[url]http://www.ciumeo.it/[/url]
[url]http://www.enriconencini.com/[/url]

ritratto di sarmigezetusa

capolavori SIC

commento di sarmigezetusa, 12/06/07 - 07:58

Questione decisiva. Partendo da alcune riflessioni già fatte sopra:

Capolavoro SIC (definizione #1): un'opera SIC che, rispetto alle altre opere SIC, si staglia per bellezza, qualità formale, portata, profondità, vigore, costruzione di senso.

Capolavoro SIC (definizione #2): un'opera SIC che, rispetto alle altre opere di scrittura collettiva, si staglia per bellezza, qualità formale, portata, profondità, vigore, costruzione di senso.

Capolavoro SIC (definizione #3): un'opera SIC che, rispetto alle altre opere di narrativa di qualunque tipo (perlopiù individuali, quindi), si staglia per bellezza, qualità formale, portata, profondità, vigore, costruzione di senso.

Le definizioni #1 e #2 rientrano alla perfezione in alcuni degli assunti che noi stessi abbiamo stilato per descrivere la SIC: "la scrittura collettiva è un'arte diversa, che persegue obiettivi diversi," etc.

La #3 invece ci porta fuori dal seminato che ci eravamo costruiti: sottende infatti che le opere SIC, in quanto comunque appartenenti al mondo della narrativa, debbano confrontarsi con esso nella sua interezza.

La questione profonda è quindi: la SIC è una branca della letteratura o un'arte a sé stante?

Nota: chiudo con questa domanda perché è pomposa e fa scena ^_^ ma tornerò presto per dire perché a mio avviso un capolavoro SIC è non solo possibile ma addirittura necessario (questo non significa che sia facile da ottenere).

ritratto di peterpoe

Reverse engineering

commento di peterpoe, 12/06/07 - 23:02

Io e sarmigezetusa abbiamo già giocato a Menard quando costruivamo il metodo: infatti è accaduto più di una volta che prendessimo in mano un libro chiedendoci se sarebbe stato possibile ottenere un determinato effetto o inserire un dato elemento usando il metodo SIC: se la risposta era negativa o dubbia, aggiornavamo il metodo...
A ripensarci, Menard è stato fondamentale nell'elaborazione della SIC, perché ci ha aiutato a non limitarci a una nozione eccessivamente limitata e rigida delle possibilità di un'opera letteraria.
Potremmo organizzare sul sito un Menard contest per scovare i bug della SIC, ovvero le cose che con l'attuale metodo non sarebbe possibile fare.

ritratto di peterpoe

Menard contest?

commento di peterpoe, 12/06/07 - 23:05

Siamo proprio dei nerd visionari...

ritratto di looplab

Interfaccia A

commento di looplab, 16/06/07 - 20:51

Scusate l'intromissione, ma dal mio punto di vista è ovvio che passando dal "singolo" al "gruppo" si scatenano innumerevoli dinamiche psicologiche e comportamentali; per cui è ovvio che ci siano contrasti, è ovvio che ci siano problemi, è ovvio che il risultato finale non sarà mai come lo si è immaginato prima di cominciare.
Se l'intenzione principale è quella di produrre un qualcosa "insieme" allora è necessario che ognuno rinunci a qualcosa per il bene del gruppo.
Io vedo la SIC come un esperimento, e come in tutti gli esperimenti il risultato spesso è imprevedibile: può essere negativo o incredibilmente positivo.
Quello che però potrà dare il valore aggiunto al tutto è proprio il concetto di gruppo, la molteplicità delle soggettività che si fondono tra di loro.
Il fatto che ci siano delle figure "leader" come i direttori artistici, presuppone che l'opera comune abbia una direzione, senza la quale sarebbe impossibile sperare in qualsiasi risultato concreto.
Starà quindi a loro saper gestire nel modo migliore il "gruppo" facendo risaltare le qualità di ognuno dei partecipanti e permettere una creazione continua di surplus creativo (non saprei come altro definirlo) da parte di tutti.
Conoscendo bene Vanni/Sarmigezetusa, non ho dubbi che la gestione sarà ottimale, quindi... ottimismo suvvia!

spero di non aver pisciato fuori dal cesso, come direbbe Hemingway

ritratto di C.

l'occasione è questo grande

commento di C. (non verificato), 28/02/09 - 15:53

l'occasione è questo grande romanzo aperto! :D

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