Trattamento A2 - Matteo da Gaeta a Caiazzo

Scheda Altro

Scheda Altro Definitiva
Note di Produzione: 

Dal soggetto: Matteo arriva a Napoli prima delle quattro giornate e si mette a pigione, grazie alla piccola somma di denaro che ha con sé, in attesa di capire come muoversi; scrive una lettera di risposta alla sorella che tuttavia non arriverà mai a destinazione. Esclusa l'ipotesi di rientrare alla casa di Catania, ormai vuota, decide di risalire l'Italia per ricongiungersi con la sorella.

Alla ricerca di un modo sicuro per salire verso nord, oltre la linea Gustav, frequenta il mercato nero cercando, tra le altre cose, di procurarsi un nuovo passaporto, ed entra in contatto con vari trafficanti. Un contrabbandiere, che traffica anche in documenti, gliene procura uno, e gli rivela che non solo sa da dove è più sicuro passare, ma ha in effetti in programma un viaggio clandestino verso Roma. Su insistenza di Matteo il contrabbandiere accetta di portarlo con sé "sempre che sappia usare un'arma". Insieme al contrabbandiere, che scoprirà avere una cinquantina di passaporti falsi da vendere agli ebrei della capitale, e a una guida montana, Matteo risale verso gli Appennini, passa da Caiazzo vedendo i risultati dell'orribile massacro nazista...

 

Schede coinvolte: pA, pD, L2, L3, L4, L5, L6

 

Lista degli eventi rilevanti: decisione di andare a Napoli - viaggio fino a Napoli - vita a Napoli ed esperienza delle quattro giornate - contatto col contrabbandiere - viaggio fino a Caiazzo - Massacro di Caiazzo

 

Lista degli eventi da dettagliare: decisione di andare a Napoli - vita a Napoli ed esperienza delle quattro giornate - rapporto Matteo-contrabbandiere

 

Lunghezza massima: 3000 battute per l'impostazione generale + 2000 per ogni "evento da dettagliare".

Svolgimento: 

Impostazione generale del blocco

 

Il blocco è denso di avvenimenti e di spostamenti: il protagonista in pochi giorni passa dalla vita militare, scandita e definita in ogni dettaglio, al caos totale: prima la fuga, poi la città in balìa degli avvenimenti e ancora il viaggio verso nord.

 

Le schede sono molto dettagliate e piene di toponimi (vie, fiumi, paesi, frazioni, strade, etc.) ma il racconto dovrebbe contenerne poche, perché anche se non è in prima persona, è comunque la prospettiva di Matteo: Matteo è uomo di mare e non conosce Napoli, la Campania e nemmeno il basso Lazio: per quanto ne sa lui, lui sta attraversando “dei fiumi” e non “il Garigliano”, vede “paesi”, magari fatti in certo modo o in un altro, non Trivio o Castellonorato, incontra “persone”, non “Antonino Aversa” o “Mimma Sammartino”. 

 

Il linguaggio per il viaggio sarà scarno, confuso, rapsodico. Matteo scandisce il tempo non più con le date, ma con altri riferimenti (ad esempio: primo giorno di fuga, secondo giorno di fuga etc.). La confusione aumenta via via che cammina, fiaccato da caldo, sete, fame e poco sonno. Le sue giornate trascorrono tra eventi ed incontri improvvisi e riflessioni in solitudine. Le riflessioni potrebbero per questo essere anche descritte in modo parziale.

Temi delle riflessioni: 

- Sarà Napoli il posto giusto dove andare? E se tornassi a Catania?

- Cosa starà succedendo ad Adele?

- Lealtà e diserzione: lui è un uomo di regole, cresciuto nel mito della regia marina, inquadrato in un’accademia militare, il salto che lo porta fuori dalla nave sembra averlo catapultato di botto nel mondo della diserzione e della fuga (dai tedeschi, ma anche dalle responsabilità)… deve avere qualche ripensamento, qualche dubbio… Ci saranno anche dei momenti in cui Matteo prende in considerazione l’ipotesi di presentarsi al comando della Marina di Napoli… per quanto ne sa lui i suoi commilitoni stanno combattendo a Gaeta o stanno portando la nave al servizio degli anglo-americani, non stanno certo tornando a casa.

 

Nella lettera alla sorella Matteo esporrà il suo stato d’animo e i suoi "programmi", ancora  confusi di Matteo. La missiva riassume innanzitutto le motivazioni della sua presenza a Napoli (piuttosto banali: era la città più vicina e non sapeva dove altro riparare), senza cercare di scoprire troppo il suo (futuro) intento di salire a nord (che infatti nascerà dopo alcuni giorno, in mancanza di una risposta e col montare di ansie e preoccupazioni), limitandomi qua a una lettera abbastanza formale, anche nell'eventuale timore di intercettazioni tedesche.

 

 

 

 

Eventi da dettagliare

 

 

1) Decisione di andare a Napoli

 

La decisione matura nella notte della fuga dalla nave, con Matteo inzuppato d'acqua, ancora con la divisa militare e rifugiato in una grotta naturale tra gli anfratti nelle vicinanze della roccaforte di Gaeta. Tra pipistrelli e topi, tra qualche onda lunga che entra nella grotta e continua a bagnarlo, decide Napoli e ovviamente di abbandonare gli abiti militari al più presto. Ci riuscirà all'alba, entrando in un casolare annerito dal fumo e disabitato, dove troverà in un vecchio baule chiuso e polveroso abiti contadini poveri ma dignitosi,  puliti e riposti con cura. Trova un cesto di vimini, lo riempie di mele trovate in una cassetta e decide di far finta di essere uno del contado che cerca di vendere qualche frutto e, per cautelarsi, fa finta di avere difficoltà di linguaggio e sentire poco. 

Le descrizioni dei luoghi vanno lasciate un po’ indeterminate prima di arrivare a Napoli perché espressione della confusione del protagonista. I dialoghi possono essere ridotti al minimo o azzerati perché le decisioni saranno tutte interiori, con i dubbi già specificati nella impostazione generale del blocco. Piuttosto la descrizione dei beni posseduti da Matteo, il suo abbigliamento, le sue risorse possibili vanno specificate perché importanti anche per le parti future. Si avvia verso Napoli, a piedi e tenendo il mare a destra.

 

 

 

2) Vita a Napoli ed esperienza delle quattro giornate

 

La popolazione stremata dall'indigenza, fa di tutto, e  a volte anche più di tutto, per procurarsi cibo. La borsa nera condiziona la vita della  città. I contrabbandieri, nella loro a volte antipatica attività, in realtà sostengono parte della città, ovviamente quella che può pagare

 

Il 12 settembre i Matteo sta chiuso tutto il giorno in camera e comincia ad abbozzare la lettera per la sorella, tornando con la mente al passato. 

Il 13 settembre decide di uscire. 

Vede il proclamo del colonnello Scholl appeso ai muri che dichiara lo stato d'assedio e ha una conversazione con un giovane "scugnizzo" che, a modo suo, gli spiega la situazione. Nei giorni successivi rimane rintanato nella pensione. 

Ha dei dialoghi con i pensionanti, ma rimane perlopiù chiuso in camera, perchè l'unico suo pensiero è riunirsi con la sorella, i problemi della città e la guerra passano in secondo piano. 

Ma il risveglio sarà brusco. Dopo essere finalmente riuscito a trovare le parole per scrivere la lettera (gli ci è voluto molto tempo perchè si è soffermato a lungo perdendosi nei ricordi) esce dalla pensione per spedire la lettera. Ma è il 27 settembre e scoppia l'insurrezione. Riesce comunque a ritornare alla pensione evitando gli scontri, ma questa prima osservazione in presa diretta della rivolta gli farà prendere per la prima volta coscienza delle vessazioni a cui è sottoposto il popolo italiano e la voglia di ribellione che lo anima. Matteo rimane comunque passivo alla finestra durante le quattro giornate, inerme, ancora un po' sconvolto per il naufragio e l'arrivo a Napoli, dedicandosi alla lettera e all'attesa di una risposta che non arriverà. 

È solo dal 1 ottobre, dopo la liberazione della città, che Matteo torna ad uscire e comincia a perlustrare il mercato nero.

La strada da prendere si manifesta a Matteo un pezzetto per volta, incontro dopo incontro. Solo ogni tanto ci sono brevi intervalli di riflessione quando rientra in camera; un´eccezione è l’incontro con il contrabbandiere, uomo chiuso, riflessivo, di poche parole, che deve essere un’oasi di lentezza e di silenzi nel tourbillon degli avvenimenti di quei giorni. 

 

 

 

3) Rapporto Matteo / contrabbandiere

 

A Matteo non piace, per formazione ed educazione, ciò che è illegale, ma comprende in poco tempo che se vuole risalire la penisola, quel contrabbandiere è indispensabile. Senza il contrabbandiere (che poi procurerà anche la guida montana) il viaggio di Matteo non potrebbe avere inizio. Conoscere il contrabbandiere è una primissima iniziazione di Matteo, il battesimo di fuoco della sua nuova identità nascosta.

Si guarderanno entrambi sempre con un certo sospetto e useranno uno nei confronti dell'altro una sorta di rispettosa "cautela"; anche se in un primo tempo il suo rapporto con Matteo sarà puramente utilitaristico e l’uomo gli farà pagare a caro presso il lasciapassare necessario per lasciare Napoli e salire verso Nord, in seguito i due matureranno tra di loro una sorta di apprezzamento reciproco.

Matteo è spaventato all’inizio – il contrabbandiere a volte sembra prenderlo in giro e trattarlo come un ragazzino. Poi chiede un prezzo molto alto per il lasciapassare. Dopo averlo frequentato per un po’ di tempo e dopo un brevissimo e teso colloquio chiarificatore (“sono un soldato e non un ragazzo” – dirà recisamente Matteo), il contrabbandiere sembra accettarlo non solo come cliente ma come possibile complice. 

Il contrabbandiere (basso ma non grasso, scuro e con il volto scavato dalle rughe, robusto, capace di portare pesi e di guidare barche in mare e cavalcare a terra), è il classico uomo di azione: poche parole e apparentemente pochi sentimenti. Torna il viaggio, ma qui c’è una guida che conosce il terreno, quindi la narrazione può essere più dettagliata e meno confusa. Matteo per diversi giorni non parla quasi più ed osserva quanto lo circonda, quindi spazio alle descrizioni, degli ambienti e delle persone.

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