Oltre agli elementi che illustrano la storia di Aldo, ognuna delle schede relative al Giavazzi deve includere un collegamento simbolico con le vicende di Matteo Curti più vicine nel tempo e nella struttura del romanzo (vedi "Struttura narrativa" nel soggetto).
Dal soggetto: [Dopo la morte della madre,] Aldo smette di uscire dal solaio. Rimasto solo e ormai squilibrato, attirerà la gallina nel solaio per divorarla. Da lì ci saranno solo inedia e follia finché non verrà ritrovato dai militari alleati.
Schede coinvolte: pC, L35
Lista degli eventi rilevanti: declino finale - gallina divorata viva - inedia e delirio - visioni di sterminio - ritrovamento - collegamento simbolico con A7 o A8 (da definire)
Lista degli eventi da dettagliare: declino finale - gallina divorata viva - inedia e delirio - visioni di sterminio - ritrovamento - collegamento simbolico con A7 o A8 (da definire)
Lunghezza massima: 3000 battute per l'impostazione generale + 2000 per ogni "evento da dettagliare".
Impostazione generale del blocco
Le scena da cui prende avvio questo blocco è quella della gallina divorata viva da Aldo, come punto culminante della progressiva perdita di sé e dei suoi ultimi residui di umanità. L’animale mangiato vivo segna la scomparsa di ogni capacità di discernimento. La realtà è diventata per Aldo una nube informe e impersonale incapace di generare emozioni e stimoli, se non attraverso una sorta di legame indiretto col mondo esterno, da cui selezione seleziona immagini e suoni che nutrono i suoi deliri.
È da sottolineare il contrasto fra il continuo rumore dentro la testa di Aldo e il silenzio assoluto che regna nel cascinale abbandonato, che verrà spezzato solo dall’arrivo di voci distinte dall’arrivo di voci distinte dai passi dei soldati che entreranno in casa, dallo sbattere delle porte: il normale caos di gente in cerca di qualcosa.
Il ritrovamento è l’attimo in cui Aldo ritorna al mondo, sebbene soltanto attraverso lo sguardo scioccato e incredulo dei soldati liberatori. Loro stessi dubitano brevemente della realtà, al contatto con un essere stralunato e un po’ minaccioso che non sembra più neppure appartenere alla specie umana.
Nell’economia del romanzo la follia e il ritrovamento di Aldo rappresentano quasi un momento di definitiva presa di coscienza dei cambiamenti e delle devastazioni prodotti dalla guerra. È come se prima, pur nella determinazione e nella volontà di combattere, gli eventi attraversati dai vari personaggi non si fossero ancora realizzati del tutto. Questo blocco narrativo deve essere perciò ‘denso’ nella forza delle parole usate per descrivere gli eventi.
Si tenga conto del fatto che le sorti di Aldo devono sembrare segnate: non ci dev'essere più alcuna speranza di miglioramento o salvezza.
La pazzia di Aldo, che fin qui era stato un elemento che nel romanzo spezzava le vicende “avventurose” vissute da Matteo e Adele, adesso diviene il tono dominante del racconto (date anche le condizioni di isolamento e prigionia dei Curti), in cui si mostra l’isolarsi e nascondersi come una delle opzioni possibili (opposte al resistere e partecipare) dell’uomo di fronte alla guerra, in una situazione vissuta come incomprensibile, non dominabile e capace di fare regredire l’istinto di conservazione allo stato animale, del verme che vive in un microcosmo ristretto ma pur sempre vario e multiforme. Sarà certo dominante la descrizione psicologica di un personaggio dal vissuto fortemente provato da episodi che si possono definire come di “devianza latente” e che adesso si manifestano attraverso fenomeni di degenerazione completa. La narrazione dovrebbe seguire almeno tre diversi percorsi/criteri oltre a quello meramente descrittivo, con toni che evidenzino (magari alternandoli o intersecandoli) fenomeni di: esaltazione, soliloquio, aggressività, stati catatonici, allucinazione e delirio.
Il tono della narrazione deve a questo punto assecondare l’andamento schizoide dei pensieri di Aldo, non nei termini di un flusso di coscienza, ma sottolineandone l’assenza di logica. Il tono potrà muoversi anche su un registro grottesco, a tratti comico, fatto di gesti esasperati, grugniti scomposti e sorrisi che nel momento del ritrovamento oscillano tra scherno e pietà.
Il ritrovamento segna invece un passaggio stilistico da una scrittura affabulatoria, affastellata di visioni e soprassalti, a una scrittura oggettuale, cronaca di fatti.
Eventi da dettagliare
1) Degenerazione psichica finale
Aldo ha ormai rinunciato a muoversi, al punto che cerca di scoraggiare, immerso in un buio sempre più impenetrabile, anche la più impercettibile vibrazione di un muscolo, nel timore che possa tradirlo. Passa la maggior parte del tempo rannicchiato, o tastando il terreno in cerca di cibo o insetti velenosi che dovrebbero aggredirlo nel sonno.
L’articolazione dei dettagli non deve seguire necessariamente una successione cronologica, potendo invece essere frammentata e distribuita sulla base delle esigenze della narrazione. Alcuni spunti su Aldo per questo inizio di blocco, in ordine sparso:
- Aldo procede carponi procurandosi delle ferite.
- Aldo "rivisita" i suoi ricordi.
- Il solaio è identificato come un utero animalesco e surreale in cui la madre e la gallina sono feticci vitali trasformati in simboli di una parvenza di esistente che ormai è del tutto illusoria.
- Prime visioni di morte.
- Continua il rito ossessivo del "lavaggio" di mani e viso nella bacinella (vedi C2) della quale, però, Aldo non ricambia più l’acqua, giungendo infine a urinarvi dentro per poi lavarsi.
- Aldo rattrappito in una coperta gialla, raggomitolato sotto la massa del coltrone spalle al muro, sbucano la fronte e gli occhi.
- Aldo ondeggia piano puntando le ginocchia contro il mento.
- Aldo vede persone affacciate alla finestra del solaio
- Aldo è spaventato dalla sua stessa voce, come se non la riconoscesse più o, fra tutte le cose che sente estranee, sia quella che più stenta a identificare.
2) Gallina divorata viva
Aldo sente il laconico chiocciare della gallina provenire dal pianterreno. Nel turbinio di immagini che affolla la sua testa, Aldo seleziona inizialmente il rumore della gallina come fosse un essere umano. Una smorfia deforma il suo viso mentre inizia a muoversi, strisciando silenziosamente sul pavimento fino alla botola semiaperta.
L’animale è già a metà della rampa delle scale, a meno di due metri dal pianerottolo. Aldo comincia a fare dei versi nel tentativo di produrre qualcosa di simile ad un richiamo, facendo al contempo scivolare silenziosamente la scala a pioli attraverso la botola. La gallina non sembra per niente interessata, anzi; sembra stia per allontanarsi infastidita, sollevandosi appena attraverso lo scomposto battito delle piccole ali.
Ciò provoca una temporanea inversione dei ruoli che fa pensare ad Aldo alla possibilità che lui venga preso in trappola dalla gallina. Proprio quando l’operazione sembra fallita, l’animale torna inspiegabilmente sui suoi passi, balzando in tre rapide mosse fino al piano superiore. Tutto avviene in pochi istanti: Aldo scaglia la coperta che teneva addosso giù per la botola, sulla gallina, poi si lancia dalla botola precipitando lungo la scala e rovinando sul pianerottolo
Svelto si rialza e rinserra i lembi della coperta, poi stringe il collo dell’animale e inizia a sbattere il suo corpo contro il pavimento. L’euforia per la riuscita della spedizione provoca in Aldo reazioni quali il riso e il pianto isterici mentre risale nel suo nascondiglio. I morsi della fame lo riportano però ben presto all’esigenza primaria.
La scena del "pasto" non sarà eccessivamente carica di pur necessari dettagli cruenti e macabri (un morso al collo dell’animale, le dita che affondano all’attaccatura con il petto dove si è aperto un varco, la lenta e accurata eviscerazione, ecc). Gesti bestiali intercalati da movenze avulse dal contesto, come di chi consuma sì un barbaro pasto ma con i modi di un uomo raffinato.
A tratti Aldo crede di fare altro. Forse pensa a scene di vita familiare attorno a un tavolo apparecchiato di lino bianco, e crede di mangiare un risotto fatto ad opera d’arte. Ma un rumore improvviso lo riscuote da quella visione e lo spaventa: Aldo afferra la coperta e con la gallina accostata si accovaccia contro il muro e con il corpo sepolto dalla coperta, continua a mangiare.
L’ambivalenza, che evidenzia la devianza psichica, si manifesta anche attraverso il momentaneo recupero, per emersione, di radicate modalità comportamentali, mostrandoci taluni aspetti del “prima” all’interno della cruda rappresentazione del presente: Aldo sentirà anche angoscia e pietà per la gallina, il lampo di un senso di colpa.
3) Inedia e delirio
È una scena che perde un po’ del carattere grottesco e allucinato di tutto il blocco per assumere toni più cupi e drammatici, soprattutto nella descrizione dell’inarrestabile disfacimento fisico di Aldo dovuto alla fame. Il suo corpo viene scosso soltanto da una febbre insanabile, la sua pelle appare sempre più ruvida, il cuore a volte procede per tonfi, perdendo la regolarità dei battiti, lo stomaco si contorce per la nausea, i suoi denti rosicchiano incessantemente le dita.
Sono scene frammentarie, con Aldo che immagina e sogna, e poi brevi sguardi sulla realtà che ha intorno. Aldo succhia le macchie di sangue di cui la coperta si era intrisa, anzi la rosica e la sfilaccia come fosse un topo. Alla cintura tiene legate dei torsoli di pannocchie ormai finiti, di cui succhia la parte legnosa centrale; va a caccia naso contro il pavimento di assi, tra le insenature del legno, di piccoli insetti, larve. Un catino casualmente posto sotto la falla del tetto e riempitosi d'acqua durante un temporale, diventa la sua riserva d'acqua pur stagnante.
Aldo perde le forze e si alza sempre meno. I pensieri lo inghiottono. Alla fine è accovacciato sul materasso, senza più potersi muovere. Le piume della gallina sono sparse per il solaio.
Consuma se stesso, divenendo materia e pensiero sempre più chiusi e auto cannibaleschi. Nel delirio è sfiorato dall’idea di mangiarsi.
4) Visioni di sterminio
Aldo si ferma quasi del tutto, rinchiuso nella sua stessa mente. Identifica sua madre con la gallina che ha ucciso, tormentandosi col senso di colpa di aver mangiato sua madre e infine scambia se stesso per il verme che viene divorato per vendetta dalla gallina.
Improvvisamente, il suo delirio sfocia a un livello visivo che non aveva mai raggiunto. Aldo vedrà con orrore, in grandi scene visionarie, come un incubo, ciò che teme sopra ogni altra cosa: essere scoperto e ammazzato, subire un bombardamento ed essere distrutto, essere catturato, torturato e ucciso. Le scene sono ricorrenti e progrediscono verso il male e il peggio.
Inizia con il ricordo di Milano così come Aldo la vide il 24 luglio: una città semidistrutta, un teatro di guerra, persone che si muovono come fantasmi, gente che non parla ma mormora.
Seguono immagini allucinate di schiere di aeroplani (dei quali Aldo si ritiene il progettista) che sorvolano il cielo di Milano. Piovono bombe.
Sulla terra ci sono edifici che sprofondano. I corpi appaiono esangui e affamanti, straziati in un dolore senza il sollievo della morte. I bombardamenti sono inesauribili e il più delle volte senza obiettivi precisi. Le colonne di fumo si librano a raffiche sul bordo dell’orizzonte. La caligine non dirada mai. Le macerie sono l’unico pavimento su cui si cammina e sembrano nascondere bocche sempre pronte a mordere chi le calpesta. Nonostante tutto c’è una quasi totale assenza di suoni, se non il ronzio di insetti invisibili. La desolazione è immensa e la pioggia non cade mai.
Anche adesso la degenerazione di Aldo continua: le visioni diventano sempre più cupe, e poco alla volta Aldo, da spettatore, ne diventa il protagonista. Subisce ogni tipo di angheria e di prigionia. Un rastrellamento cruento; un'esecuzione nazi-fascista di massa, dove lui si vede giustiziato insieme ad Adele, la madre, il padre, parenti vari e colleghi di lavoro.
Finisce con immagini "tipiche" dei campi di sterminio, come e peggio di quelle rese pubbliche solo anni dopo: i corpi emaciati messi a catasta fuori dalle baracche, le colline di indumenti divisi per tipologia (tutte scarpe, tutte giubbe…), i piccoli oggetti preziosi, orologi, monili accarezzati da mani guantate nero pelle, le bocche aperte dei forni e il fuoco incendiario che mangia corpi infilati vivi e resi inermi dalla stanchezza e dalla troppa voglia di concludere una faticosa esistenza.
Aldo vede la verità della storia nel suo compiersi come fosse presente nei veri campi e come fosse contemporaneamente un ebreo e una SS: è lui che esegue, e insieme subisce, gli ordini di assassinio.
5) Ritrovamento
Il ritrovamento di Aldo, ormai sull’orlo della morte, avviene assieme all'improvvisa interruzione della capacità anche di avere visioni: da quel momento Aldo è praticamente un vegetale catatonico.
La scena del ritrovamento sarà condita di grottesca e surreale drammaticità, come del resto tutta la storia di Aldo da C2 in poi.
Il ritrovamento deve lasciare un amaro in bocca. Non deve il sapore del piccolo lieto fine o del male minore in quanto alla fine non muore tra per la sua inedia e pazzia, ma si salva. È una salvezza che deve sapere di condanna. Era meglio morire che continuare una vita da demente.
I fatti: il drappello di militari alleati è uno dei tanti che sta rastrellando il lodigiano in cerca di possibili residue unità tedesche e repubblichine.
Giunti alla cascina il sottufficiale al comando ordina la perlustrazione dei vari ambienti dividendo i soldati in piccoli gruppi. Man mano che le azioni di eventuale bonifica vengono effettuate, i militari fuoriescono dagli ambienti confermando lo stato di sicurezza. Il comandante del drappello si introduce con quattro altri soldati all’interno della casa dei Giavazzi.
Trovano prima Elsa nella ghiacciaia, e solo poi sopraggiunge un soldato che annuncia la scoperta di una botola. È l’olfatto a guidarli, la puzza di morto.
Aldo viene ritrovato in posizione fetale, in un angolo del solaio, immerso in una pozza di urina e di feci, in cui macerano le piume e ciò che resta del suo ultimo pasto. Aldo è – oltre che visibilmente malato – muto. Non ci sarà modo di cavargli una parola di bocca. Il suo stato ispira pietà, il suo sguardo è tuttavia assente, come se la paura che lo ha ridotto a un fantasma lo avesse finalmente abbandonato.
6) Collegamento simbolico con A8
Matteo, durante la reclusione a San Vittore, vive un’esperienza assai simile a quella di Aldo. Il principio fondamentale è che qualsiasi forma di prigionia (mentale o fisica) genera l’impoverimento, il depauperamento di una parte di sé. Una personalità forte e avvezza a una vita già “condizionata da regole” (come quella di Matteo) resiste e affronta questo fatto contingente. Una personalità già debole e provata da mille paure (Aldo) cede e sopperisce così alle trame della vita.
La guerra suscita infatti negli uomini reazioni diverse. Quella di Matteo è di nutrire la realtà con le proprie speranze, i sogni, i fallimenti ed i successi. Quella di Aldo è invece una risposta entropica, di chiusura della realtà in se stesso, alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza del tutto materiale e sterile. Le due vicende sono i termini estremi di un insieme di comportamenti umani che comprende ciascun uomo, e che ha in realtà un’immensa varietà.
Il collegamento simbolico con le vicende di Matteo è quindi con la scheda A8 (passaggio dalla prigionia alla libertà) che rappresenta il movimento contrario a quello di Aldo (prigionia volontaria fino alla pazzia che ha lo scopo di isolarlo definitivamente dagli orrori del mondo).
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