Rango: locazione base, teatro secondario
Livello e localizzazione: secondario, Padova/Brusegana
Scena: Paolo lascia a piedi Anna
In questa zona c'è l'ospedale psichiatrico dove è rinchiuso lo zio di Paolo
Descrizione
La strada corre lunga e perlopiù dritta, asfaltata con cura e senza troppo traffico, gli automobilisti scorrono educati, forse intimiditi dalla presenza di quegli edifici là in fondo, che fare i pazzi davanti a un manicomio suona difficile come rubare davanti a una prigione. Sul lato destro della strada si susseguono i campi arati, avvolti dal gelo del mattino. Una gazza vola pigramente da un campo all'altro, becchetta qualcosa, zampetta un po'. A sinistra, in lontananza, una cinta alberata nasconde un complesso di edifici. Lungo la strada, passato l'ospedale psichiatrico, ci sono le prostitute. La scritta “Dio c'è” su un cartello stradale e quella “Padova Boia” su un muretto, idealmente diviso da una piccola lapide a forma di colomba, rendono quei pochi metri quadrati simbolicamente intensissimi, e tra i meno invitanti del mondo.
Specificità, aneddotica e trivia rilevanti ai fini della scena:
Una volta c'è stato un incidente all'altezza dell'ospedale psichiatrico, due macchine si sono scontrate, una è finita fuori strada, una si è ribaltata. Una coppia di giovani è morta, tornavano dalla discoteca; “erano drogati, sicuramente”, ha detto qualcuno. Alla guida dell'altra macchina c'era una donna, un'extracomunitaria, non è morta, ma come piangeva quella notte, strillava che sembrava impazzita, e nessuno capiva cosa dicesse. Alle finestre dell'ospedale stavano affacciati quei pazzi, quelli dell'ospedale psichiatrico, spaventati sdentati smunti allucinati strillanti preganti piangenti, stavano lì e guardavano fuori, da lontano, quello sfacelo. Adesso una colombina sudicia, colorata un poco da dei fiori di plastica ricorda l'episodio. Paolo lo conosce bene quel tratto di strada, e ogni volta che va a trovare lo zio fa caso a quel piccolo monito di marmo. La statale per Anna e per Paolo: Paolo abbandona Anna nei pressi dell'ospedale, molto lontano da Padova. Dall'altro lato della strada, le ultimi propaggini di un paese. “Dev'essere Brusegana”, pensa Anna ricordando il cartello stradale intravisto dall'auto, mentre guardava ostentatamente fuori dal finestrino come a ignorare Paolo e le sue urla. Un paio di strade raggiungono la statale, una sembra condurre alla via principale del paese, un'altra è quasi totalmente sgombra di case. Fa freddo. L'erba sul lato della strada è coperta di brina, quando Anna la pesta scricchiola. La scritta “Padova Boia” spruzzata a bomboletta su un cartello sfreccia via dalla vista di Paolo che se ne va.

