Rango: locazione base, teatro secondario
Livello e localizzazione: secondario, Padova/Brusegana
Scena: Paolo lascia a piedi Anna
In questa zona c'è l'ospedale psichiatrico dove è rinchiuso lo zio di Paolo
Descrizione
Paolo ha gli occhi fissi sulla statale ed è silenzioso da alcuni minuti, qualcosa gli si sta gonfiando dentro e la cintura di sicurezza gli sta mettendo ansia. Ecco, sta soffocando.
- Sta' zitta!
Dopo queste parole Anna ha voltato la testa verso il finestrino, nessuno dei due ha avuto il fegato di riaccendere l'autoradio: metti che becco un pezzo sdolcinato, deve aver pensato Paolo. Si sente solo il rombo irregolare dell'asfalto e del vento a ottanta all'ora, Anna a dirla tutta non sta neanche pensando a nulla. Il suo ultimo pensiero - questo oltre che stronzo è pazzo - si è portato via anche gli altri. Si sta abituando al silenzio, e anche Paolo sembra si sia un po' calmato. La nebbia illuminata sopra Padova si avvicina, Anna si accorge che è diventato buio nel breve prolungarsi del loro litigio: non riesce mai ad abituarsi abbastanza in fretta alle cose, così si ritrova a viaggiare accanto a Paolo e a rimpiangere la luce del giorno, il silenzio della noia che ha preceduto quello scatto d'ira. Da qualche tempo Paolo la preoccupa un po', non si tratta più solo del doloroso ingoiare pur di avere qualcuno accanto. Non fa in tempo a terminare il pensiero che Paolo inchioda la macchina. Nemmeno lui sa di esattamente cosa è successo quando si accorge di essere di nuovo lungo la statale, col vaffanculo di Anna che si perde alle sue spalle ma che non esce del tutto dalla macchina. L'ha cacciata fuori con una spinta, non una parola, l'ha spinta fuori e basta. Alla sua destra sfila l'ospedale psichiatrico e lui accende la radio, passano un pezzo reggae che a tutto serve meno che a cancellare l'eco di quello che sembrava un addio. Paolo lancia uno sguardo verso le finestre dello stabile, illuminato come una scacchiera verticale che trema nello specchietto, apre il finestrino ma niente, l'ultima parola di Anna sembra destinata a riecheggiare tra le lamiere ancora a lungo e non c'è aria abbastanza neanche fuori dalla macchina. La luce intermittente del cellulare di lei, infilato di traverso nel portacassette deserto da anni, lampeggia e trema come un fantasma, Paolo non crede agli spiriti e lo ignora, giusto mentre la scritta Padova boia gli sfreccia accanto sui centoventi.
Specificità, aneddotica e trivia rilevanti ai fini della scena

