Rango: primario
Tipologia: scena
Personaggi: Anna, Paolo
Locazione: “Esselunga” di Padova
Dal soggetto: Paolo e Anna, una studentessa universitaria, si conoscono all' "Esselunga".
Paolo è appena rientrato a Padova dalla consueta visita settimanale all'isitituto. Lo zio sembrava più fuori di brocca del normale ma Paolo si è impantanato in una melassa svagata: ormai neanche i deliri dei ricoverati lo scuotono più.
Come sempre, appena uscito dall'istituto, si dirige verso l'Esselunga per la spesa del fine settimana, e lì, tra un prodotto e l'altro, la melassa gli scivola via di dosso, perché quando è al supermercato pensa solo a una cosa, a scopare, e dunque Paolo come ogni volta passa dalle merendine ai culi, dai polli ai seni, (e quotidianamente si maledice perchè torna a casa con polli e merendine ma senza culi e seni, al massimo con un sorriso della cassiera che gli piace, con annesso "perché non le hai parlato, idiota" appena è uscito).
Anna entra all'Esselunga di malumore. Per sé deve comprare solo un pacco di assorbenti, pane e shampoo, ma i coinquilini l'hanno incastrata come al solito e si ritrova con una lista della spesa di mezzo metro. “Sono sempre io a fare la spesa, sempre, mai che a quei due venga in mente di riempire il frigorifero, che a quegli stupidi venga in mente di trascinarsi fino al supermercato. In fondo sono loro che dovrebbero preoccuparsene: sono quei due bambini che finiscono ogni cosa commestibile, fagocitano qualsiasi schifezza, barcollanti con le occhiaie strabordanti, strafatti”, pensa, ma per quanto le risultino odiosi, per qualche motivo difficilmente riesce a dir loro di no.
Anna riempie il carrello e di nuovo maledice i coinquilini, che non avendo mai messo piede al supermercato appuntano le loro richieste in modo casuale, costringendola a ripercorrere gli stessi corridoi decine di volte, avanti e indietro tracciando una riga su ogni prodotto conquistato. Durante queste operazioni Anna non pensa a nulla, è come avvolta da una nube grigia e se proprio deve esprimere qualcosa è un vaffanculo generico.
Finita la lista, piuttosto che pensare ai beni essenziali che era venuta a comprare, Anna preferisce gettare lo sguardo su quei ninnoli che dovrebbero interessare a ogni ragazza interessante: come questo (nuovissimo!) pulcino virtuale giapponese: “Il Tamagotchi, che diavoleria è questa?”, pensa, con la pubblicità, martellante impertinente schiacciasassi da un po di tempo a bombardarle la testa.
Questa è Anna, ritratta in un attimo della sua vita, nel corridoio dell'Esselunga, e non sembra avere alcuna voglia di fare la spesa. E quello che si sta avvicinando è Paolo, dalla parte opposta, proprio dietro l'angolo, che struscia i piedi ciabattando, lo sguardo inclinato a livello natiche. "Le donne più porche sono qui, è inutile negarlo, e anche le più belle, forse", pensa, camminando fra gli scompartimenti, valutando il da farsi di fronte alla cassiera e soppesando con gli occhi il culo ancora buono di una cinquantenne.
Insomma Paolo è lì, e tra poco girerà l'angolo.
Le saccadi dei suoi occhi si poseranno su: confezione di pannocchie precotte, culo di Anna, volto di Anna, culo di Anna, capelli di Anna, i propri piedi, di nuovo il culo di lei.
Anna si rigira tra le mani la diavoleria, ha completamente scordato che deve fare la spesa:
"E dai Anna, ma lo vedi quanto costa, che ti frega? Posalo e pensa a quello che devi fare...anzi lo prendo..."
Paolo intanto ha girato l'angolo, nell'aria una colata di note fa danzare i carrelli della spesa, adesso sta andando Johnny Cash, E Paolo lo respira a pieni polmoni, si riempie la bocca, lo stomaco, e ondeggia, a ritmo, e pensa:
"Bella figa, non male, mi avvicino, ti faccio volteggiare nell'aria, e sei mia... questo è il rockinroal".
Anna si guarda intorno, e pensa:
"Se lo frego se ne accorgerà qualcuno? Chi vuoi che mi veda..."
Paolo invece pensa:
"Mi ha guardato, ne sono sicuro. E ora? Cazzo faccio? Merda, quella mi ha guardato! Cosa faccio..?"
Paolo è fermo a dieci metri da Anna, finge di interessarsi a un colino per il tè, occhi di Paolo, coda dell'occhio, "Quella continua a guardarmi, che faccio? Sei un cretino Paolo se non fai niente…avvicinati, affiancati, guarda quello che guarda lei...vedi che succede...ma per l'amor di Dio, Paolo, avvicinati, quella figa ti guarda, quel culo guarda proprio te, vuole conoscerti, è chiaro, Paolo, Paolo, dammi retta, hai fatto colpo, stavolta è fatta.”
Paolo che accelera il passo, passa radente ad Anna, si sporge un poco sui suoi capelli per respirare un briciolo di lei, rallenta come per dire qualcosa, non ha il coraggio di dire niente, continua avanti, si ferma poco più in là, la guarda di nuovo.
Anna ancora si guarda attorno, vuole assolutamente quel gingillo, ma di comprarlo non ne ha alcuna intenzione, ha deciso di rubarlo. Si guarda attorno, ancora. Infila rapidamente la confezione nella borsetta, ma subito nota Paolo che si è spostato alla sua destra, tra le sue trame cerebrali una vocina dice così: "Quello mi sta guardando…mi ha visto di sicuro...è lì che fa finta di niente, ma non mi perde d'occhio...si è accorto che ho rubato il Tamagotchi...devo rimetterlo al suo posto...potrebbe essere uno della sicurezza..."
D'un tratto Paolo prende coraggio, comincia a camminare, dondolante, verso Anna.
Anna estrae il Tamagotchi dalla borsetta. Paolo si avvicina e comincia a guardare i Tamagotchi, li tocca tutti, come se li contasse, ne soppesa uno, pensando a quanto si può deformare a piacimento il desiderio di un bambino, al punto di volere un animale fatto di pixel. Si chiede se lui, a dieci anni, un Tamagotchi l'avrebbe preteso, e il sorriso che gli vien fuori incrocia gli occhi di lei. Anna fa finta di niente e guarda la sua confezione, il cuore che le batte forte per la tensione del tentato furto. Poi Paolo non resiste più, guarda Anna e sorride di nuovo, parlale, idiota, pensa.
"Ma tu hai capito come funziona questa cosa?". (“Bravo!”, pensa Paolo.)
“No, non direi”, fa Anna, e contemporaneamente rimette l'uovo sulla rastrelliera, lentamente, in modo che lui possa vedere che lo sta riponendo.
“Avevi in mente di comprarlo?” (“Che domanda stupida, l'ha appena riposto.”)
No, ho cambiato idea, dice lei, e gli sorride. Un sorrisetto furbo che significa: “So che mi hai vista, ma non hai prove”. Ma quel sorrisetto per Paolo significa: “Ti sei accorto che ti guardavo, eh? E ora invitami anche a uscire, una di queste sere…”
E poi da cosa nasce cosa: si parla, si discute, ci si presenta, si ride, ci si conosce, ci si scambia il numero.
Paolo è al settimo cielo: “La chiamerò subito, oggi non si sa come ma ho fatto proprio colpo!”
Anna non è troppo sicura, crede proprio che non gli darà spago: “E' simpatico, ma niente di che…”

