Rango: secondario
Tipologia: processo o aneddotica
Personaggi: Anna, Paolo
Locazione: a piacere
Dal soggetto: Paolo si innamora in modo possessivo, mentre Anna, dopo una iniziale infatuazione, è sempre meno convinta. In breve, i loro rispettivi problemi li allontanano.
Tenere conto che questa situazione è strettamente legata alla precedente, sono quasi due tranche della medesima
Anna cammina per la strada, guarda le vetrine dei negozi, si studia i capelli, il trucco, la bocca. Poi una libreria, il nuovo libro di Stephen King. Ed eccola lì, alla cassa, che controlla che non ci siano compagni di lettere in vista, e paga trentaduemilanovecento lire per l'ultimo libro del maestro dell'horror, oramai ce li ha tutti, leggerà anche questo, anzi non vede l'ora di buttarsi sul letto ed immergersi nella lettura. Avrebbe voluto comprare un regalo anche per Paolo, “…ma non legge niente lui, l'ultima volta che gli ho regalato un libro lui lo ha appoggiato sul comodino, ed è ancora lì, le pagine sono bianche, non l'ha neppure mai aperto. Non lo sopporto questo suo aspetto, non ha ideali, non ha interessi, l'unica cosa è sua madre, che si vede lontano un miglio che è una troia. No Anna, così diventi cattiva però, non puoi dire questo. Però è vero. Ma non lo dire lo stesso. E poi, e poi è così appiccicoso. Fosse per lui staremmo sempre io e lui, lui ed io. Ma io mi annoio così, io non sono fatta per queste relazioni oppressive. Ecco la parola giusta, oppressione. Mi opprime. E' sempre lì, col fiato sul collo, sempre indignato, sospettoso, mi fa duemila domande, e con chi sei stata e dove sei stata… Ma rilassati un po', che palle, io non la reggo questa situazione, mi soffoca. E poi mai un regalo, ma è possibile? Con quelle sue teorie, ma se ci crede lui mica significa che devo crederci anche io. E' un tirchio, ecco la verità, non gli va di spendere soldi, altro che amore che si dimostra giorno per giorno, è un tirchio, punto e basta. E non sono cattiva, perché è la verità, la pura verità.”
Paolo apre gli occhi, una mattina, e si accorge che ancor prima di dare una manata alla sveglia stava già pensando ad Anna.
Mentre si fa la barba continua a pensare: “da quanto tempo non mi sento così, ma sono poi veramente innamorato, non c'è null'altro che io possa desiderare, che strano il senso di appagamento, cazzo! mi taglio sempre in quel punto, voglio che conosca mia madre, e se non si piacciono? Potremmo anche scappare da qualche parte, io ed Anna, lei scapperebbe con me? la porterei in capo al mondo, forse, se non fosse che non saprei poi cosa fare, in capo al mondo, ma magari lei sì….”
Paolo lavora e sorride, i colleghi lo guardano e ridacchiano, fanno commenti e congetture, lo hanno capito che si è trovato una donna, a lui non importa che ridano, anzi è contento che lo abbiano notato: “Che poi queste cose te ne accorgi subito. Quando è la ragazza ideale, quando è quella giusta, lo senti, non ci sono cazzi, te ne accorgi, punto e basta. E sei felice. Basta pensare alla mia fissa di essere impotente, quante scopate mi sono perso perché avevo troppa paura di fare cilecca? Quante? E con lei invece tutto è andato liscio, senza problemi. Perché ha saputo mettermi a mio agio, ecco perché, perché in quel momento c'era complicità, c'era voglia di stare bene, c'era tranquillità. Ero sicuro, ecco tutto, ero sicuro in quel momento. Sapevo che se avessi sbagliato qualcosa lei mi avrebbe capito. Ha saputo mettermi a mio agio, se non è un segno questo, allora mi chiedo come si fa a riconoscere il vero amore”.
Anna e Paolo si incontrano sempre di sera, eccetto il fine settimana: le prime volte fanno qualche breve scampagnata, poi lui prende a trascinarla dalla madre ogni domenica: se all'inizio si era prestata abbastanza volentieri a queste visite, Anna comincia presto a stufarsi. Si chiede se avrebbe mai proposto a Paolo che un giorno andassero a pranzo da suo padre e scuote la testa inorridita all'idea. Ben presto stare con Paolo diventa molto simile a stare con uno che sta con te solo perch ha bisogno di farsi una scopata ogni tanto.
La cosa ad Anna andrebbe anche bene, in fondo, ma non sopporta i modi "autoritari" di Paolo, che la tratta come una bambina: decide cosa, come, dove e quando, salvo poi lasciare che tutto vada a catafascio ubriacandosi la sera, facendo sempre le stesse cose, litigando con la madre dopo pranzo, lamentandosi che stanco, scopando in fretta e male, un piattume triste e palloso.
Paolo, colmo di maschile testardaggine, si lega invece ad Anna con una forza figlia della stessa rabbia di non saperla amare, colmando il vuoto del sentimento col trucchetto più vecchio del mondo - utilizzare un altro sentimento, a cui si cambia nome e aspetto.
Vestendo i comportamenti dell'amore, Paolo ne evoca anche la potenza emotiva. Il risultato è genuino, dopo tutto, ma orfano di padre: è un effetto senza la giusta causa, funzionante come un orologio ma coordinato su un fuso orario sbagliato.
Anna, al contrario, colma di femminile, affettuosa freddezza, non può condividere la rabbia di Paolo. Per lei l' incapacità di amare è un' eco che rimbalza da un muro all' altro della sua anima, e non può cristallizzarsi in un errore; è una costante attitudine a sbagliare senza far grandi sbagli. In questo suono oscillante Anna è alla deriva, e allontanarsi pian piano da Paolo le viene naturale come a una vela essere sospinta dal vento.

