(S4) Litigio tra Paolo e Anna

Scheda Stesura

Scheda Stesura Definitiva
Note di Produzione: 

Rango: primario

Tipologia: scena

Personaggi: Anna, Paolo

Locazione: statale altezza Brusegana

Dal soggetto: Un giorno, dopo un violento litigio, tornando da una scampagnata pomeridiana, Paolo, furioso, lascia Anna sulla statale all’altezza di Brusegana, e rientra a Padova da solo.

Svolgimento: 

Ore 18:30. Anna e Paolo tornano in macchina da una gita in campagna.

Paolo: "Mi vuoi dire adesso cos'è che hai? Per cos'è che sei arrabbiata con me?"

Anna: "Ma no... Perché? Hai fatto qualcosa per cui dovrei essere incazzata?”

Primo flashback:

La mattina Anna si sveglia con un'aria un po' strana, non parla granché, finge che tutto vada bene. "Io strana? No no, niente, solo un po’ di mal di testa." Paolo sa che sotto c’è qualcosa di più, lo vede nei suoi occhi, ma il problema è capire per cosa è arrabbiata.

"Non ti ricordi più che s’era detto d’andare al fiume?" Paolo impreca dentro di sé, e si domanda come Anna possa ricordarsi ancora del fiume, ma soprattutto com’è possibile che ne abbia ancora voglia, dopo la sera precedente. "Ma non ha sonno? Io ho un coma pazzesco, mi viene da vomitare..."

Comunque sia i due, verso le 16:30, partono.

Ore 17:00. Soffrendo ancora i postumi della sbornia della sera prima Paolo cammina nell’erba della campagna, respirandone l'odore frizzante e ascoltando il canto di pochi uccelli, fingendo che tutto questo lo interessi, cercando di capire che cos'ha Anna che non va.

Paolo: "Ma si può sapere che hai?"

Anna: "Niente, perché?"

E camminano lungo i prati, in un silenzioso mormorio di fastidio, fino al fiume, e ancora su, ma in silenzio.

Paolo: "Senti, se bisogna stare così si può anche tornare indietro."

Anna risponde solamente: "Ok".

Fine primo flashback.

Anna pensa: "Questo stronzo... Non gli importa proprio niente di stare con me. Ci rivediamo dopo giorni, dopo tutto quello che è successo, ma preferisce stare tutta la notte ad ubriacarsi."

Anna dice: “No no, non ho niente, la smetti?”

Anna pensa: "Ma poi non dice nulla, né una scusa, né un perdonami, niente, come se nulla fosse, con quella faccia di merda che si ritrova... Bello sei, tutto ubriaco, ti prendono tutti per il culo e non te ne accorgi neppure... Voglio vedere se si degna di dirmi qualcosa, voglio vedere se almeno si degna di chiedermi scusa."

Paolo: "Io non capisco proprio cos’hai, non riesco proprio a capire che cosa t’è preso."

Anna: "Se ti interessava tanto magari ieri non facevi così, no?"

Secondo flashback:

Quindici ore prima. Serata con gli amici. Entrambi sono completamente sbronzi. Con una differenza: dopo il sesto negroni Anna mette un freno alla scorribanda etilica, continua a divertirsi, tanto sa che "se continuo a bere ancora poi sto male, e non mi diverto più". Dopo il sesto negroni, Paolo capisce che ha bisogno di un gin lemon, e di una birra, e di un Manhattan, e di tutto quello che può seguire, fino a che, troppo labile oscillante e precario per restarsene in piedi, non preferisce caracollare a terra: "che il mondo continui a girare senza di me, io mi prendo una pausa".

Anna pensa: "Quello lì non si regge neppure in piedi, non si accorge neppure che esisto, mi fa un po' schifo in effetti, preferisce bere a stare con me... Che vada al diavolo..."

Fine secondo flashback

Paolo risponde qualcosa di sbagliato – apposta – implorando segretamente ad Anna l'abnegazione che ignora gli errori, Anna non ignora l'errore ma fa finta di niente, e restituisce il colpo passivamente: assorbe come un panno e lascia calare il silenzio.

Paolo resta in silenzio per alcuni minuti con gli occhi fissi sulla statale, ma qualcosa gli si sta gonfiando dentro, la cintura di sicurezza gli sta mettendo ansia.

Paolo a un tratto, sbagliando ancora di più, dice: "A mia madre farebbe piacere averci a pranzo il prossimo sabato."

Anna grida: "Ancora!?" Oltre al fatto che era già arrabbiata, l'uscita di Paolo la infuria: la secca terribilmente l’idea che, se avesse lasciato fare a quella donna, avrebbero trascorso immancabilmente ogni weekend nel varesotto. Non si trattiene: Anna offende Paolo e anche sua madre.

"Non capisci un cazzo," ringhia alla fine Paolo tra i denti, assaporando la vuota saggezza di queste parole. Anna tace.

"Non capisci davvero un cazzo," ripete Paolo, e in effetti entrambi sanno di non capire un cazzo, sanno di non avere né la voglia né il coraggio di capire. Paolo sa che Anna dirà presto qualcosa, e che sarà il colpo di grazia. E infatti Anna sbotta in un apparentemente innocuo "mi avete proprio rotto i coglioni", che significa con un anticipo di un giorno o due: "per quel che mi riguarda, è finita".

Ora anche Paolo è furioso. Grida a squarciagola: "Sta' zitta!"

Anna si spaventa un po'. "Questo oltre che stronzo è pazzo". Volta la testa verso il finestrino. Si sente solo il rombo irregolare dell'asfalto e del vento a ottanta all'ora. Il silenzio si prolunga. La nebbia illuminata sopra Padova si avvicina, Anna si accorge che è diventato buio nel breve prolungarsi del loro litigio: non riesce mai ad abituarsi abbastanza in fretta alle cose, sicché le pare che i momenti vivibili siano solo quelli trascorsi: si ritrova a rimpiangere la luce del giorno e il silenzio che ha preceduto quegli scatti d'ira. Da qualche tempo Paolo la preoccupa un po', non si tratta più solo del doloroso ingoiare pur di avere qualcuno accanto: peggio di non amare qualcuno, sta iniziando a disprezzarlo.

Non fa in tempo a terminare il pensiero che Paolo rallenta fortemente – d’inchiodare non avrebbe il coraggio –, accosta, ed intima ad Anna: "Scendi."

"Te sei pazzo."

"Scendi, ho detto."

"Lo sai, vero, che se mi fai scendere con me hai chiuso?"

"Anna, fammi il favore. Scendi."

"Ma che cazzo stai dicendo!?"

"Vaffanculo scendi stronza!!!"

Lei sgrana gli occhi allibita e obbedisce: apre la portiera, esce. È sicura che Paolo non ripartirà, figurati, ma Paolo prende e parte. La lascia là, poco prima dell'ospedale psichiatrico, tra il cartello "Dio c'è" e un muretto con su scritto "Padova Boia". Anna resta ferma, in quei pochi metri quadrati simbolicamente intensissimi, e tra i meno invitanti del mondo.

Anna pensa: "Stronzo."

L’auto corre lungo la strada, raggiunge l’ospedale. "Qui ci vive mio zio", pensa Paolo, "Non sta poi tanto male in fondo, c’è chi sta peggio di lui". Ovviamente si riferisce a se stesso.

Anna pensa: "Tanto non fa sul serio, adesso io mi incammino e lui mi viene dietro, a chiedermi scusa, a pregarmi di rientrare in macchina."

Paolo lancia un ultimo sguardo verso le finestre dello stabile, illuminato come una scacchiera verticale che trema nello specchietto, mentre gli sfreccia accanto già sui centoventi.

Ore 18:45. Anna si incammina, perché se lui torna indietro, quel bastardo, non la troverà lì ad aspettarlo come una mentecatta: così impara, quello stronzo.