(S5) Incontro tra Anna e Enrico

Scheda Stesura

Scheda Stesura Definitiva
Note di Produzione: 

Rango: primario

Tipologia: scena

Personaggi: Anna, Enrico

Locazione: alimentari di Enrico

Dal soggetto: Anna entra in un alimentari per chiedere informazioni sugli autobus, e alla cassa nota un vecchio conoscente di Piazza della Frutta, un personaggio noto come “Il principe”, ora apparentemente nelle vesti di un mite commesso, Enrico, che si offre di riaccompagnarla a casa.

Svolgimento: 

La prima vecchina parla fitto con la seconda vecchina, spettegolano sulle vicende dell’ultima soap opera di Brusegana, sulle vicende amorose di Gregorio, il giornalaio, che si è lasciato dalla moglie per una più giovane di lui.

“E sì che sua moglie era anche una bella donna…”

“Ma io lo dicevo, gli uomini sono tutti così…”

Anna è stanca e incazzata, ha camminato troppo, imbocca la prima strada che le si para sotto i piedi, entra nel primo negozio che vede, un piccolo alimentari, c’è una pensilina dell’autobus proprio lì davanti, vuole chiedere informazioni sugli orari. Non ne può più e vuole tornare a casa.

Il campanello attaccato sopra la porta tintinna.

Il proprietario dell'alimentari sorride bonario, un sorriso a cui i clienti sono abituati:

-"Buonasera", esordisce Enrico sorpreso da un volto nuovo, "cosa posso servirle?"

Anna lo guarda, gli ricorda qualcuno, qualcuno che ha già visto, non si ricorda chi, non si ricorda dove, ma è sicura che da qualche parte lo ha gia visto.

“Scusi, volevo solo un’informazione, volevo sapere se sapevate l’orario degli autobus, perché fuori non c’è scritto niente.”

“Eppure fuori gli orari ci dovrebbero essere. Dove deve andare?”

“Devo tornare a Padova, ma non so assolutamente come fare, né dove ci troviamo”, sorride Anna per sdrammatizzare.

Anna lo guarda e, perdio, quella faccia è sicura d'averla già vista. A parte loro due, il negozio è deserto, la luce dei vecchi neon dietro al bancone è stranamente accogliente, giallognola. Enrico osserva la cliente, il suo sguardo interrogativo si piega verso il basso con un po' di imbarazzo quando si accorge che la sconosciuta deve aver appena finito di piangere. Anna se ne accorge ed esce di nuovo, lesta va a guardare se sotto la pensilina ci fosse quel foglio degli orari che non aveva notato.

La seconda vecchina dice la sua: “L’autobus per Padova? È già passato, il prossimo dovrebbe passare verso le nove, se non mi sbaglio…”

“Ne sei sicura?”, fa la prima vecchina, “A me sembrava che ce ne fosse uno ogni ora…”

“Macché, c’erano una volta, ma non li hanno mai rimessi… quei briganti del comune…”

Anna legge e si torce le mani, l’autobus per Padova è effettivamente alle nove e venti. Non sa come fare, mancano ancora più di due ore, e lì fuori comincia a fare davvero freddo. Anna rientra. Enrico sorride:

“Tutto a posto?”

Il lampo di riconoscimento scocca di nuovo e stavolta è più chiaro e intenso: placidamente appollaiato sullo sgabello dietro la cassa c’è nientemeno che “il Principe”, o qualcuno che gli assomiglia. Un fratello più grasso, forse.

Anna pensa - ma guarda te, il Principe, ma non riesce a ricordare il nome del tipo che ha davanti, che del "Principe" conserva solo la faccia e alcuni movimenti che sembrano cadenzati. Anna pensa al “Principe”, a Piazza della Frutta, al paio di tipi che l’avevano palpeggiata nella penombra del colonnato. I tempi di Piazza della Frutta le sembrano appartenere a un mondo così lontano e così estraneo, di cui “il Principe”, che al tempo ignorava, un po’ timorosamente, sembrava improvvisamente essere stato sovrano, regista, capo-burattinaio e principale orchestratore.

Possibile che quello fosse il Principe? Era sicuramente lui, lo aveva conosciuto una volta in piazza della Frutta, ma se lo ricordava completamente diverso, che ci faceva qui, e soprattutto in quelle vesti miti? Avrebbe detto di tutto di lui, ma mai che fosse un garzone di bottega, a Padova si dicevano cose strane su di lui, alcuni sostenevano anche che fosse completamente pazzo.

-“Posso aiutarla?”, fa ancora l’uomo che somiglia al “Principe”, con voce gentile.

-“Veramente...veramente avrei solo bisogno di un telefono", risponde Anna, “e poi... – scoppia - ma scusi, ma lei è il Principe?”

Enrico fa uno sguardo stranito e annuisce lentamente: - “Si, sono io.”

Anna lo guarda fisso e riesce anche a sorridere, perché una piccola buffa coincidenza è pur sempre una piccola buffa coincidenza.

Anche Enrico sorride, e intanto affetta del prosciutto. Per la prima volta il Principe diventa il principe Enrico I, per un piccolo caso le due parti combaciano e lui si sente forte, addirittura pieno.

Ripone il coltello nella tascona del grembiule, pizzica dolcemente il pezzetto di prosciutto appena tagliato e lo passa alla ragazza, poi si dà una pulita alle mani stropicciando il grembiule, un lungo pezzo di stoffa fatto di macchie dal colore ormai indefinibile, e accompagna la cliente verso il retro. Armeggia nel buio per un paio di secondi, finché, dopo qualche esitazione, parte un'altra coppia di neon, se possibile più antichi di quelli al bancone.

"Spero funzioni ancora, dice sollevando la vecchia cornetta di bachelite del telefono a gettone, "questo qua non lo usa più nessuno da anni."

Ecco, appunto. Fa niente, puoi usare il telefono privato del negozio."

Anna chiama. Lo stronzo si rifiuta di rispondere. Suo padre non è raggiungibile, un terzo tentativo con l'unico altro numero che ricorda a memoria è frutto di un ricordo sbagliato cui risponde uno sconosciuto. Anna è lì lì per piangere quando il Principe la guarda e le blocca le lacrime.

Le coincidenze si legano e si raggruppano nel cervello di Anna come polvere di ferro esposta a una calamita: 1) la familiarità di un alimentari di paese, in altri casi fastidiosa, funziona come la carezza di un padre che ti vuol consolare; 2) il Principe Enrico, unico conoscente, va a ricoprire velocemente il ruolo vacante del buono; 3) la soddisfazione rende Enrico bello 4) il taglio del prosciutto aggiunge un elemento erotico piuttosto spicciolo ma decisamente funzionale.

Ci vuol poco perché si sbottoni, e racconti l'accaduto al Principe, il quale pensa bene di tingersi d' azzurro e si offre di riaccompagnarla a casa, che tanto sta per chiudere:

"Senta… senti, se ti serve un passaggio io chiudo fra mezz'ora."

Sono Enrico, aggiunge, prima di andare verso il bancone.

Anna lo ferma e gli afferra la mano, afferra e stringe la mano di Enrico. Uno strano miscuglio di lavoro e grasso di maiale l'ha resa morbida eppure rugosa, un pezzo di legno umido e caldo.

"Enrico? Allora è così che ti chiami. Anna, no ti ricordi? Sei davvero troppo gentile, accetto lo strappo ma solo se prima mi riconosci."

Enrico non si ricorda affatto di lei, si stringe nelle spalle, e sorride.

“Ma si, Enrico, ti ho visto una volta a Padova, abbiamo parlato una sera, ti ricordi? Esci a Piazza della Frutta, vero?”

E cominciano a parlare, tra tutta quella merce, tra gli odori del formaggio e dei salumi, e sembra così diverso ora da quella sera, meno sciolto, ma molto più gentile, molto più umano.

Parlano per una ventina di minuti, poi Enrico confessa che deve chiudere il negozio, i due escono in strada, poi lui chiude il bandone.

“Ma che se ne vada al diavolo, quel fottuto Paolo del cazzo, lui e sua madre”, pensa intanto Anna guardando di lontano il cavalcavia della statale, “e io che perdo anche tempo a pensarci”, e si avvicina allo sportello che Enrico le ha aperto, gentilissimo:

“Davvero, grazie.”

“Figurati, non c’è problema, devo comunque andare a Padova, sono di strada, non mi dà nessun fastidio”: non era vero chiaramente, ma Enrico lo dice in modo così sicuro e naturale che ci crede pure lui.

Lei sorride, già il terzo sorriso dall’uscita dalla macchina di Paolo, si scrolla le spalle e sale in quella di Enrico.