Rango: secondario
Tipologia: processo o aneddotica
Personaggi: Anna, Enrico
Locazione: a piacere
Dal soggetto: Anna ed Enrico cominciano una storia clandestina.
Definire anche l’attuale rapporto di Anna con Paolo, che non può essere di assoluta rottura dal momento che in (s7) Paolo sostanzialmente le monitora la casa.
Un po’ per curiosità, un po’ per bisogno, Anna comincia a frequentare Enrico. La terza sera che Anna ed Enrico escono insieme si baciano, nel furgone. Lui è fuori di sé, gli sembra che stia scoppiando il mondo, il cuore un martello pneumatico, crede che quello sia il momento più bello della sua vita: non sa che tra breve Anna scenderà con la bocca fino alla patta, gli tirerà fuori il membro tumido e nerboruto, e glielo prenderà in bocca, con famelica dolcezza. Cinque secondi dopo, Enrico viene.
Anna, dopo averglielo succhiato con la bocca che non riusciva nemmeno a contenerlo, pensa solo: "Ha un uccello che sembra un treno." Enrico invece dà per scontato che quei secondi di scontri di labbra riassumano un contratto vincolante. Il giorno dopo si presenta sotto casa di Anna e dice nel citofono, con voce atona: "Passavo a controllare che stessi bene".
Nei giorni seguenti, Anna con sua sorpresa si trova a provare sensazioni contrastanti e crescenti, non è in grado di definirle con precisione ma era molto che non si sentiva così coinvolta in qualcosa. Enrico è un uomo, ha quarant’anni, direbbe la sua vocina interiore, se solo Anna si degnasse di ascoltarla. Forse per illudersi di essere adulta, di non essere quella bambinetta di 23 anni che troppo spesso dimostra di essere. O forse perché Enrico le ricorda quella figura paterna che non ha mai avuto accanto a lei, da quando suo padre ha chiesto il divorzio, trasformandosi in un portafoglio gonfio ricolmo soltanto di regali.
O forse, diciamocela tutta, Anna impazzisce per il fatto che Enrico sia realmente dotato come tutti mormoravano. Per Anna l'erotismo di Enrico è della stessa potentissima matrice di una pozza di fango in cui si gettò da bambina, con addosso il vestitino nuovo e sotto gli occhi scandalizzati della madre. È un desiderio sporco, fecale, potente. Di quello splendido schifo sente a tratti un bisogno irrefrenabile.
Paolo è improvvisamente diventato un ostacolo. La chiama due o tre volte al giorno, a volte implorando perdono, altre lanciando minacce miste ad invettive. Non vuole saperne di chiudere la relazione, non ne vuole sapere di finirla così per una stronzata, pretende spiegazioni, una seconda occasione, che "anche al peggior criminale viene data la seconda opportunità".
Lei gli risponde di lasciarla perdere, riaggancia e chiama subito Enrico per fissare un appuntamento. Ma dovranno rimandarlo all'indomani perché a breve Paolo la richiamerà: le ordina praticamente di andare da qualche parte, o inventa una scusa per cui è necessario che si vedano.
Poiché le cose non sono ancora chiare con Enrico, Anna preferisce evitare di toccare l’argomento "Paolo" con lui, anche se in realtà muore dalla voglia di dirgli "Non trovi incredibile che io sia riuscita a frequentare uno così patetico?”, ma il timore che la stessa frase possa descrivere anche quello che sta succedendo con Enrico, le fa sempre abbandonare il proposito.
Una mattina in cui una lezione si è fatta noiosa, Anna si trova a fantasticare su cosa direbbero i ragazzi di Piazza della Frutta se scoprissero di questa frequentazione fra lei ed il Principe. Si rende conto di non essere veramente capace di immaginarlo – il Principe è un personaggio attorno al quale ruotano molte strane leggende, la più piccanti delle quali Anna ha scoperto essere vera. Semplicemente non riesce a predire come commenterebbero.
Ma nonostante i dubbi, Anna in questo momento ha trovato qualcosa che la fa stare effettivamente bene. Enrico è un uomo dolce, generoso, anche simpatico a modo suo, tenero, parlano moltissimo, lei può dire tutto quello che le passa per la testa, e lui l’ascolta ogni volta, con quel sorriso di comprensione che gli pittura la faccia come una maschera ben aderente.
Ed è il batticuore quando si vedono: lui aspetta ansioso di finire il lavoro, si toglie il grembiule sporco, si fa una doccia, si lava per bene, si guarda allo specchio, raccoglie il suo abito preferito, l'abito del Principe, e lo indossa con stile, eleganza, portamento. Il Principe monta sul furgone, si guarda allo specchietto retrovisore, si sorride con intesa, e parte rombando verso Padova, verso casa di Anna.
Anna scende bella come mai lo è stata, vestita di verde, vestita di giallo, vestita d’azzurro, con ogni colore dell’iride, ed ogni volta il Principe la guarda, le sorride, e le fa girare la testa, e ogni volta la fa sentire apprezzata, le fa capire con quello sguardo quanto è bella, quanto è amata, quanto ha bisogno di lui.
Quando Anna monta in macchina, il Principe esce di scena, ed Anna continua la sua serata col timido e impacciato Enrico. Il Principe è come un autista, li accompagna lì, per poi lasciarli soli. Sta quasi rinunciando a venire, forse si sta annoiando, Enrico comincia a trovare fiducia, in fondo lei è innamorata di Enrico, non è vero?
Un giorno Enrico, nell’alimentari, sente una voce che gli pare quella di Anna. La cosa lo disturba: l’alimentari era sempre stato il suo territorio, un rifugio sicuro ed impenetrabile. Non che veda Anna come un potenziale pericolo, ma una turbolenza nell’altrimenti costante abitudinarietà della sua vita è qualcosa che non riesce a metabolizzare.

