Rango: primario
Tipologia: scena
Personaggi: Enrico, Paolo (+ eventuali)
Locazione: libera (aggiungere scheda locazione compilata se la locazione è nuova)
Dal soggetto: Alla fine è invece Paolo ad essere ucciso da Enrico.
La sera prima. Anna guarda dalla finestra e vede la macchina di Paolo.
Dice: "Non farà qualche cazzata quello stronzo?"
Enrico la rassicura e vanno a dormire.
Domenica mattina. Enrico si sveglia allucinato: è la prima volta che resta a dormire fuori di casa sua. È il Principe nel momento sbagliato e perde la testa. Anna resta a letto. Enrico si veste, cappotto compreso, e va in cucina. Prende un coltellaccio e si mette a tagliare delle fette di pane. Uno dei coinquilini di Anna, appena sveglio, entra in cucina, ed è terrorizzato dall'inaspettata presenza di Enrico. Quest'ultimo – inorridito dal proprio effetto sull'inquilino – scappa infilandosi il coltello nel cappotto, con lo stesso gesto con cui lo ripone abitualmente nel grembiule.
Esce da casa e vede Paolo che dorme in macchina. I suoi pensieri sono ormai completamente sconnessi. Va al furgoncino e si apposta a motore spento in fondo alla strada, come in preda al delirio.
Paolo si sveglia. Va a fare colazione in un bar in fondo alla strada. Come sempre prende due sfoglie alla crema, un cappuccino, un bicchiere d’acqua. Sta in silenzio, accende una sigaretta a metà cappuccino, per poi finirla in strada.
Pensa: "Che fare ora? Devo lasciare tutto veramente e andarmene? In fondo non ci stavo così male con Anna. Se solo quella troia non si comportasse così. Ma non è una troia, solo che alle volte le donne proprio non le capisco."
Si incammina verso una cabina telefonica per chiamarla. Poi si ferma: "Ma che ore sono? Non posso svegliarla a quest’ora, sta sicuramente dormendo. Ma che sto facendo poi? Che mi salta in mente?"
Paolo pensa: "Alla fine poi l’amavo davvero. È successo tutto così velocemente che neppure me n'ero reso conto, sono stato travolto dagli eventi, le cose andavano benissimo, poi per una sciocchezza, poi entra in mezzo quel panzone schifoso rincoglionito, che avrei dovuto fare, ucciderlo davvero? Oppure uccidere lei? Oppure entrambi? Oppure uccidere tutto il mondo escluso loro tre, e vedere che succede, vedere chi sceglie, vedere che fa lui?"
Queste cose gli passano di fronte agli occhi nella cabina, con la cornetta in mano, poi Paolo si chiede se vale la pena rodersi il fegato per una sciocca che non ha impiegato neppure un pomeriggio per dimenticarlo e sostituirlo. Dopo tutto quello che ha fatto per lei.
Paolo riaggancia la cornetta, scuote il capo. "Ma forse era giusto così, se le cose erano andate così, probabilmente dovevano andare così, chi sono io per mettermi in mezzo? Forse lui la renderà resa felice? A dirla tutta non me ne può fregare di meno, di come la renderà, di sicuro non sono più affari miei. Ok, mi faccio da parte, Anna non mi vuole. Vuole quel flaccido bombolone biondo? E chi se ne frega! Che se lo tenga, che stiano assieme quanto vogliono, non sono affari miei, il mondo è pieno di ragazze, anche meglio di Anna, ne troverò una che mi accetterà così come sono, e tanto meglio per tutti."
Esce dalla cabina e si avvia verso la macchina, lentamente, trascinando i piedi, prendendo a calci immaginari barattoli vuoti.
Più avanti il furgoncino fermo. Due occhietti lo osservavano dallo specchietto retrovisore. E Paolo cammina lentamente, con il cadenzare dei propri passi sottolineato dalla fissità senza senno di due occhi acquosi...
Proiezione dentro la mente del Principe: eccolo lì quel bastardo dado di burro che cammina verso di me, chi si crede di essere mai quel bastardo, cappello sulle venti otto biscotto, chi è stasera che mangia con noi? Zitte zitte zitte, non parlate non ora non ora, ho bisogno di silenzio, di concentrazione, cocco biscotto fruscio di legno caverna piede rosso bitume da occhio che cola, quel dannato che cola, quel dannato, zitte ho detto, dovete lasciarmi stare, sorridi principe, sorridi, fai vedere che sei una brava persona, sorridi che poi gli dai il fatto suo, a quel mandarino! Ma che c'entra, no, volevo dire, un uomo di quattro piedi con un pannello solare al posto del piede e una mantide religiosa al posto dell’orecchio destro ha detto a mio fratello che le caverne di Mandolain aspettano da anni, zitte, vi dico, per favore, per l’amor di dio, fatemi pensare, devo agire, zitte per favore, o lo faccio fuori davvero...
E Paolo cammina, in testa ha un solo pensiero, non gli importa affatto di quella troia, né tanto meno di quell’eunuco biondo, ma se ne vadano al diavolo entrambi. Anzi, ha già deciso cosa farà ora: andrà al supermercato, diretto alla cassa, da Maria, la guarderà dritto negli occhi, e le dirà "sono innamorato di te da tempi inenarrabili", la prenderà per mano, e le dirà "andiamo piccola, non è questo il nostro posto, abbiamo grandi cose davanti, io e te", lei lascerà la cassa, manderà affanculo il suo capo, e saranno solo loro due, liberi, vivi, giovani, innamorati. A Paolo già pare di sentire nuovi brividi di amore, perché ci crede che quando si è innamorati davvero non ci sono barriere, non ci sono impedimenti, tutto scorre liscio e felice.
Il Principe pensa: garofano multicolore con un piccolo pallino di stucco al suo interno lo stucco si scioglie ed esce fuori una carrozza immonda di bile dal sapore d’amarena e canditi, ma che cavolo sto dicendo, ma che cavolo mi state facendo dire, la volete smettere? Ve ne volete andare? Vi prego, lasciatemi solo, vi prego, lasciatemi solo, vi prego lasciatemi solo, vi prego...
E si porta le mani alle tempie, che la testa gli scoppia, che non resiste più, che vuole scoppiare, andarsene, sparire, vorrebbe solo stare con Anna, ma quelle voci lo martellano, gli dicono che Paolo vole ucciderlo, gli dicono che deve essere più veloce, ma ve ne andate dannate, ve ne andate, mi lasciate in pace...
E gira la chiave, cieco: cruscotto, prima, frizione, acceleratore, e via, lontano di lì, che la testa gli scoppia.
Paolo pensa che non si è mai sentito così felice. Un maglio bianco da una tonnellata gli piomba sul fianco, e lo scaglia ad alcuni metri di distanza. Enrico lo ha colpito con la parte anteriore destra del mezzo. Non lo ha nemmeno visto, pensava solo a pigiare l’acceleratore, voleva seminare le voci. Lo guarda cadere sul marciapiede con un tonfo sordo, come un bambolotto. Paolo non è ancora morto.
Il traffico intorno si blocca. I passanti assistono immobili alla scena. Enrico smonta e si inginocchia accanto a Paolo. Estrae il coltello e lo affonda ripetutamente e metodicamente avanti e indietro nel fianco. Un coltello che taglia la carne è solo e sempre un coltello che taglia la carne: potrebbe conficcarsi allo stesso modo in un prosciutto sul bancone dell'alimentari.

