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Torino città - scena 24
Descrizione:

La Stazione di Porta Nuova è il punto di partenza dei nostri, diretti verso Mirafiori. Nonostante siano le due di notte, c'è gente. I marciapiedi della stazione sono occupati da valigie con accanto i loro proprietari e alcune nuvole di vapore che salgono dai binari. I colori sono scuri. I pavimenti sono puliti anche se i mattoni che formano i marciapiedi, grigi, sono opachi. In questi anni Torino non è ancora una città turistica.
Usciti dalla stazione occorre imboccare Corso Vittorio Emanuele II verso sinistra e proseguire per circa un chilometro prima di andare a destra in Corso Duca degli Abruzzi e trovare dopo circa due km Corso Orbassano, una delle vie che delimita l'immenso stabilimento FIAT di Mirafiori compresa tra Corso Orbassano, Corso Tazzoli, Corso Giovanni Agnelli, Corso Unione Sovietica, Via Biscaretti di Ruffia, Via Aristide Faccioli, Via Plava e Via Gian Carlo Anselmetti.
Per raggiungere il loro obiettivo, Francesco e Virginia (o Gipo) percorrono tutto Corso D'Azeglio, oltre il sottopasso del Lingotto, fin dentro Le Basse.
Hanno fretta; e anche paura. La morte di Gipo (o Virginia) ha tolto molto coraggio ad entrambi.
La città offre un senso di progressione stantia, le gambe fanno fatica a muoversi, il Po, alla loro sinistra, fa il lavoro di sempre.
Man mano che si avvicinano a Mirafiori, il suono della città cambia. Si attenua.
Specificità, aneddotica e trivia rilevanti ai fini della scena:
- All'inizio degli anni '70 la popolazione è aumentata vertiginosamente. Grazie soprattutto al flusso migratorio (l'allora sindaco Novelli dichiarò che "Torino è per popolazione la terza città meridionale d'Italia dopo Napoli e Palermo).
- Corso Vittorio Emanuele II è costeggiato da ambo i lati da alberi e palazzi.
Dover salvare l'Italia (e il mondo) e passare da Corso Vittorio Emanuele II, così chiamato in onore del primo re d'Italia, fa uno strano effetto a ... (dipende da chi resta vivo).
Corso Duca degli Abruzzi si presenta come una sequenza di palazzi fatti tutti a finestre rettangolari che mettono un po' di tristezza se si ripensa ai bei portici bolognesi.
- I due scendono con aria stravolta, il pensiero di quanto accaduto che si mescola con quello, ancora più preoccupante, del da farsi.
Mirafiori - scene 25, 26, 27
Descrizione:

Mirafiori Sud è uno dei quartieri più grandi e antichi della città, e non solo la sede dell'immenso stabilimento Fiat.
Molte le abitazioni abusive. Nel '66 - dieci anni prima degli eventi narrati - il Comune realizza una serie di palazzi a nove piani e svariati nuclei di case popolari. Ma resistono le baracche e le dimore di fortuna. Il quartiere, soprattutto negli anni Settanta, non ha una buona fama. Tra l'altro la forte presenza di immigrati, alza il livello delle frizioni sociali. È un quartiere "pericoloso" in cui la paura si somma all'intolleranza. Essendo un polo industriale, inoltre, è chiaro che le rivendicazioni sindacali e le lotte politiche che costituiscono uno dei filoni ideologici su cui si impianta la lotta armata, sono vive e presenti; anche nella loro involuzione violenta.
L'atmosfera è cupa, il silenzio del quartiere non promette nulla di buono.
Di notte lo stabilimento della Fiat si presenta una striscia scura a quadretti illuminati.
Ad alcune decine di metri dall'entrata principale dello stabilimento più grande d'Italia c'è un distributore di benzina. Due colonnine e un piccolo riparo in cui sono costipati gli olii e altri accessori per le auto.
Specificità, aneddotica e trivia rilevanti ai fini della scena:
- Ogni strada del quartiere ha diversi vicoletti che comunicano con le strade parallele. I tombini seguono le strade e sono facilmente percorribili con poche possibilità di perdersi.
- Ci sono degli scavi per dei lavori accanto allo stabilimento. Gli operai hanno costruito un piccolo sgabuzzino chiuso da un lucchetto con gli attrezzi: picconi, pale, chiodi e martelli, assi.
- Lo stabilimento si sviluppa su 5 piani ed è il simbolo del movimento operaio italiano. Al momento della storia è in corso il turno di notte: non è affollato come durante il giorno, ma ci sono molti operai.
- Gli operai si parlano all'orecchio per il rumore, i capireparto sono cattivi e servi, ma sudano freddo, si aspettano un agguato e sono sempre sul chi vive, la riscossa è nell'aria, gli operai li guardano biechi.

