(s3) Francesco sente del complotto.

Scheda Stesura

Scheda Stesura Definitiva
Note di Produzione: 

Rango: secondario

Tipologia: scena

Personaggi: Francesco, Pino Fazzi, Marino Carpenovic

Locazione: tra l'aula S e l'aula T, terzo piano, facoltà di lettere e filosofia occupata.

Note della produzione: la scena includa una breve contestualizzazione di Francesco "Radovan" Guarnieri nell'ambiente universitario.

Dal soggetto: Francesco Guarnieri, studente dell'università di Bologna, ascoltando un colloquio tra un assistente di Filosofia del Diritto e un addetto alle pulizie, scopre un piano delle BR bolognesi per far esplodere un'atomica tattica (a basso potenziale) a Mirafiori.

 

Svolgimento: 

Due giorni dopo, la mattina di un martedi.  All'interno di lettere occupata paiono bivaccare tutti gli insorti della città. Collettivi e singoli, artisti più o meno impegnati, lotte continue e autonomie operaie, embrioni di prime linee e di lotte armate. I muri sono interamente coperti di scritte. La gente dorme o fa comizi, volantina o fuma, si fa o cerca un’arma, chiava nei cessi o sta ai banchetti.
Radovan entra, saluta amici, nemici, compagni, conoscenti, tira diritto, quel giorno non avrebbe spronato, sprangato, incantato nessuno coi suoi discorsi. L’aggressione di domenica, gli scontri di lunedi, ne ha abbastanza. Stamani, almeno per un po’, vuole solo salire al terzo piano e leggere.
“Magari è davvero il caso di darsi una calmata. Forse si può allentare la presa, cominciare a dormire più di un paio d'ore per notte,” pensa Francesco mentre lo chiamano da lontano e tira a diritto. Tira a diritto il primo piano adibito a sfogo della militanza, tira diritto il secondo adibito a cazzeggio e riposo rivoluzionario, dribbla alcuni dormienti e prosegue per le scale.
L'aula S al terzo piano è il suo rifugio. Dopo lezione aveva preso l'abitudine di lasciare i suoi libri sul banco per studiare nei momenti liberi, e l’abitudine è rimasta durante l’occupazione.
Ha quasi finito le scale che lo intercetta una ragazza. Gli dice qualcosa in merito a un'assemblea che si sarebbe svolta di lì a poco e che al gruppo avrebbe fatto piacere se avesse partecipato con un discorso. Francesco acconsente e si aggiusta il ciuffo, nervoso. La ragazza lo saluta e lui fa altrettanto col suo solito “buona giornata.” Quella scende, lui si blocca un attimo, ha una fitta alla testa. Poi respira forte e prosegue.
Il terzo piano sembra deserto. L’emicrania sta già scemando. L’aula S è vuota a sua volta. Francesco si ferma sulla soglia per cercare in tasca il pacchetto di sigarette. E’ schiacciato, ci guarda dentro, lo inclina. “Chissà che starà facendo adesso Virginia…” pensa. Niente. Sigarette finite. Accartoccia il pacchetto e lo lancia in un carrello delle pulizie parcheggiato davanti alla porta dell'aula T, a tre o quattro metri da lui. “…da quando si fanno le pulizie nelle facoltà occupate?”
Non appena si avvia vero i banchi, sente un parlottare nell'aula adiacente. Per un attimo non fa caso alle voci se non per capire a chi appartengano. Sulla prima non ha dubbi: appartiene a Pino Fazzi, uno degli assistenti di Filosofia del Diritto. “Quella merda di cane! In fabbrica, in catene,” pensa Radovan, immaginando anche il volto lungo e stretto di quello, e il modo in cui guarda Virginia, e il periodo in cui si frequentavano e di quanto in effetti gli fosse stato d'aiuto, al proprio arrivo, per ambientarsi a Bologna e in facoltà.
-    Non stiamo parlando di una cosa normale, Marino. Basta che ti ricordi questo, il resto non mi interessa: questa è una cosa grossa, più grossa di te.
Radovan esce dall’aula S. La porta dell’aula T è solo accostata. Dalla fessura fa in tempo a vedere che il Fazzi sta parlando con l’addetto alle pulizie, un armadio di due metri con una faccia poco rassicurante, un ominide il cui tratto più umano è il mezzo toscano tra i denti.
-    Ma si fa, vero? Si fa?
-    Le armi non si depongono. Vanno curate e soprattutto usate.
Radovan rientra piano. Qualche goccia di sudore gli si forma sulla fronte.
-    Quanti ne ammazziamo?
-    Abbassa la voce, imbecille…
Francesco inspira e tende l'orecchio.
-    … Ne ammazziamo il meno possibile.
-    Ma farà male?
Dai cessi in fondo al corridoio esce Gatto, uno del collettivo. Passa davanti all’aula S e vede Francesco, saldato al banco, in apnea. Sta per dire qualcosa. Radovan gli fa segno di tacere. È un segno perfetto, da comandante. Perché Gatto tace immediatamente, anzi: ammutolisce; per di più, indietreggia. Francesco gli fa segno di tornare al cesso. Gatto obbedisce.
-    Se farà male? Cristo d’un dio, stiamo parlando di una bomba atomica!
-    Radiamo al suolo Torino, Pino..?
-    E’ tattica. Piccolina, cioè. Farà quello che deve fare. Non ti farai scrupoli proprio tu, Marino Carpenovic, il brigatista spietato? Pensa che bella sorpresa domani mattina essere svegliati dal fungo su Mirafiori. Comunque: tutto chiaro?
-    Si, a dopo.
Radovan vede Fazzi uscire dalla porta dell'aula T, verso lo studio. Subito dopo esce Carpenovic, che raccoglie il pacchetto accartocciato di Francesco e lo butta nel secchio, d’istinto. Poi, con il suo carrellino, avanza come un tricheco lungo il corridoio.
Non l'hanno visto. Radovan aspetta un paio di minuti. Si alza, esce dall'aula, scende al secondo piano. Un attimo dopo sente una fitta forte alla bocca dello stomaco.