L’Ipermercato è di dimensioni non precisate e ,di conseguenza, lo stesso vale per i singoli reparti. Agli scrittori si lascia la – eventuale – scelta delle dimensioni.
Il reparto Elettrodomestici include quello Televisioni.
Il reparto Libri include DVD, VHS, CD ecc.
IPERMERCATO
Il grande centro commerciale sta fermo e impassibile come un monumento fuori luogo, imponente e precario come se fosse stato appoggiato solo temporaneamente in quello spazio infinito, in attesa di trovare la sua dimensione ideale.
Il cavalcavia dell’autostrada in lontananza incornicia la figura mastodontica come fosse un triste quadro di un pittore antico precipitato, anche lui per sbaglio, nel nuovo mondo.
Il parcheggio esterno sembrava un alveare composto da innumerevoli rettangoli di varia misura e colore di giorno, mentre di notte si trasforma nella spoglia tela di un ragno geometra.
Trama e ordito perfettamente allineati pronti ad accogliere contenitori vuoti all’arrivo e colmi di beni preziosi al momento della partenza.
La struttura, dall’esterno, appare come uno stadio, ovale e schiacciata man mano che sale. Il rivestimento principale è a blocchi rettangolari di un materiale che sembra granito alla vista, all’apparenza ruvido e di un bianco che in qualche anno è passato a un grigio chiaro, ma è discontinuo, alternato a grandi tratti in vetro che permettono di vedere l’interno dell’ipermercato.
Non c’è una simmetria nell’alternarsi tra i rettangoli di vetro e di materiale bianco, e l’impressione che ne deriva è di trovarsi davanti a qualcosa di massiccio ma leggero.
D’inverno, soprattutto sotto Natale, dall’ipermercato lanciano fasci di luce.
A differenza di molti ipermercati, spesso inseriti all’interno di centri commerciali, la caratteristica principale di questo è che i suoi singoli reparti possono competere con i più grandi negozi specializzati. Non si tratta di un confronto basato solamente sull’estensione dei reparti stessi, ma anche sulle loro caratteristiche e soprattutto sulla struttura: ogni reparto è stato pensato e costruito in maniera indipendente, tenendo sempre a mente cosa avrebbe ospitato. In un certo senso quindi, centro commerciale e ipermercato qui coincidono.
Le pareti di ogni singolo reparto non raggiungono il soffitto a cupola, e mentre si cammina si scorgono in diversi punti delle strutture rialzate e diverse tra loro che emergono dai vari reparti. Non ha senso infatti parlare di “piani” in questo ipermercato, poiché ogni reparto può avere o meno un piano superiore, o un’appendice sopraelevata.
I neon collocati in tutta la struttura danno una luce diffusa, ma mai troppo forte in tutto l’edificio, una luce assopita quasi ,una luce stanca forse di funzionare e di dar luce ancora a questo luogo caotico di giorno e morto di notte.
Le indicazioni dislocate in alto tra uno scaffale e l’altro costringono ad alzare lo sguardo verso lo sconfinato cielo, un cielo coperto però, al riparo da ogni pericolo.
Dall’interno è difficile indovinare la forma e la grandezza dell’ipermercato, sembra un intricato quartiere di una metropoli in miniatura e solo addentrandosi nei vicoli più remoti si possono trovare le cose interessanti. Una geometria tanto perfetta da tranquillizzare il cliente e tanto intricata da sembrare un labirinto di cui bramare l’uscita, mai prima di aver prima scoperto ogni improbabile vicolo ceco.
Il risultato è che diviene quasi impossibile orientarsi e anche i commessi e i guardiani si trovano a volte spaesati.
Tra le vie intricate di questo labirinto, un continuo brulicare di formiche fino a quando al calare della sera, la folla si dissolve, le luci si affievoliscono e la metropoli si prepara per la notte.
Sugli scaffali annunci variopinti di fantastiche e impedibili offerte scritti a mano, per ricordare la familiarità del posto, per farti sentire a casa, si alternano alle etichette incomprensibili dei prodotti che ribadiscono la forma eccentrica del progresso.
I banchi dei prodotti pronti emanano delicati profumi, convincenti quanto quelli di un agriturismo a conduzione familiare, tanto giusti da ricordare quanto vale il tempo risparmiato per godersi la serata.
Una serata che può completarsi facilmente se spostandosi di qualche isolato nella metropoli del consumo si arriva nel quartiere della tecnologia, dove scegliere gli strumenti necessari per essere al passo con la vita moderna.
A prima vista l’ipermercato sembra pulito, ma basta osservare con più attenzione per notare quella sporcizia grigia e infida che si annida negli angoli e sugli scaffali.
L’entrata al pianterreno è unica e ci si arriva attraverso un ponte in legno che porta direttamente alla piattaforma d’entrata dove porte scorrevoli riflettenti introducono all’interno del locale. Una grande vetrata perfettamente trasparente annuncia l’ingresso in quel regno del consumismo di massa e con la sua enorme bocca accoglie il cliente in modo gentile e deciso.
La parte più bella dell’ipermercato si nota alzando la testa: un’immensa vetrata illumina tutto l’ingresso, come il rosone variopinto di una chiesa, solo che qui ci troviamo in un luogo un po’ meno sacro - o forse dipende dai punti di vista.
Appena si entra c’è una fila interminabile di casse governate da cassiere dal sorriso decadente e stanco, sembrano i denti di un enorme pettine pronto a filtrare la coscienza e il portamonete degli entusiasti clienti, la grande barriera all’ entrata (o all’uscita) di una metropoli dall’ autostrada.
In realtà il percorso ideale per visitare l’ipermercato è dal centro verso l’esterno. Vista l’estensione totale, infatti, i settori dell’ ipermercato sono collegati tra di loro, oltre che da classici corridoi, da quattro tapis roulant principali che partono dal centro verso nord, sud, est e ovest. Il centro dell’ipermercato è una sorta di piazza al chiuso con bar, tavolini e fontanelle. C’è anche un teatro, dove ogni tanto Marcello fa una capatina per fingersi attore.
Il modo migliore per raggiungere l’interno è dal basso: nel parcheggio sotterraneo ci sono in diversi punti enormi scale mobili che emettono un ronzio costante, e sei grandi ascensori (uno dei quali è in riparazione da tempo immemorabile). Per una di quelle regole non scritte i dipendenti non usano mai l’ascensore, la motivazione di facciata è non lasciarli liberi per i clienti, in realtà ne sono tutti mortalmente terrorizzati, da quando l’anno prima un commesso del reparto abbigliamento ci rimase chiuso dentro per una notte intera e quando finalmente qualcuno si accorse di lui e lo fece liberare fu trovato in uno stato di allucinazione che rasentava la pazzia. Da allora gli ascensori sono un tabù.
Nuovi reparti sono in costruzione, quindi c’è anche una grande area con lavori in corso dopo l’ultimo reparto e una ancora vuota prima di arrivare al recinto ovale esterno.
REPARTO LIBRI
E’ completamente in legno, dalle scaffalature ai tavolini del “bar letterario”, dal parquet presente in alcune piazzole ai divani per la lettura. Le pareti che delimitano il reparto sembrano essere state rimodellate per ricordare delle cortecce d’albero.
I libri occupano nord e sud del reparto. Nell’ala est si trova la categoria “CD”, mentre di DVD è pieno zeppo il lato ovest.
La luce che viene diffusa per tutta l’area non è quella bianca e brillante che illuminerà il reparto alimentari, ma calda e mai esagerata. Accanto ai tavolini del bar e ai numerosi divanetti ci sono delle lampade.
I libri sono disposti letteralmente ovunque ci sia spazio, non solo sugli scaffali, ma anche per terra, lasciati sulle sedie o sui cuscini.
Il reparto è molto grande, e anche se si può trovare di tutto sparso ovunque, esiste una suddivisione in categorie.
Gli scaffali sono rossi disposti uno di fronte all’altro. Regolari forme rettangolari che accolgono tutti lo stesso numero di libri, divisi per genere, ma costantemente riluttanti a rimanere nella loro giusta collocazione. In alto ci sono i saggi e le opere di storia, recuperati, di tanto in tanto da qualche coraggioso appassionato.
Al centro i romanzi con i best seller raccolti in un’unica fila con sporadici buchi vuoti. Lì troneggia il cartonato a grandezza naturale dell’ultimo romanziere in voga ( con cui spesso si trova a discutere Marcello).
I romanzi sono sempre un po’ gonfi, le pagine fatte scivolare tra l’indice e il pollice come una serie di diapositive. Pagine ombrate dalle mani che le hanno delicatamente aperte per rubare qualche frase, nella speranza di capire se valesse la pena acquistarli.
In basso faccette ammiccanti e folletti colorati salutano i clienti che passano alla loro altezza, ammucchiati e un po’ stropicciati per essere stati accarezzati e tirati in un tentativo di estorsione da un genitore poco malleabile.
In fondo ad uno degli scaffali, una serie di libri di arte, grandi e timorosi che aspettano l’occasione giusta per essere sfogliati e magari portati via.
I libri di arte sono gli unici ad essere costantemente in ordine, tutti tranne uno. Un libro sulle opere di Klimt, che si trova sempre nascosto sotto altri due di tecnica di disegno a mano libera. Sulla copertina del libro è rappresentato “Il Bacio”. All’interno del libro manca una pagina, ma nessuno se n’è accorto.
La vetrina delle ultime uscite: un bancone orlato da un drappo rosso sopra il quale i commessi creano piramidi di libri che sembra debbano crollare da un momento all’altro, l’amore-odio di Marcello; ogni nuovo libro di un autore (o, peggio, di un’autrice) più giovane di lui gli fa salire la bile.
Posto al centro del reparto per costringere il passante a girargli intorno, un piano con le imperdibili offerte di libri che ormai anche le case editrici hanno dimenticato tra gli archivi. Aspettano impazienti che venga il loro momento, mentre in un angolo della copertina si sovrappongono inesorabilmente etichette con numeri sempre più bassi.
Alcuni hanno la copertina ingiallita, altri si sforzano di mantenere gli scintillanti colori, ma tutti silenziosi osservano i passanti che li girano distrattamente per poi riporli in bilico sopra un compagno dal titolo ancor meno interessante.
Il reparto dei cd occupa molto spazio, con musica di tutti i tipi e tre lettori cd con tanto di cuffie dove si possono ascoltare alcuni brani.
Dal cestone delle offerte speciali di questo settore, ogni tanto Marcello pesca qualche rarità, come cd nice price a 5 Euro di band immense degli anni 60, come gli Animals o i Cleerence Clearwater Revival.
Cosimo, invece, ha ben altro per la testa, non i libri, non i CD ma guardingo si lascia tentare dal quel vhs con una giovane Edwige Fenech mezza ignudata sulla copertina.. Interessante!
REPARTO ELETTRODOMESTICI
L’impatto è spiazzante, un parco giochi surreale. La musica è ovunque, e così le immagini, anche se questo non stordisce più del solito.
L’area si divide in due zone: elettrodomestici di piccole dimensioni, elettrodomestici di grandi dimensioni.
Già dagli altri reparti, avvicinandosi alla prima zona si nota qualcosa di particolare.
Lo spazio si direbbe suddiviso in piani, ma in modo per niente regolare: tutto il reparto è contraddistinto da “isole” di varie dimensioni, alcune di pochi gradini più in basso rispetto al livello principale, altre più in basso ancora ed altre rialzate, cosicché la sensazione è quella di trovarsi in un enorme campo coperto di crateri e montarozzi colorati.
Alcune isole sono al chiuso, coperte da tendoni, ad esempio quelle in cui si trovano gli impianti home theater, o quelle nell’area videogiochi (dove Marcello passa un bel po’ di tempo, teatro spesso di conflitti generazionali tra Cosimo e Marcello). Quelle aperte sono riservate alle dimostrazioni, o all’esposizione di materiale usato.
Una di queste ultime ospita la tecnologia dedicata alla musica: una città nella metropoli con torrette e grattacieli da cui emana musica ad altissima definizione.
In un’altra isola scheletrici ripiani di acciaio ospitano con orgoglio la virtualità e la moderna comunicazione, computers per ogni necessità, ognuno saldamente ancorato al suo giaciglio e sorvegliato dallo specialista.
L’ isola dedicata ai piccoli elettrodomestici per la casa sembra la cenerentola dell’intero reparto: frullatori, forni a microonde e diavolerie di ogni tipo, quasi buttati alla rinfusa. In fondo, quasi introvabili, i rasoi elettrici,che sembrano vecchi elefanti mandati lì a morire.
Nell’isola al centro del reparto, invece, ci sono vetrine gigantesche con i-pod per ogni prezzo, lettori dvd e vhs, computer di ogni genere. La vetrina più estesa, illuminata sempre da dei faretti, è quella dei telefonini, che sono appesi in aria su supporti di plastica trasparente e sembrano i pesci di un bizzarro acquario.
Alcune delle isole sono evidenziate da un colore blu che ricopre sia la gradinata d’accesso che il pavimento, hanno le dimensioni e le caratteristiche di un salotto di piccola o media grandezza o di una camera da letto, con finti mobili e arredamento, e un singolo televisore al plasma di ultima generazione a cui è collegato un impianto audio. Anche se la musica è presente in quasi tutto il reparto, all’interno di un’isola TV o Hi-Fi non si sentono altro che i suoni provenienti dall’impianto dell’isola stessa, questo sia grazie alla sua posizione rispetto al piano principale che alla disposizione studiata dei diffusori.
Per il resto, l’altra cosa che stupisce è l’estensione: il reparto libri e l’alimentari erano grandi, ma qui l’impressione è di trovarsi davanti a qualcosa di mai visto. Anche trascurando le isole, il resto dello spazio a disposizione è comunque sufficiente per ospitare lunghe file di scaffali, banconi per le informazioni e ampi corridoi.
Sull’enorme parete che chiude il reparto c’è il Muro meraviglioso: un Muro fatto solo di televisori al plasma (Cosimo sogna sembra di avere un telecomando per comandarle tutti).
A gruppi trasmettono lo stesso programma muto per permettere di giudicare la migliore prestazione, così che percorrendo il muro si ha l’impressione di camminare tra immagini viventi.
Qui si schierano in mille luci e forme in movimento televisori di ogni tipo e grandezza. Il più grande è proprio nel mezzo e ha davanti un po’ di spazio nel quale si riversano sempre i clienti, specialmente i bambini.
Davanti ad ogni schermo un cartellino ne elogia le straordinarie potenzialità, incomparabilmente superiori al prezzo intero o diviso in comode rate.
Alla fine del Muro meraviglioso, una fila di grandi cubi di cartone con le offerte del mese buttate alla rinfusa, separano la prima zona da quella degli elettrodomestici di grandi dimensioni.
Lavatrici in fila composta al centro dello spazio danno le spalle a moderne stufe con grandi e comodi sportelli di vetro, per intravedere il fuoco che una volta scoppiettava nei camini.
Accostati alla parete, in fila come robots addormentati, frigoriferi di tutte le dimensioni, dai più piccoli con modeste fattezze e spazi delicati fino quelli che orgogliosi mostrano le loro molteplici funzioni e si vantano della lingua d’origine.
Appoggiati su piani di legno sofferenti e anneriti dal tempo e dalla fatica, sovrastano l’area circostante. I due più grandi, uno giallo e l’altro rosso, modello americano con vano tritaghiaccio e maniglie anni sessanta sono posti ai lati di una enorme porta di sicurezza di ferro verde.
Lì osservano con aria minacciosa chi entra ed esce, ricordandosi di ammonire gli incauti clienti che si avventurano oltre la soglia.
Sopra la porta lampeggia una cassetta con un omino in fuga sovrastato dalla scritta “exit”.
Per Marcello e Cosimo è il reparto preferito perché nella più totale alienazione possono mettersi di fronte agli schermi vuoti di quei televisori al plasma ipertecnologici e li, in quei momenti,solo in quei momenti, annullare tutti i loro pensieri…. Marcello, a dirla tutta, dopo un po’ che è li dentro , circondato da tutta quella materia tecnologicizzata sta male, ha la nausea, come una donna pregna.

