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“Perché non vi conoscete voi due?”
“Con tua figlia? Se ha ripreso da te neanche morto.”
“Mia figlia è un fiore. Ti piacerebbe. E magari mi pentirò ma forse le piaceresti anche tu.”
“Così tanta voglia di nipotini? Cominci a capire che sei un vecchiaccio?”
“Mi rimangio tutto. Prova a toccarla e ti spacco la faccia.”
“Testadigallina ma davvero tu non sei mai stato con una donna?”
“Ma che domande fai?!”
“No, perché sai, non riesco a capirti. Non c’è niente di meglio del calore di una donna la notte”.
“Perché tu quando vai a casa trovi una donna nel letto? Non mi pare…”
“Dai retta a me che ne ho passate tante, alla fine quello che conta è non restare soli”
“Non ne sarei tanto sicuro… adesso sarebbe solo un’altra responsabilità”
“Ma quanti anni hai? A volte mi sembri un novantenne troppo stanco anche per alzarsi dal letto la mattina!”
”Quando penso che mi alzo per venire a marcire in questo posto mi rificcherei di corsa sotto le coperte!”
“Non è così male come lavoro…”
“Abbozzala Cosimo, lo so che fa schifo anche a te”
“Non è che mi fa schifo, solo a volte.. come dire… mi infastidisce tutto questo silenzio”
“Con te in giro non è che ci sia tanto silenzio!”
“E’ inutile che ridacchi! Parla quello che sviene ogni due minuti!”
“….”
“Ti sei offeso? Dai, non si può mai scherzare con te!”
“Cazzo ma te l’ha mai detto nessuno che sei maleducato!?”
“Mia figlia, in continuazione”
“Ecco, allora cerca di ascoltarla maledizione! Dove andrebbe a finire il mondo se fossero tutti come te? Sempre a mettere il dito nelle piaghe degli altri!”
“Sei troppo permaloso ragazzo! E poi sveglia, fanno tutti così! Tutti pronti ad indicare con il dito i difetti degli altri, a godersi lo spettacolo di una vita che si smaglia davanti ai loro occhi come un vecchio vestito…”
“Li odio anch’io! Dovevi vedere quando morì mio padre che processione di stronzi alla nostra porta! Tutti venuti a vedere noi che andavamo in pezzi, che ci scioglievamo come un cazzo di iceberg calato nei tropici”
“Non fidarti mai di chi sembra gentile con te! Devi fregarli tu prima che siano loro a fotterti”
“Che cazzo dici Cosimo? Ma hai visto bene chi siamo? Siamo in fondo a qualsiasi tipo di scala sociale, chi vogliamo imbrogliare? Io non sono neppure riuscito ancora ad usare il famoso 20% di sconto sugli acquisti che spetta ai dipendenti!”
“Neppure io, per forza! Mica lo mettono sulla spesa normale quei bastardi! Devi comprare come minimo 2mila euro di roba”
“Figurati se qualcuno degli sfigati che lavora qui dentro può permettersi di spendere 2mila euro così, sull’unghia”
“Forse è quasi meglio lavorare di notte, sai? Cazzo non resisterei a passare le giornate vedendo la gente che sceglie televisioni ultrasoniche, mini campi da golf e chissà cos’altro”
“Servire tutto il giorno dei ricconi! Forse hai ragione, è meglio vivere così, nell’ombra di tutto, senza possedere un bel niente, senza essere nessuno. A guardia di questo mostro addormentato, senza avere sotto controllo un cazzo in realtà.. solo per essere spettatori dell’energia malata che si accumula qui dentro e che la notte fuoriesce come pus..”
“Stai male?”
“Sto bene, anzi sto da dio. E’ come se tutto fosse illuminato a giorno nella mia testa, dopo anni di buio perenne.. guarda quanto cazzo di polvere ho fatto accumulare nel cervello! Idee malsane grosse quanto zucche di Halloween, cresciute storte, aggrovigliate in mezzo ai miei deliri.. guardali… sono statuine di cristallo perfette, intatte nella loro inutilità….”
“Tu tu lamenti, pensa a me allora! Intrappolato in un lavoro di merda con un collega pazzo che per la maggior parte delle notti delira… sai che ti dico? Ora ci sediamo qui e ci fumiamo una cicca, fanculo al regolamento”
“Te la sei mangiata la sigaretta?”
“Si. Anzi, dammene un’altra tu che le ho finite.”
“Hai appena smesso..”
“Quando mi innervosisco faccio così.”
“Che è successo?”
“Niente di più di quello che succede sempre qui dentro. Solo che ogni tanto mi mette a disagio.”
“Cosa? La monotonia del lavoro? Se questo posto è talmente grande che non vedi mai le stesse cose...”
“Non è questo. Comunque poco importa. Sto pensando di andarmene.”
“Che? Te ne vai?”
“Si.”
“No adesso aspetti, accendi dopo. Hai appena iniziato, è un lavoro come un altro. E poi che mi lasci così, a inizio stagione?”
“Primo, è già un anno. Secondo, che mi frega della stagione! Non hai afferrato il discorso. Appena ho messo piede sul pavimento dell’entrata, fin dal primo giorno dico, ho avuto l’impressione di esserci stato da sempre qui. Ora mi pare un’eternità che sto qua dentro, a volte mi sembra quasi che la mi vita sia qua, che fuori da queste mura sia solo attesa di tornare.”
“Beh, meglio così no? Vuol dire che è il posto per te.”
“Sono serio. Per favore.”
“Ok. Spiegati.”
“C’è poco da spiegare. Non voglio passare tutta la mia vita così. Questo posto è strano.”
“Più di te? Non credo. Datti tempo dai, sei troppo sensibile tu, ti devi fidare di me. Ognuno reagisce a modo suo in un posto così, e l’hai detto tu che cercavi un lavoro tranquillo.”
“E degli altri allora, che mi dici? Tu sei qui da quando hanno aperto no? Quanti hanno retto come te?”
“Ma con chi hai parlato scusa?”
“Ti sarai fatto un’idea di questo posto.. Questo posto fa venire dei colpi. E’ come se fosse una piccola città, e noi siamo i guardiani della città. Può succedere di tutto. Io non so come fai a resistere.”
“Il mondo è pieno di coglioni. Di gente che si lamenta sempre ma in realtà non vuole cambiare. Ragazzini stupidi figli di papà che pensano di fare una gitarella al centro commerciale.”
“Ma cos’è, ti pagano per fargli pubblicità? Tu non ti rendi conto.”
“Io si! Questo non è un posto come gli altri. Guardati intorno. Hai mai visto niente di simile?”
“Bravo! E’ proprio questo che mi fa paura.”
“Cosa?”
“Che posto è questo? A che serve un posto così? Fatto così. Cioè, è troppo grande, troppo esagerato, luci, isole, migliaia di posti macchina. Una chiesa.. Manca solo una chiesa e poi c’è tutto.”
“Quando parli così non ti capisco. Ma che problema hai? E’ un lavoro. Fallo e torna a casa.”
“Fammi accendere, non ne posso più.
“Dio grazie.”
“Dico sul serio, devi stare tranquillo. Sarà che a me questo piace. E’ come una seconda casa.”
“Lo so. Continui a toccare il punto senza capire. Prima hai detto “datti tempo”! Ma non ti sembra di essere come Charlie Brown? O… che ne so.. qualcun altro di questi che non cambiano mai per anni e anni? Io mi sento così qui. Fermo immobile da un anno. E’ proprio il tempo il problema.”
“Non è così male per essere un lavoro, su questo non puoi ribattere.”
"Più ci inoltriamo nel cuore della notte, più girando tra gli scaffali ho la sensazione che tutto sia morto, talmente morto che a volte gli cerco un’anima e un accenno di vita perché mi fa pena. I rumori poi…c’è sempre un brusio di sottofondo. Sembra quasi l’eco delle mille voci diurne»
«A me sembra proprio che questo posto abbia una voce sua invece. Ma non mi fa paura, anzi, qualche volta quando siamo lontani nelle perlustrazioni solite, mi fa compagnia questo vocio, copre anche il cigolio di questo vecchio macinino…anzi ti dirò…spesso mi avvicino ad un reparto e poi proseguo a piedi per godermi questo vuoto che mi rimbomba nelle orecchie»
Il nostro lavoro è fare la guardia a noi stessi.
“Io prima o poi me ne vado Cosimo. Sparisco, ma nel niente”
“Chi sei Houdini?”
«Non essere idiota Cosimo. Mi pare che ti lamenti sempre perché non chiacchieriamo, no? Se però quello che dico non ti interessa..»
«Certo che mi interessa Testolina. E poi stasera c’è un’atmosfera strana qui dentro. Non ho voglia di stare da solo, te lo dico senza vergognarmi. Non so, quasi mi sembra più lunga del solito questa notte».
“Me ne dai un po’?”
“Eh?”
“Mi dai un po’ di caffè?”
“Il caffè o lo porto io o un cazzo, eh?”
“Scusa. Buono, comunque”
“Tre macchinette da due e un goccio di caffè Borghetti”
“E te li fai in una notte?”
“No, figurati. In una notte, normalmente, ci metto una macchinetta da due e un paio di dita di caffè Borghetti”
“Ma vuoi essere sveglio stanotte, giusto?”
“Giusto. Anzi, che ore sono?”
«Sono ancora le 2:30. Qui si perde anche la cognizione del tempo. Per questo a volte mi faccio un pisolino.»
«Compare mio, qui il vuoto ti risucchia, se non ci stai attento. Voci, rumori, odori e calore di centinaia di corpi che si incrociano, senza sfiorarsi nemmeno. ”Mi scusi signora.. Permesso? ..Potrebbe spostare il suo carrello? ..La sua spesa dove arriva? ..Mi passa il divisore?” Cazzo, sembra che sia una gara per non toccarsi mai, anche se un carrello sfiora un altro ti guardano male. Questo è un luogo fatto essere pieno di gente, senza perde di senso e si trasforma in qualcosa di diverso, non so cosa ma diverso. Quando torno a casa a volte ho l’impressione di essere stato fuori due giorni…ti capita?»
«Mi capita eccome. Eppure quasi sento la voglia di tornarci, è questo che mi spaventa. Non so…forse è la forza di gravità esercitata da tutti gli oggetti che ci sono”.
«Qui dentro è tutto architettato alla perfezione. Ogni cosa ha il suo come e perché. Solo noi non abbiamo un senso in questo cittadella. Abbiamo una funzione ma non siamo in linea con la logica di questo gigante: questo luogo è fatto per pullulare di gente, il più possibile. Noi ci stiamo quando è vuoto e privo di senso, un ammasso di cianfrusaglie. Se ci pensi, qui dentro c’è tutto quello che serve per vivere perfettamente in linea con l’ideale vita che ci fanno credere di avere: tutto e di più! Eppure quando è vuoto questo posto sembra una metropoli del futuro abbandonata a se stessa. Forse è per questo che ogni tanto ce ne capita una! Anche io mi ci sento a disagio qua dentro a volte. Mi sembra di essere veramente a casa mia solo perché ci passo la maggior parte del tempo che questo stronzo mondo mi ha messo a disposizione, ma in realtà qui niente è mio e niente mi assomiglia."
“Finalmente! Cominciamo a ragionare allora."
“Non vuol dire niente, stare qui è comunque la cosa migliore che potesse capitarmi. E’ come fermarsi a respirare di nuovo dopo aver corso per chilometri. E mi dà tempo per pensare.”
“A me mette l’angoscia invece. Come una casa dici. Ma ce l’ho già una casa. E anche tu. Qui ci dormo addirittura a volte.. Anche questa cosa poi.. Ti rendi conto che nessuno mai ci ha ripreso per qualcosa in tutto questo tempo?”
“Tipo?”
“Non so prima, ma da quando sono qui nessuno si è mai lamentato di come facciamo il nostro lavoro. Quando, solo per come lo fai tu, avresti dovuto avere un richiamo al giorno.”
“Sei un paranoico, insisto.”
“Ti faccio un’altra domanda allora: che ti è capitato di nuovo ultimamente?”
“Sei serio?”
“Sì, rispondi.”
“La tipa del reparto alimentari ti basta?”
“No. Io intendevo fuori da qui.”
“Fuori? Mah.. non lo so.. che vuoi che mi capiti? Sto a casa con mia figlia.”
“Cazzo Cosimo, tua figlia ha più o meno la mia età. Io con mia madre sono costretto a starci, ma lei non ce la vedo a sopportare uno come te tutto il tempo. La risposta è che non fai niente quando non sei qui.”
“Dove vuoi arrivare scusa?”
“Ok. Allora facciamo così: dimmi cosa è cambiato intorno a te da quando sei qui. Le persone che conosci, ad esempio, come stanno? Tua figlia per restare in tema, mi hai raccontato solo un paio di cose di lei. Dimmi qualcos’altro. Ieri, per dire, che ha fatto?”
“Mia figlia.”
“Si, Cosimo. Oltre a prepararti quel cavolo di panino tutte le sere, tua figlia che fa? Raccontami qualcosa.”
“Guarda, non so qual è il tuo scopo stasera, di sicuro stavo tanto bene e mi stai facendo incazzare.. Che diamine ti prende?”
“D’accordo, lasciamo stare tua figlia. La tipa dell’alimentari, avanti. Com’era il nome.. Carla giusto? Forza, dimmi come va con Carla.”
“E tu allora? Dimmi che hai fatto ieri con tua madre no? O che fai di così eccitante di giorno..”
“Lo vuoi sapere Cosimo?”
No.
“Non lo so. Non so dirti che mi capita fuori di qui perché non mi sembra di uscire mai da qui ormai. Posso girare bendato qua dentro e sapere dove sono in ogni istante, ma non so più immaginarmi niente oltre quella vetrata.”
“Non mi interessa. E’ un problema tuo. Vuoi andartene perché stai impazzendo? Vai, non far impazzire anche me.”
“La tua vita è diventata questa, non ci senti? Così come sta accadendo a me. Davvero tutto quello che ti serve è in questo posto Cosimo? E anche quello che serve a me? Stiamo messi davvero male se è così.”
“Cioè fammi capire, stai troppo bene qui per cui te ne vuoi andare..”
“Non riesco a restare in un posto per troppo tempo, mi sento incastrato senza via d’uscita. Tanto più se non ho ragione di andarmene. Qua dentro mi capita di essere felice, di piangere, di provare paure terribili anche. Insomma tutto quello che di solito mi è successo nell’arco di trent’anni adesso mi succede qui. Semplicemente cambiando reparto.”
“Solo che i reparti, per quanto grandi, finiscono. E’ questo che ti spaventa vero?”
“Quando andavo via da una città, era come avere una possibilità di ripartire da zero.”
“Tu sei quello che sei. E anch’io. Pensi che aver ricominciato tutto daccapo mi abbia fatto cambiare? No Marcello, ho solo capito i miei errori, ma io sono sempre quello di prima. Però di sicuro se te ne andassi avrei qualcosa in meno. Siamo diventati un po’ amici no? Stiamo vivendo, è una vita atipica sono d’accordo. Ma perché non va bene? Quel poco che mi hai raccontato della tua non mi fa pensare che sia così intrigante da non far sembrare l’ipermercato un film d’azione in confronto. E poi secondo me se ti sei cercato questo e non un altro posto un motivo ci sarà, mica ti hanno obbligato.”
“Lasciamo stare. E’ come una droga. Ho paura che se non mi stacco ora non ce la farò più.”
“Ok… vieni.. ti porto a vedere una cosa.”
“Cosa?”
“Che palle che sei. Vieni e vedrai.”
“Ecco. C’eri mai stato fin qui?”
“No..”
“Riesci a vedere la fine? Intendo il muro che chiude tutto. Dopo la terra e le ruspe.”
“Veramente no.”
“Eh no.. Neanch’io infatti.”
“Ma com’è possibile? Da fuori si vede benissimo che la cupola è chiusa.”
“Certo che la cupola è chiusa. Solo che da qui non puoi vederla.”
“Stanno costruendo ancora..”
“Sempre.”
”Ma cosa?”
“Non lo so. Non mi interessa. Ma pensavo che ti avrebbe fatto piacere vederlo.”

