Lindsay Rose

Scheda Personaggio

Romanzo SIC #1

Scheda Personaggio Definitiva
Note di Produzione: 

Rango: PROTAGONISTA

Lindsay è una studentessa d'arte di Charlotte (NC), appartenente a una famiglia molto ricca, e studia presso un'università privata americana. Il suo è uno di quei corsi che cominciano a Settembre e si concludono agli inizi di Giugno.

Svolgimento: 

Descrizione fisica

Lindsay Rose ha ventitré anni. Alta 1,70, in carne ma non grassa, ha i capelli rossi e ricci, un bel seno, gambe lunghe, polpacci affusolati e ben torniti. E’ molto carina: ha i lineamenti del viso dolci, il naso piccolo, le labbra sottili e rosee. Se tagliasse e stirasse i capelli, e li tingesse biondo platino, somiglierebbe a Marilin Monroe.
Lindsay non si trucca. Ama i jeans e i pantaloni a quadretti; alle volte mette la gonna, con stivali di camoscio marroni, senza tacco.
Ha una cicatrice sul fianco dovuta ad un operazione d’appendicite, e un’altra piccola cicatrice sotto al ginocchio, dovuta ad una caduta quand’era piccola.

Biografia

Lindsay nasce a Charlotte il 12 ottobre 1984.
E’ molto ricca. La ricchezza della sua famiglia risale al 1943, quando suo nonno materno, Ernest Goodbowers, allora un giovane squattrinato di 17 anni, rileva dal fallimento una tavola calda. Nel giro di 7 anni il ristorante ha triplicato le sue dimensioni e il giovane Ernest, che dimostra di avere un ottimo fiuto per gli affari, ha acquistato anche altri due fondi, che ha trasformato in ristoranti per “persone dabbene”. Ci sono molte storie su come il nonno di Lindsay abbia creato un impero finanziario partendo da un anonimo ristorante, e poche lo descrivono come un onesto imprenditore, mentre quasi tutte lo vedono invischiato in loschi traffici. In qualsiasi modo siano andate le cose, nel 1959, a 33 anni, Ernest Goodbowers è un uomo estremamente ricco, propietario di una catena di ristoranti, due drive-in, una catena di locali notturni, una fabbrica di materiali elettrici, una fabbrica di cartone.
Nel 1960 nasce Eveline Goodbowers, unica figlia di Ernest e madre di Lindsay.
La madre di Lindsay, oltre che erede della fortuna del padre, è una  docente universitaria di letteratura comparata, spaventosamente colta e bella. Non è possibile essere un uomo e condividere la stessa stanza con Eveline Goodbowers per più di dieci minuti senza esclamare "che donna!"
Del padre di Lindsay, John J. Rose, non si sa molto, se non che se ne è andato in un altro stato quando la figlia aveva otto anni. Lindsay non ha fratelli.

A cinque anni Lindsay vuole bene alla sua famiglia, e suo padre è un punto di riferimento, una figura importante a cui piacerebbe assomigliare. Lindsay odia il suo nome, così col padre inventano un gioco: lei finge di essere qualcun’altro – a volte un conoscente, a volte un personaggio inventato – e il padre deve indovinare chi sia.
A dodici anni si innamora del suo maestro di musica, è convinta che quello sia amore vero, che il cuore mai più le batterà così forte, ed è disposta a scappare in capo al mondo pur di stare per sempre con lui.
Sempre a dodici anni scopre quasi per caso quanto catartico possa essere infilare le mani nella melma e mallearla, così tenera, pronta ad assorbire ogni suo capriccio. Il destino artistico di Lindsay è segnato. La scultura, il disegno, la musica, sono tutte tappe obbligate.
A diciassette anni, Lindsay scopre quanto avvolgente possa essere l’abbraccio di una leggera dose di lsd, quanto avvincenti le costruzioni artistiche d’una mente strabordante visioni, quanto eccitante la passione d’un corpo raggomitolato nei raggi di silicone di un sole plastico e sgocciolante brani di spugna. Quando riapre gli occhi, nel suo letto, rancida di sudore, con la sua migliore amica, nuda fianco a lei, Lindsday capisce quello che deve fare, e comincia a dipingere.

A vent’anni si è messa col suo unico fidanzato “serio”, Albert, ricco erede di una famiglia di allevatori di cavalli da corsa, che l’aveva sedotta con una corte serrata di un anno e mezzo, riuscendo finalmente a forza di regali a strapparle un appuntamento. Piacevolmente sorpresa dalla delicatezza inaspettata di Albert, Lindsay aveva accettato di iniziare una relazione, che è poi finita l’anno scorso a causa dei ripetuti tradimenti di lui.

Finito il college, finita la storia con Albert, Lindsay parte per un viaggio premio in Italia, per un corso annuale di pittura all’American University of Arts di Roma. Una volta in Italia, non sa più come fare ad andarsene, tanto se ne innamora.

Tratti psicologici

Lindsay è una ragazza precisa, decisa, sicura di sè, di quello che vuole, di quello che desidera. Quando si mette qualcosa in testa, non c’è niente che possa farle cambiare idea.
Lindsay ha un carattere decisamente amabile, è generalmente di buon umore, ma non c’è in lei la mollezza di chi ha avuto molto, se non proprio tutto.
Sa bene di non essere tanto delicata quanto potrebbe apparire per la sua pelle chiara, e tuttavia talvolta si sente fragile e desiderosa di qualcuno che la serri fra le sue braccia solo per dirle quanto la ama, solo per dirle che senza di lei non può vivere.

Lindsay prima di partire ha sempre vissuto nella lussuosa villa della madre, che le ha sempre lasciato una notevole libertà di azione. Ama la compagnia ma non i party eccessivi, è una buona giocatrice di pallavolo e una discreta pittrice. Da sempre abituata a frequentare gli ambienti più prestigiosi e colti di Charlotte, Lindsay non si può comunque considerare una vivreuse, ed ha sempre vissuto protetta dal potere della madre e dal proprio candore.

Specificità e comprimari

Attualmente vive in Italia, a Roma, dove divide la casa con tre studentesse.
Eko, giapponese, età 34 anni, lavora in un bar, non accetta che gli italiani siano così poco precisi e pressappochisti, ma non vuole tornare al suo paese. Vorrebbe trovare un uomo che la sposi, ma è troppo gelida per riuscire a farsi sposare.
Emanuela, studentessa al terzo anno di Architettura, soffre di crisi di panico.
La terza, Sheila, anche lei di Charlotte e compagna di stanza di Lindsay, ha deciso di tornare a casa dalla famiglia quando ha scoperto di essere incinta e di non sapere chi fosse il padre. A Lindsay dispiace per Sheila, ma in fondo è contenta di avere la doppia tutta per sé, e ha cominciato a dipingere una tela che occupa tutta la metà della stanza di Sheila.

Trivia (curiosità e aneddotica che non rientra nelle categorie soprastanti)

Lindsay colleziona gufi: gufi di cera, orologi a gufo, cristalli di Swarowsky raffiguranti gufi, gufi in volo. Statuette di gufi, pupazzi di peluche, Lindsay ha persino un gufo in legno cavo, alto due metri, regalo di Albert. Di ogni gufo ricorda il nome (quello di legno è Totem), coi suoi gufi ha sempre parlato, e quando è venuta a Roma se li è fatti spedire tramite corriere aereo.