Notturni per ipermercato

L'enorme ipermercato sembra appoggiato temporaneamente sulla spianata, come in attesa di essere spostato in un'altra dimensione. Ogni sera, nella tristezza di quel lembo di periferia, i colori del tramonto vanno a sbiadire dietro il cavalcavia che si scorge in lontananza, molto oltre la struttura del centro commerciale. Nello sterminato parcheggio esterno, le macchine degli ultimi clienti scemano a poco a poco. Da lì sotto, le dimensioni dell'edificio rendono impossibile stabilirne la forma: solo da molto lontano si capisce che la struttura è schiacciata, come uno stadio. Dall'interno, indovinare sagoma e grandezza è ancora più difficile: le pareti dei reparti non raggiungono il soffitto e mentre si cammina si scorgono qua e là strutture rialzate e diverse che emergono dai vari settori. Ogni reparto può avere o meno un piano superiore, un'appendice sopraelevata, e la volta invetriata del soffitto sovrasta tutto. Sotto, la ressa quotidiana di prodotti, dipendenti e clienti si sta spegnendo. I ritardatari sciamano verso l'uscita e si accalcano alle poche casse ancora aperte. Solo in quest'ora incerta, dietro l'apparente pulizia, emerge una polvere impalpabile e grigia, annidata negli angoli meno visibili e sugli scaffali più remoti.

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