Notturni per ipermercato

Reparto generi alimentari

Il reparto alimentari, il più tradizionale, si sviluppa lungo un solo piano, in una serie di corridoi paralleli. Confezioni di qualsiasi forma e colore tra le quali ogni tanto spuntano virgole con la parola "offerta" in giallo fluorescente. I banchi dei prodotti freschi emanano profumi delicati. Accanto, i cesti con le confezioni pronte, per chi non vuole aspettare al bancone. Le cassette di frutta e verdura sono sistemate come giardini pensili. Al centro, le bilance, dove, a pesare, ci pensano tre ragazze in uniformi succinte. La salumeria è ellittica e divisa per regioni, con l"angolo gourmet che ospita la degustazione del sabato con abbinamenti di formaggi, salumi e vini. Il forno ha alle pareti addobbi da pizzeria napoletana. Nella pescheria, su letti di ghiaccio tritato, giacciono i pesci, infilzati da cartellini bianchi. La macelleria si estende come un arco che abbraccia tutti gli altri reparti. Le luci dei neon qui paiono più opache e ingiallite e visi degli acquirenti si tingono della medesima coloritura. Le carni sono contrassegnate da cartelli con il disegno dell"animale macellato e le varie parti disponibili all"acquisto. Bovino adulto, vitello, suino, agnello, pollame, tacchino, cavallo, struzzo: divise per nomi di animali di cui non vestono più le sembianze, le vaschette di polistirolo e velina colorano di rosso e bianco le vasche. La confezione famiglia fa concorrenza al delicato drappeggio del carpaccio; la consistenza dell"osso si contrappone ai riccioli del macinato; il rosso vermiglio striato di vene bianche del magro si alterna al rosa chiaro dei suini e a quello ingiallito del pollame.

 

"Che fai? Fossi in te guarderei avanti."

"Sto più ore col sedere su questo affare che sul divano di casa: ormai va da solo, non lo vedi?"

Cosimo faceva zigzagare pericolosamente il veicolo mentre Marcello lo seguiva a piedi.

"Eh? Eh, vedi?"

All"incrocio tra due corridoi tolse le mani dal manubrio e accelerò.

Fece "Oooh, ooo-oooh," agitando spalle e braccia.

"Stai andando storto, andrai a sbattere!"

Marcello faceva fatica a credere che l"uomo che gli guidava davanti si avvicinasse ai sessant"anni. A parte la coloritura rossa del naso e la pancetta, era piuttosto in forma e manteneva ancora parte del fascino che sosteneva aver avuto da ragazzo, in particolare grazie alle spalle larghe e a un sorriso che rivelava denti perfetti.

In notti come quella, normalmente, sarebbero partiti insieme dal settore macelleria per poi prendere direzioni diverse scelte a caso, girando per il reticolo di scaffali finché non avessero raggiunto le casse e chi fosse arrivato per primo avrebbe deciso per entrambi il reparto successivo da controllare.

"Un giretto al fresco?" Cosimo prese a ridacchiare. "Che ne dici testa di gallina? Che poi ancora mi devi spiegare che ti è preso, l"altra sera."

La settimana prima, Cosimo era arrivato alle casse già da un quarto d"ora ma di Marcello non c"era traccia e dalla radio di servizio usciva solo il rumore del motore elettrico del mezzo. Alla fine lo aveva trovato a girare in tondo tra i banchi dei prodotti surgelati con lo sguardo perso nel vuoto.

"Non mi piace il freddo," spiegò Marcello.

Cosimo scoppiò a ridere e rallentò finché l"altro non lo ebbe raggiunto. "Ma che risposta è? Anch"io preferisco sole e mare ma mica cado in trance davanti al pesce congelato..." Il sorriso del collega riusciva a volte a essere contagioso, e strappò una smorfia a Marcello.

"Bravo! E fattela una risata ogni tanto! E poi parla, per favore... Ma a che pensi? Guarda che a stare zitti succedono cose strane. Tipo quando la mia ex moglie mi disse che era incinta! Stavamo a cena e a un certo punto mi fece: saremo in tre, e sorrise. Considera che non sapeva scherzare, sicché mi alzai e uscii. Non feci altro che camminare e pensare. A un certo punto mi ritrovai davanti al negozio di armi, quello che sta lì a... Va bè, tanto non lo conosci. Insomma, ci credi che stavo per fare una cazzata? M"hai capito no che intendo? Guarda che ci avevo pensato veramente."

Marcello non ne poteva più degli aneddoti del collega. Non c"era situazione, pensò, che non avesse vissuto e per la quale non avesse qualcosa da raccontare.

"La mia ragazza non è incinta," disse secco.

"Perché non ce l"hai! E non ce l"hai perché stai sempre zitto."

Cosimo si mise a ridere e avanzò leggermente per sorpassare di nuovo il collega. Tirò fuori la sua bottiglia.

"Non dovresti bere in servizio."

"Aspetta! L'hai sentito questo rumore?"

"Non cambiare discorso!"

"Davvero non hai sentito?"

"No, non ho sentito niente."

Intorno a loro i settori si susseguivano infiniti.

"Ti sei fatto la barba stasera," osservò Marcello.

"Me la faccio sempre, la barba."

"No, te la sei fatta bene. Sotto al mento di solito è tutta a chiazze."

"Guida, che è meglio. E tu allora, perché hai gli occhi a mandorla? Mammina cinesina?"

"Non sono a mandorla, mettiti gli occhiali."

"Vedo quello che mi basta."

"Tranne gli scaffali," disse indicando le ammaccature sul veicolo. Cosimo si distanziò ancora di più per bere e poi si fermò improvvisamente, sbuffando un po" di vino davanti a sé. Marcello inchiodò il suo mezzo quasi andando a sbattere e vide che l"altro aveva il mento sporco di rosso e fissava un punto indefinito.

"Ancora quel rumore. Lo senti? È come un fruscìo."

"La pianti con questa storia? Io non sento niente."

Cosimo ripartì titubante, il collega lo seguiva da presso.

Alcolici...

Pesce...

Frutta e verdura, finalmente, pensò Marcello. Le verdure a cascata sembravano accogliere la loro entrata come spettatori sugli spalti.

"È per Carla," disse Cosimo indicando le bilance disposte al centro del settore. Davanti a loro già si intravedeva il tratto d"arco della macelleria, quasi si sentivano la temperatura più bassa, l"odore della carne, la sensazione che aleggiassero presenze appena sussurrate tra le vasche piene di pezzi di animale.

"Eh? Chi è Carla?"

"La barba. È per Carla, quella che pesa la frutta. Ma ci vieni mai di giorno? Guarda che dovresti, non hai idea delle sventole che girano!"

Marcello non capiva di cosa stesse parlando, ma sentiva che di lì a poco si sarebbe innervosito.

"La vedo stanotte," continuò Cosimo facendogli un occhiolino complice.

"Stanotte? Stanotte qui, intendi?"

Solo due giorni prima, al reparto alimentari non si sa come era entrato un barbone ed era successo un finimondo. Il barbone aveva preso una paella preconfezionata dal banco della gastronomia e l"aveva mangiata con le mani. Dopo il pasto, aveva cercato di che dissetarsi. E aveva trovato whisky, bourbon, pastis, porto, cherry, grappa: un chilometro quadrato di alcol. Aveva preso una bottiglia di Vov e aveva bevuto a canna, con la gioia e la rapidità con cui gli atleti delle pubblicità si scolano gli integratori di sali minerali. L"avevano trovato lì, addormentato tra la puzza di piscia e di Vov. Avevano fatto appena in tempo a cacciarlo e a ripulire prima dell'alba.

Marcello frenò di colpo e scese dal veicolo.

"Hai davvero dato appuntamento a una donna qua dentro?"

"Ci lavora, qua dentro."

"Si, ma di giorno. Guarda che non puoi fare sempre come ti pare. Se ci beccano ci licenziano."

"Ci? No, forse hai capito male, mi dispiace ma non è una cosa a tre. E comunque, io tra meno di un"ora ho appuntamento con lei all"entrata."

"Ti scopriranno. E penseranno che ti coprivo."

"Il tuo problema è che non chiavi, testa di gallina. Se ti trovassi qualcuna, ma pure una puttana, metteresti in funzione l"uccello e il sangue alla testa ti ci arriverebbe di meno... Chi vuoi che ci scopra, che siamo noi i guardiani! Se proprio stai in paranoia puoi far sparire la registrazione di stanotte."

Marcello cominciava a scaldarsi: già si vedeva di nuovo davanti ai fornelli di un fast-food. Ormai erano arrivati nel settore macelleria.

"A me serve questo lavoro, Cosimo. Magari per te non ha importanza ma io ne ho bisogno!"

"Che credi, che la faccio per passatempo, la guardia?"

Cosimo si interruppe, fece segno con l"indice di tacere e stette fermo con la testa inclinata da un lato, gli occhi verso l"alto, come per ascoltare qualcosa.

"Hai sentito, stavolta?" Chiese a bassa voce.

"Ancora con questa storia?"

"Guarda che non scherzo. Ho sentito davvero un rumore, sono quasi sicuro che veniva da laggiù," disse indicando un punto imprecisato tra i banconi della carne.

"Io non sento niente."

"Era come un fruscio."

"Bevi meno, così la smetti di avere allucinazioni."

"Se ti dico che l"ho sentito, vuol dire che c"era."

"No, vuol dire che sei vecchio, alticcio e oltre a non vederci più cominci anche a sentirci male."

Marcello corse verso un bancone a caso tra quelli indicati da Cosimo.

"Dov"era? Qui? Non c"è niente. Sei contento adesso?"

"Ho detto che ho sentito un rumore."

"E io ti ho detto che non ho sentito un bel nulla! Forse da sbronzo riesci a sentire il rumore della tua stupidità!"

"Se continui così va a finire male..."

Marcello non rispose.

"...Ma no, certo, è che tu devi fare la figura di quello intelligente, che sta parcheggiato qui per sbaglio, che adesso ci fa vedere a tutti. Ma quando servi, non ci sei mai. Anzi, non servi a un cazzo! Pure tua madre lo sa, anche se continua con le sue telefonate: Marcello vieni qua, Marcello riparami questo, comprami quello..!"

Il telefonino di Marcello squillò.

"Rispondi, che è lei."

"Vaffanculo. Pronto? Ma', sì ma', guarda che devi chiamare il tecnico… È l"antenna… Sicuro che è l"antenna… Ma non dormi che sono le tre? Lo so… Te li prendo in farmacia quando stacco…"

Marcello riattaccò con le mascelle contratte. Dopo un silenzio penoso, afferrò il thermos di Cosimo. Fu certamente un raptus, perché Marcello la conosceva bene la regola: toccami tutto ma non il thermos del caffè. E, corollario, mai aprire la busta con i panini e il vino prima del momento del pasto. Il resto, puoi fare tutto.

"Mia madre la devi lasciare stare!" Urlò. "Capito?" e scagliò contro il pavimento il thermos, che si aprì, versando tutto il caffè sull'impiantito.

Lo schiaffo fu talmente veloce che Marcello non fece in tempo a vederlo arrivare. Incredulo, non sapeva se rispondere o mettersi a piangere. Cosimo era forse rimasto ancora più colpito dal suo gesto di quanto non lo fosse Marcello, e aveva già portato le mani avanti in segno di scusa ma se lo era ritrovato addosso, sbraitante, con il pugno pronto a colpire. Lo schivò per tempo spingendolo di riflesso contro un bancone. Marcello si ritrovò con la faccia tra le confezioni di macinato. Ne prese una per ogni mano e si voltò di scatto lanciando la prima in direzione di Cosimo, che si piegò per evitarla. Contemporaneamente, approfittando del vantaggio, gli si gettò addosso, gli circondò il collo col braccio sinistro e lo colpì in pieno sul viso con l"altra confezione. Il polistirolo si spezzò nell"impatto e il macinato si sparse ovunque, sul pavimento e sul viso di Cosimo. Quest"ultimo riuscì a liberarsi facilmente dalla stretta, si ripulì dai pezzetti di carne e fissò Marcello:

"Ti stavo chiedendo scusa."

"Mi hai dato uno schiaffo, io ti ho solo rovesciato il caffè!"

"Se non la smetti te ne arriva un altro."

Marcello s"irrigidì e prese in mano alcune delle polpette che erano lì a disposizione sul bancale; a tenerle nel palmo sembravano come le bombe che si fanno con la sabbia bagnata. Quattro polpette colpirono Cosimo tra il collo e il fianco, ma lui restò impassibile. Tre lo mancarono. Una finì contro il veicolo: il panino con dentro la frittata cadde e si inzuppò completamente di caffè.

"Eh no..."

Dal bancone accanto, Cosimo armeggiò con una scatola ed estrasse dall"involucro uno spiedino gigantesco. Il rosso acceso dei peperoni spiccava in mezzo ai tocchetti di maiale e manzo. Dietro di sé, Marcello aveva il banco frigo delle bistecche.

"Mi sa che ti salta la seratina galante, vecchietto."

"Io di seratine ne ho quante ne voglio. Non sono mica vergine come te. Dì, sei vergine?"

"Non ti riguarda."

"No, forse sei solo una checca isterica..."

Una fiorentina da un chilo e seicento. Il rumore dell"osso sullo zigomo. Cosimo fece un balzo in avanti di rimando, afferrò la coscia destra di Marcello e ci piantò lo spiedino. Marcello urlò e prese ad agitarsi mentre con l"altra gamba scalciava alla cieca Cosimo, che perse l"equilibrio e cadde all"indietro. Senza perdere tempo, Marcello afferrò un"altra bistecca. Cosimo aveva provato a rialzarsi, ma i pezzi di macinato schiacciati sul pavimento lo avevano fatto scivolare ancora. Tentò di allontanarsi muovendosi sui gomiti, ma Marcello lo afferrò da dietro e gli si sedette sopra. Quello riuscì a voltarsi, ma solo per rimanere incastrato tra le gambe del collega, che prese a schiaffeggiarlo con il pesante pezzo di carne. Nonostante la posizione di vantaggio, però, Marcello era troppo leggero in confronto a Cosimo che tra un colpo e l"altro riuscì a liberare un braccio. Si ritrovò in mano una collana di salsicce, che pendeva dalla parete dietro al bancone. Rapido, la fece passare attorno al collo di Marcello. Un paio di giri, poi strinse bene e tese il braccio. Approfittando dello stupore del ragazzo riuscì a prendere una salsiccia in bocca e tirò coi denti dalla parte opposta. Marcello portò le mani al collo e tentò di liberarsi ma più affondava le mani nella carne rossastra, più lo spago gli stringeva il collo in una morsa sempre più intensa. Con gli occhi ormai rovesciati riprese a colpire disperatamente Cosimo in faccia con la bistecca.

Il pavimento e le loro divise si colorarono di rosso, di sangue e grasso calpestato tra gli insulti. Un lamento acuto pose fine alla stretta e Marcello poté liberarsi dal collare di carne e rialzarsi tra i conati. Forse ci sono andato un po" pesante coi colpi finali, pensò, vedendo che il rivale si era rannicchiato e singhiozzava. Dopo qualche secondo di silenzio, la voce di Cosimo arrivò bassa e amplificata attraverso le mani ancora strette attorno a naso e bocca. Tirava su col naso e rideva.

"Che dici, testa di gallina… Facciamo in tempo a ripulire?"

"Ce la dobbiamo fare, o ci licenziano," constatò l'altro con un sorriso.

"Se ci licenziano ci troviamo un altro lavoro."

"Parla per te."

"Se mi hai rotto il naso comincia a scappare."

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