Notturni per ipermercato

Reparto bricolage

Il reparto si ramifica da uno spiazzo centrale in un labirinto di vialetti e sentieri. L"odore di legno, colla, stucco e polvere avvolge tutto il settore. Gli articoli si innalzano in secondi e terzi livelli a cui si accede tramite rumorose scale in ferro. Le pareti degli scaffali svettano così verso l'altissima volta dell'ipermercato, e i raggi del sole che la attraversano si segmentano in parallelepipedi di luce o in finissimi fasci, a seconda del modo in cui riescono a farsi strada attraverso la rete di scale e grate delle impalcature. I commessi, attraverso dei telecomandi, trasmettono i codici dei prodotti a una centralina che provvede a prelevarli dalle scaffalature e a trasportarli alla zona d"acquisto. Per questo, tra un settore e l"altro, guardando in alto, si può osservare un sistema di binari che collega le pareti di scaffali tra di loro e che crea un vero e proprio traffico di merce sopra le teste dei visitatori. Le persone che si aggirano tra gli scaffali hanno l"aria concentrata e perplessa allo stesso tempo: vagano con lo sguardo, meditando su quello che deve o può essere utile. Per costruire casa, cambiarla, rinnovarla o ricostruirla daccapo, riempirla di drappi e carta fiorita e soprammobili intagliati; o per trasformare un metro di terra arida in giardino, con dondolo, gazebo, fontanella e fiori: delicato e ameno infatti, il settore giardinaggio in fondo al reparto è una piccola natura artificiale, con la sua serra, i modelli di giardini famosi in esposizione e gli esperti di giardinaggio a disposizione.

 

In un viottolo oscuro popolato da lampioncini di ghisa, pinze di varie dimensioni, parascintille e soffietti a fisarmonica, giaceva rannicchiata una figura. La testa arrangiata su un sacco di carbonella, accovacciato sul linoleum verde, Marcello dormiva. Sognava all'ombra degli scaffali e dei binari sospesi, respirando lentamente e in modo regolare.

Il bosco era verde smeraldo e il sole che filtrava tra i rami dei castagni sembrava una cascata. Marcello alzava lo sguardo e sentiva gli occhi riempirsi di riflessi e di giochi di chiaroscuri. Un attimo dopo era in strada. Era riuscito a vedere sé stesso da davanti e alle sue spalle c"era l"ipermercato, immenso e imponente, mentre lui si allontanava sul suo veicolo. Il cielo era senza nuvole ma di un colore rosato. Prevedibilmente, la strada asfaltata terminava a poca distanza, e cominciava una distesa di sabbia. Con sé aveva anche una coperta di lana, ma non riusciva a ricordare chi gliel'avesse data. Lì vicino cadde qualcosa e rimbalzò sulla sabbia. Dalla gola tentò di risalire un mugolio. Marcello cercò di ascoltare meglio. Di nuovo cadde qualcosa e risuonò un timbro metallico. Tentò di avvolgersi nella coperta, ma qualcosa stava andando storto: per quanti sforzi facesse gli scivolava sempre via. Marcello ebbe come un formicolio alle tempie e si svegliò di soprassalto. Alzò la testa mentre sentiva il cuore battergli forte, e rimase immobile qualche secondo a cercare di ricordare dove fosse.

Poco più in là stava Cosimo, che si stava divertendo a centrarlo con dei bulloni.

Marcello annaspò nel vuoto ed ebbe un capogiro. Cosimo lo centrò sul capo con un bullone lanciato a colombella.

"Ahi!"

"Sveglia!"

"Ho dormito molto?"

"Un'oretta. Dai, accompagnami a fare un giro."

 

"Perché non vi incontrate, voi due?"

"Con tua figlia? Se ha preso da te, neanche morto."

"Ti piacerebbe, invece. E forse le piaceresti anche tu. Dimmi una cosa, però: ma davvero non sei mai stato con una donna?"

"Basta! Ma che vuoi?"

"È che non ti capisco. Non c"è niente di meglio del calore di una donna, la notte."

"Perché, tu quando torni a casa ne trovi una?"

"Appunto. Dai retta a me che ne ho passate tante, alla fine quello che conta è non restare soli."

"In questo momento sarebbe solo un"altra responsabilità."

"Sembri un novantenne, troppo stanco anche per alzarsi da letto."

"Di sicuro, quando mi alzo per venire qui, rimarrei volentieri sotto le coperte."

"E invece non è male come lavoro."

"Mettila come vuoi, Cosimo, tanto lo so che fa schifo anche a te."

"No. Non mi fa così schifo. Solo tu mi fai schifo... Che, ti sei offeso? Dai, che scherzavo! Vedi, a stare sempre solo diventi pure permaloso!"

"Non c'è bisogno che metti il dito nella piaga."

"Non fanno tutti così? Tutti pronti a indicare col dito i problemi degli altri. E se capita, a godersi lo spettacolo di una vita che si smaglia davanti ai loro occhi."

"Davvero. Dovevi vedere quando morì mio padre che processione di stronzi alla nostra porta. Tutti lì a guardarci mentre andavamo in pezzi."

"Non fidarti mai di chi sembra gentile. Devi fregarli tu prima che siano loro a fotterti."

"Ma fottere chi, Cosimo? Ma ti sei visto? Siamo in fondo a qualunque scala sociale. Chi vuoi che freghi... Nemmeno sono riuscito ad usare il famoso 20% di sconto dei dipendenti!"

"Neppure io, per forza! Mica lo mettono sulla spesa normale: devi comprare minimo duemila euro di roba. Figurati se qualcuno dei disperati che lavora qui dentro può permettersi di spendere quella cifra, così."

"Forse è quasi meglio lavorare di notte, sai? Non resisterei a passare le giornate vedendo la gente che sceglie i televisori al plasma, i campi di minigolf, i barbecue. È meglio vivere così, a guardia del mostro addormentato, che esserne mangiati quando si sveglia... Respirando l"energia malata che si accumula di giorno e che di notte fuoriesce..."

"Energia malata? Ma che dici?"

"È come se tutto fosse illuminato a giorno nella mia testa, dopo anni di buio. Quanta polvere ho fatto accumulare nel cervello! Idee malsane, cresciute storte, aggrovigliate in mezzo ai miei deliri..."

"Pensa a me allora! Intrappolato in un lavoro di merda a sentire le tue fregnacce! Sai che ti dico? Ora ci sediamo qui e ci fumiamo una bella sigaretta."

 

"Dammene un"altra, va', che le ho finite."

"Ma l'hai appena spenta."

"Quando sono nervoso faccio così. Vedi… Credo che lascerò il lavoro."

"Sul serio?"

"Sì. Fammi accendere."

"No, adesso aspetti, accendi dopo. Hai appena iniziato, è un lavoro come un altro. E poi, mi lasci così, a inizio stagione?"

"Primo, è già un anno. Secondo, che mi frega della stagione! Appena ho messo piede sulla soglia, ho avuto l"impressione di esserci stato da sempre, qui."

"Vuol dire che è il posto per te!"

"Sono serio. Per favore."

"Dài, spiegati."

"C"è poco da spiegare. Questo posto è strano."

"Più di te? Datti tempo. Ognuno reagisce a modo suo in un posto così. E poi l"hai detto tu che cercavi un lavoro tranquillo."

"E degli altri allora, che mi dici? Tu sei qui da quando hanno aperto, no? In quanti hanno retto?"

"Ma che ne sai... Ognuno avrà avuto i suoi motivi per andarsene..."

"Ti sarai fatto un"idea di questo posto! Fa venire... Dei colpi. È come una città. E noi siamo i guardiani della città. Può succedere di tutto. Io non so come fai a resistere."

"Ma se non succede mai nulla! È un lavoro: fallo, e torna a casa."

"Fammi accendere, non ne posso più."

"Dico sul serio, devi stare tranquillo. Sarà che a me in fondo non dispiace. È quasi una seconda casa."

"Prima hai detto 'datti tempo', ma non ti sembra di essere sempre uguale? Io mi sento così. Fermo, immobile, da un anno."

"Non è così male come lavoro, su questo non puoi ribattere. Nessuna fatica. Lo potrebbe fare anche un morto."

"Ecco. Più giro tra gli scaffali, più ho la sensazione che tutto sia morto. I rumori poi... C"è sempre un brusìo di sottofondo. Sembra quasi l"eco delle voci diurne. I fantasmi della giornata. E questa cosa poi... Ti rendi conto che nessuno mai ci ha ripreso per qualcosa, in tutto questo tempo?"

"Tipo?"

"Non so prima, ma da quando sono qui nessuno si è mai lamentato di come facciamo il nostro lavoro, quando dovremmo avere come minimo un richiamo al giorno."

"Sei un paranoico."

"Ti faccio un"altra domanda, allora: che ti è capitato di nuovo ultimamente?"

"Vediamo... L'assegno, qualche giorno... Qualche settimana fa."

"No, non qui. Fuori."

"Fuori? Che vuoi che mi capiti? Sto a casa, e il sabato vado a trovare mia figlia."

"Quando non sei qui, quindi, non fai nulla."

"Dove vuoi arrivare?"

"Dimmi cosa è cambiato intorno a te da quando sei qui. Le persone che conosci, ad esempio, come stanno? La tipa dell"alimentari, avanti! Com"era il nome, Carla? Forza, dimmi come va con Carla."

"E tu allora? Che fai di così eccitante il giorno?"

"Lo vuoi sapere, Cosimo? Non lo so. Non so dirti che mi capita fuori di qui perché non so più immaginarmi niente oltre quel parcheggio. Qua dentro mi capita di essere felice, di piangere, di provare paure terribili. Insomma, tutto quello che mi è successo nell"arco di trent"anni adesso mi succede solo qui."

"Vuoi andartene perché stai dando di matto? Vai! Però, di sicuro, se te ne andassi, un po' mi mancheresti."

"Ho paura che se non mi stacco ora non mi staccherò più."

"Vieni, ti porto a vedere una cosa."

"Cosa?"

"Che palle che sei. Vieni e vedrai."

 

"Ecco. C"eri mai stato fin qui?"

"No."

"Riesci a vedere la fine? Intendo il muro che chiude tutto, dopo la terra e le ruspe."

"Veramente no."

"Eh no. Neanch"io infatti."

"Ma com"è possibile? Da fuori si vede benissimo che la volta è chiusa."

"Certo che è chiusa. Solo che da qui non puoi vederne la fine."

"Stanno costruendo ancora."

"Sempre."

"Ma cosa?"

"Non lo so, ma pensavo che ti avrebbe fatto piacere vederlo."

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