Rango: PROTAGONISTA
John Jerome Rose, quarant’anni, è il direttore amministrativo della Carolina Packaging, un’azienda di Charlotte (NC) che produce scatole di cartone. L’azienda appartiene al suocero, Ernest Goodbowers. Ha una moglie, Eveline, e una figlia, Lindsay.
Descrizione fisica.
1,85 per 90 kg. Bei lineamenti, delicati, capelli castani, lucidi e ben ordinati su un lato, occhi chiari, innocenti, gli occhi di un bambino.
Mani grandi e belle, piene di contegno, con le dita molto lunghe. Spalle larghe, gambe solide, petto glabro.
John è stranamente ingombrante, si muove goffamente. Osservandolo mentre cammina tra la folla e gli oggetti si direbbe che si stia impegnando moltissimo per cercare di non toccare niente e nessuno. Si spende in pochi sorrisi e nessuna smorfia. Respira lentamente e profondamente.
John si veste in modo estremamente sobrio: non di rado lo si può vedere gironzolare per i grandi spazi della Carolina Packaging con semplici pantaloni di velluto grigio, uniti a una vecchia giacca o a un golf scuro consumato all'altezza dei gomiti.
Nei giorni di pioggia le tempie gli pulsano in modo vistoso.
Biografia.
John Jerome Rose nasce nel 1952 in un piccolo paese del New Jersey.
Fino ai diciotto anni vive una vita molto ordinaria, scossa solamente da qualche problema finanziario, specialmente dopo la morte del padre (1966). Ad ogni modo la famiglia Rose non se la passava poi così male come dicevano quelli del piano di sopra. Il cibo era sempre abbondante, anche se talvolta la mamma lo cuoceva troppo.
Pur senza essere particolarmente acuto, John è sempre stato uno studente brillante, e ha potuto laurearsi in giurisprudenza grazie a una borsa di studio. Ha iniziato a esercitare la professione a 24 anni in uno studio di New York.
Prima di conoscere Eveline, è stato sposato con Allie, cameriera in un bar di Brooklyn dove faceva il lavapiatti mentre studiava.
Arriva a Charlotte nel 1978 inciampando sulla sua stessa fuga da New York, la radio che suona Guaglione di Perez Prado. A New York ha lasciato debiti sparsi ovunque come i cocci, una ex-moglie giovane e già esaurita e una madre insepolta a rigirarglisi nella coscienza.
Inizia a lavorare in uno studio legale di Charlotte come assistente; pochi mesi dopo, a una festa del titolare dello studio legale, conosce conosce Eveline, la quale, contro ogni logica, s’innamora di lui. Si sposano due anni dopo.
Nel 1984 nasce Lindsay e, dopo infruttuose ricerche di un lavoro migliore, cede alle pressioni del suocero - “come fai a mantenere una famiglia con quei quattro soldi che guadagni?” – e a quelle più velate della moglie, ed entra nella Carolina Packaging come assistente del direttore amministrativo. Nel 1988 viene promosso a direttore amministrativo non per meriti ma per la morte del suo predecessore.
Tratti psicologici.
Serio, apparentemente tranquillo, John J. Rose nasconde un’indole fortemente inquieta.
Teme l’abbandono più di qualsiasi altra cosa e per questo è assai reticente nell’esprimere le proprie opinioni, come se temesse di essere lasciato solo nel caso queste non fossero apprezzate.
Dal padre, rappresentante di medicinali nella provincia francofona del Quebec, John ha preso l'attitudine alla drammatizzazione delle banalità e il continuo fasciarsi la testa per cose assolutamente rimediabili.
E’ intelligente, ma meno di Eveline, ed ha, a differenza della moglie, una bassa autostima. Subisce il decisionismo della moglie e del suocero. Ha una forma di dipendenza, amore tramutato in affetto, rabbia, complesso di inferiorità, stima, orgoglio, attrazione e repulsione per Eveline.
Dal 1986 ha una leggera ansia che è andata aumentando fino a diventare preoccupante. Sarebbe una persona mediamente ordinata ma a contatto con la maniacalità della moglie ha sviluppato una sorta di rigetto che lo porta a lasciare i pantaloni per terra, mettere fuori posto i vestiti, sporcare lo specchio del bagno e non pulirlo.
John è insicuro e non si fida dei suoi stessi giudizi: prima di farsi carico di un’idea ha bisogno di vagliarla in lungo e in largo. Se talvolta questa sua caratteristica lo porta ad avere una visione delle cose profonda e complessa, più spesso capita semplicemente che lui capisca cosa è accaduto troppo tardi per poter dire o fare qualcosa di intelligente. Per lo stesso motivo, non riesce a riconoscere il ridicolo: ha bisogno di tempo per vedere il grottesco e il comico di certe situazioni. Suo suocero, ad esempio, ha su di lui uno strano ascendente: John è affascinato dal suo potere, da certi suoi silenzi carichi di pathos, eppure, oscuramente, intuisce che non tutto torna: che quella maschera ha qualcosa che non funziona e che forse si potrebbe legittimamente spernacchiarla. Ovviamente John non si autorizzerebbe mai a pensare: “Mio dio, che pallone gonfiato, che assurdo pezzo di merda che è mio suocero,” quindi è condannato ad un eterno lavorio interno per salvare le apparenze. John deve aver letto da qualche parte che quando Leibniz incontrò Spinoza, quest’ultimo, dopo il colloquio, disse ai suoi amici qualcosa di molto vicino a “Che razza di scemo quel tedesco..”. Non volendo ripetere l’errore (non avendone la forza), John è condannato a vivere in un mondo complicatissimo in cui dietro ogni imbecille potrebbe nascondersi un Leibniz e dietro ogni rompipalle un’anima nobile e delicata. John odia questo suo modo di essere, capisce quanto questa sua timidezza intellettuale lo limiti e ciò lo porta talvolta ad essere impulsivo o a reagire con ira alle situazioni che non riesce a dominare.
John J. Rose adora sua figlia e la sente come l’unica parte della famiglia che veramente gli appartiene: Eveline, nella sua perfezione immobile, è sempre un po’ lontana e spaventosa; Lindsay, invece, coi suoi difetti, tutti presi da lui, è rassicurante e rilassante.
E’ molto affettuoso con le seguenti categorie sociali: figli, mogli, operai, impiegati delle poste, assistenti di volo e controllori di treno. E’ un democratico convinto e non manca mai di parlare male dei repubblicani.
Altre specificità. (passioni, fisse, modi di fare, etc.)
Spegne quel che resta delle sigarette con la pazienza e l'attenzione che si tributa a un rito: tiene il mozzicone senza filtro ancora bollente tra il pollice e il dito medio della mano destra, porta al centro del posacenere il cilindro di carta e cenere, perfettamente in verticale, un camino a testa in giù. Schiaccia la punta incandescente dietro all'ultima lingua di fumo che gli scende lenta dalle labbra.
Nei momenti d’incertezza assume un’espressione stupida fatta di uno sguardo fisso con l’occhio pallato e le labbra leggermente contratte.
Trivia
Dopo la prima cena coi signori Goodbowers, John ha vomitato l’anima per la tensione e ha deciso di non vedere Eveline mai più. 5 mesi dopo convolavano a nozze.
Ogni volta che qualcuno gli dice: “Come sei fortunato: hai una moglie perfetta,” cosa che capita spessissimo, prova un profondo fastidio.